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Energie alternative

Energie alternative (71)

Una parte della ricerca scientifica continua a puntare sull’idea di produrre energia potenzialmente illimitata con il plasma in futuri reattori, di cui però, al momento, non s’intravede alcuna prospettiva concreta. Spieghiamo in sintesi cos’è questa tecnologia sperimentale e quali sono i suoi principali punti critici.

Produrre energia potenzialmente illimitata, a zero emissioni di anidride carbonica, senza scorie radioattive, competitiva con le altre fonti di generazione elettrica: chi azzarda una scommessa sulla fusione nucleare pensa che questi risultati siano raggiungibili, anche se la ricerca scientifica è ancora allo stadio sperimentale.

Qualche giorno fa due notizie che riguardano la fusione nucleare hanno avuto una certa risonanza sulla stampa italiana ed estera.

La prima è che l’Enea sta per decidere in quale regione italiana ospitare il laboratorio che svilupperà il progetto DTT (Divertor Tokamak Test), che a sua volta rientra nel programma ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor).

Intanto il Massachusetts Institute of Technology (MIT) – ecco la seconda notizia – in collaborazione con la neonata società Commonwealth Fusion Systems, che ha attirato anche un investimento pari a 50 milioni di euro da parte di Eni, lavorerà a un prototipo di reattore a fusione, chiamato SPARC, che potrebbe essere operativo tra una quindicina d’anni.

Questo tipo di esperimenti ha qualche prospettiva realistica?

Le ricerche dell’Enea

“Il nostro obiettivo è dimostrare che la fusione nucleare può essere utilizzata per produrre energia sostenibile a costi competitivi”, spiega a QualEnergia.it Aldo Pizzuto, responsabile del dipartimento dell’Enea che si occupa di fusione e sicurezza nucleare.

Tuttavia, prima di arrivare al traguardo, rappresentato da una centrale elettrica a fusione di taglia commerciale, c’è ancora moltissima strada davanti a noi e con tanti problemi tecnici disseminati lungo il percorso, che sembrano veramente difficili da risolvere.

Il processo di fusione, in sintesi, prevede l’interazione di due nuclei di idrogeno, deuterio e trizio, avvicinandoli così tanto da superare la loro repulsione elettrica. Questi nuclei, chiarisce Pizzuto, “vanno scaldati a oltre cento milioni di gradicentigradi, portandoli così allo stato di plasma, in cui gli elettroni si sono completamente separati dai rispettivi nuclei”.

Per contenere il plasma, prosegue il ricercatore, bisogna costruire delle “bottiglie magnetiche” con dei materiali superconduttori, in grado di “tenere insieme” il plasma in sospensione, senza farlo entrare in contatto con le pareti del cilindro (che altrimenti fonderebbero), controllando l’enorme potenza termica che via via si sviluppa e amplifica al suo interno.

Ed è proprio questo lo scopo del progetto DTT: “Sarà un simulatore di un reattore”, spiega ancora l’esperto dell’Enea, “quindi avrà tutte le caratteristiche funzionali di un reattore, ma non produrrà energia elettrica”.

La scommessa della fusione avrà successo, secondo Pizzuto, se gli scienziati riusciranno a garantire un guadagno energetico superiore ad almeno un fattore trenta. Come primo passo, il reattore ITER, “in fase avanzata di costruzione a Cadarache in Francia, aggiunge Pizzuto, avrà un guadagno pari a dieci, con 50 MW di energia in ingresso e 500 MW di energia in uscita”.

In sostanza, i risultati di ITER e DTT serviranno a determinare la fattibilità tecnica e la sostenibilità economica di un impianto commerciale.

Una delle tecniche impiegate per innescare la fusione è la radiofrequenza: semplificando molto, parliamo di microonde che scaldano il plasma, interagendo con gli elettroni o gli ioni.

La sfida è molto complessa anche per accertare la competitività economica di un futuro reattore a fusione nucleare, che dovrà avere un costo d’investimento “sostenibile” in confronto alle tecnologie concorrenti di generazione elettrica.

Ecco perché una buona parte della ricerca si sta concentrando anche sui magneti superconduttori, testando materiali in grado di generare dei campi magnetici molto potenti, ma a costi inferiori rispetto a oggi.

I tempi? Il reattore dimostrativo, termina Pizzuto, è previsto per la metà di questo secolo, quindi intorno al 2050. Nel frattempo, per realizzare il progetto DTT, l’investimento complessivo sarà nell’ordine di 500 milioni di euro.

Tante, troppe incertezze

In un recente contributo sul Bulletin of the Atomic Scientists, un ex ricercatore del Princeton Plasma Physics Lab, Daniel Jassby (vedi qui l’articolo completo) ha riassunto e illustrato i principali punti critici della fusione, con un riferimento specifico al progetto ITER.

In particolare, scrive Jassby, il guadagno energetico “promesso” dal consorzio che sta sviluppando l’impianto – output di 500 MW a fronte di 50 MW in ingresso – è fuorviante, perché questi 50 MW riguardano solo la potenza termica iniettata nel plasma, mentre l’energia complessivamente spesa per alimentare il reattore sarebbe molto più elevata, nell’ordine di circa 300 MW elettrici.

Poi è bene precisare, ancora una volta, che ITER non è stato progettato per utilizzare la potenza della fusione per produrre energia elettrica. L’immenso calore, infatti, sarà catturato e disperso nell’atmosfera grazie alle torri di raffreddamento.

Tra le incognite più evidenti, spiega a QualEnergia.it Alex Sorokin, ex progettista di centrali nucleari e ora consulente energetico internazionale, c’è il tema dei costi.

“Non s’intravede la possibilità che la fusione possa diventare più economica delle fonti rinnovabili, che già oggi, in molti casi, costano meno dei combustibili fossili e in futuro saranno ancora più competitive”.

Inoltre, “nessuno ha idea di come realizzare impianti a fusione a livello industriale e di quanto bisognerà investire, in totale, per costruire anche un solo reattore di grandi dimensioni”.

Il punto, in definitiva, è che si rischia di spendere un fiume di denaro inseguendo il miraggio dell’energia pulita potenzialmente inesauribile, che però guardando più da vicino rivela tanti dubbi e tante incertezze sui risultati che si potranno effettivamente ottenere.

Lapidario il giudizio di Greenpeace Italia: parlare di fusione nucleare “è una perdita di tempo”, ha commentato a QualEnergia.it il suo direttore esecutivo, Giuseppe Onufrio.

La strada vincente, riassume quindi Sorokin, è puntare sulle energie rinnovabili con sistemi di accumulo, tecnologie collaudate e disponibili, a zero emissioni inquinanti, con costi in continua discesa e ottime prospettive di crescita in tutto il mondo, evitando di disperdere miliardi di euro e senza dover aspettare il 2050 o anche oltre.

La competitività economica di solare ed eolico rispetto al petrolio è diventata così evidente da spingere perfino i principali produttori di petrolio al mondo, come l’Arabia Saudita, a puntare sulle rinnovabili.

L’Arabia Saudita, paese petrolifero per eccellenza che ha costruito le sue ricchezze sui giacimenti fossili, sta cercando di indirizzare il suo business su un’altra fonte di energia, il sole.

Sotto la guida del principe Mohammed bin Salman, il Paese sta cercando di diversificare la sua economia e stimolare la crescita, puntando sulle fonti rinnovabili. Il governo saudita vuole non solo rimodellare il suo mix energetico nazionale, ma emergere come forza a livello globale nel settore dell’energia pulita. Una strategia che ha avuto i suoi oppositori interni nel paese, ma che finalmente sta prevalendo.

Solare a concentrazione arabia saudita

Il solare a concentrazione sarà una delle tecnologie utilizzate nei piani di sviluppo del solare in Arabia Saudita.

LEGGI TUTTO L'ARTICOLO di CECILIA BERGAMASCO si Lifegate.it

La rivista di finanza Barron's ha pubblicato la classifica delle cento imprese statunitensi più sostenibili dal punto di vista sociale e ambientale.

Barron’s, lo storico settimanale che analizza il panorama finanziario statunitense, ha pubblicato per la prima volta una classifica delle cento imprese più sostenibili degli Stati Uniti. L’iniziativa è perfettamente in sintonia con la linea editoriale della rivista che da sempre punta ad informare i propri lettori sulle tematiche che interessano gli investitori e la sostenibilità e la responsabilità sociale di impresa sono indubbiamente tra queste.

Installazione di pannelli fotovoltaici

Tra i criteri valutati per stilare la classifica ci sono la riduzione delle emissioni inquinanti e l’utilizzo di energie rinnovabili © Kevin Frayer/Getty Images

LEGGI TUTTO L'ARTICOLO di LORENZO BRENNA su Lifegate.it

Il rapporto tra desertificazione e cibo, cambiamenti climatici, migrazioni e lavoro nell'intervista alla vicesegretaria generale delle Nazioni Unite e segretaria dell'Unccd Monique Barbut.

Monique Barbut è vicesegretaria generale delle Nazioni Unite (Onu) e segretaria esecutiva della United Nations Convention to Combat Desertification (Unccd), l’agenzia Onu che si occupa della lotta alla desertificazione. La sua è una battaglia complessa, contro un fenomeno – quello della degradazione del suolo – che non sempre riempie le prime pagine dei giornali. Ma che ha, in realtà, un grande impatto sull’ambiente, sul clima e sulle comunità locali.

LEGGI TUTTO L'ARTICOLO di ANDREA BAROLINI su WWW.lifegate.it

Le news della settimana

 
Rinnovabili ed efficienza al 35 per cento, decisione storica del Parlamento europeo
Il Parlamento europeo ha votato per aumentare il target dell’efficienza energetica al 35 per cento. Sempre 35 per cento dovrà essere la quota rinnovabile sul consumo totale di energia, mentre al 12 per cento è fissata la quota di energia da fonti rinnovabili nei trasporti. Gli obiettivi dovranno essere raggiunti entro il 2030.
 
 
 
Fotovoltaico, 94mila nuovi posti di lavoro in Europa in 4 anni
Nel 2016, il settore fotovoltaico nell’Unione Europea a 28 ha dato lavoro a più di 81 mila dipendenti equivalenti a tempo pieno e ha generato un valore aggiunto pari a oltre 4.600 milioni di euro. Questo nonostante il settore sia stato messo alla prova in termini di capacità installata e fatturato a partire dal biennio 2011-12, data in cui si è iniziato a registrare un calo della nuova potenza installata rispetto agli anni del boom. È quanto attesta il nuovo report “Solar PV Jobs & Value Added in Europe” pubblicato dalla SolarPower Europe Association.
 
 
 
Per lo sviluppo delle rinnovabili, bisogna puntare sulle batterie
Il mercato dello stoccaggio di energia, le batterie, aumenterà di sei volte tra 2016 e 2030, arrivando a 125 gigawatt, pari a 305 gigawattora. Le previsioni sono di Bloomberg New Energy Finance che, nel suo rapporto "Energy storage forecast 2017-2030", parla di un investimento nel settore di 103 miliardi di dollari (86,5 miliardi di euro) da qui al 2030. Saranno otto i paesi che guideranno l’evoluzione del mercato: Australia, Cina, Germania, India, Giappone, Corea del Sud, Usa e Regno Unito dove verrà installato il 70 per cento della capacità.
 
L'infografica della settimana
 
L’inversione di rotta nelle emissioni inizia dalle aziende top
 
Alcune delle più grandi aziende americane sono anche quelle che guidano la carica verso un futuro più sostenibile. L’infografica di Nicolas Rapp della rivista “Fortune” utilizza alcuni dati per visualizzare le emissioni di CO2 salvate grazie a 56 delle prime 100 aziende indicate dalla stessa “Fortune”. Nel grafico, i risparmi di CO2 di ciascuna azienda sono rappresentati da una massa equivalente di carbone non bruciato.
 
Il video della settimana
 
Perché in America i posti di lavoro nel solare sono il doppio di quelli nel carbone
In America, l’ultimo decennio ha conosciuto una rivoluzione nei sistemi solari residenziali. Pannelli solari economici e opzioni di finanziamento creative hanno portato ad un massiccio aumento degli impianti solari: un aumento che sta guidando un boom dell’occupazione.

Eolico offshore, record europeo di produzione giornaliera | QualEnergia.it

Dato record quello della produzione eolica offshore dell'11 settembre 2017 in Europa: 251 GWh. Una giornata comunque molto positiva per la generazione elettrica dal vento nel suo complesso: 1,6 miliardi di chilowattora, pari al 19,8% della domanda dell’UE28. Ma resta alta la variabilità della produzione.
 
Eolico offshore, record europeo di produzione giornaliera | QualEnergia.it

La produzione quotidiana di energia eolica in Europa, come si sa, soffre di alti e bassi.

Ieri, 11 settembre, è stato però un giorno molto positivo per la generazione di elettricità dal vento: 1,6 miliardi di chilowattora, pari al 19,8% della domanda elettrica dell’Unione Europea.

Una quantità di elettricità – spiega WindEurope che riporta quotidianamente la produzione eolica europea – equivalente a quella consumata da 162 milioni di famiglie del continente o, in alternativa, al 56% di quella consumata mediamente dall’industria dell’UE28 (riferita al 2015).

Ma il dato record di ieri è quello della

 

Con risparmi a incentivi rinnovabili si premia chi inquina di più

 

Roma, 20 Luglio 2017 – “Un regista di film dell’orrore non avrebbe potuto immaginare una trama più appropriata dell’emendamento PD alla Legge Europa 2017, approvato dalla Camera dei Deputati a larga maggioranza (291 sì e 56 no), secondo cui almeno la metà dei risparmi derivanti dall’esaurimento degli incentivi alle rinnovabili dovrà essere destinato a una riduzione della stessa A3 di chi, con la bolletta, finanzierà gli sgravi agli energivori, estendendola, rispetto alla prima versione, anche alle piccole e medie imprese.

Invece di riformare un meccanismo tariffario, che da troppo tempo penalizza le piccole e medie imprese, favorendo le grandi imprese, si risolve in piccola parte i loro problemi con una regalia a danno della possibilità, finora ribadita da tutte le istituzioni interessate e dalla stessa proposta di Strategia Energetica Nazionale, di riutilizzare le risorse liberate per la promozione di quelle rinnovabili che non hanno ancora raggiunto la competitività.

Perfetta la trama del film horror: si punisce chi vuole contrastare il cambiamento climatico a favore di chi, come gli energivori, più di altri contribuiscono a provocarlo”. Lo scrive in una nota il presidente del Coordinamento Free, Fonti rinnovabili ed efficienza energetica, GB Zorzoli.

12 Luglio 2017 ore 9.30

Politecnico di Milano - Campus Bovisa, via Lambruschini 4, Edificio BL28 - Aula Magna Carassa Dadda 

 

Nel 2016 il totale degli investimenti in efficienza energetica realizzati in Italia è stato pari a circa 6,1 miliardi di €. il mercato sta mostrando segnali positivi: gli investimenti negli ultimi 5 anni hanno seguito un trend positivo, mantenendo una crescita costante e facendo registrare un CAGR del 12,5%. L'Italia sembra finalmente pronta a compiere quel cambio di passo decisivo per far assumere al comparto dell'efficienza energetica un ruolo pivotale nello sviluppo strategico del settore energetico del nostro Paese.

Sono però numerose le questioni ancora aperte. In primis sugli attori tipici dell'efficienza energetica e su tutta la filiera del comparto. Al boom di ESCo certificate è corrisposto un miglioramento degli indicatori finanziari? Quali sono le best practice adottate dalle ESCo maggiormente di successo? Quanta parte del mercato dell'efficienza energetica in Italia è veramente appannaggio delle ESCo? Come si stanno muovendo le utility? Che modelli di business stanno implementando in ambito efficienza energetica?

Anche sugli "utilizzatori finali" di soluzioni di efficienza energetica ci sono ancora interrogativi in sospeso. Quanto è diffusa all'interno del sistema industriale del nostro Paese la "cultura" dell'efficienza energetica, intesa come consapevolezza del problema della gestione dell'energia e conoscenza degli strumenti più idonei ad affrontarlo? In ambito PA, la stesura dei PAES ha rappresentato un volano di sviluppo per investimenti di efficientamento energetico? Quanto è diffuso nel comparto edilizio il modello "nZEB"?

Pure il contesto normativo è incerto. Che impatto avranno le nuove linee guida per i TEE recentemente pubblicate? Quali sono stati costi ed i benefici di natura economica, sociale ed ambientale connessi al meccanismo dei Titoli di Efficienza Energetica dalla sua entrata in vigore ad oggi?

Alla luce di questi aspetti, che cosa ci possiamo attendere per prossimi anni? Quali potranno essere gli scenari futuri di sviluppo del mercato dell'efficienza energetica in Italia?

A tutti questi interrogativi proverà a dare una risposta la settima edizione dell'Energy Efficiency Report.

 

Programma della giornata:

9.30    Apre i lavori

           Umberto Bertelè, School of Management Politecnico di Milano

9.45    Presenta l'Energy Efficiency Report 2017

           Vittorio Chiesa, Energy & Strategy Group, Politecnico di Milano

10.45  Coffee break

11.15  Prima tavola rotonda Partner

12.00  Seconda tavola rotonda Partner

13.00  Light lunch 

14.00  Terza tavola rotonda Partner

15.00  Intervento di Francesco Sperandini, Presidente e Amministratore Delegato del GSE

16.00  Chiusura dei lavori

Ai presenti sarà consegnata in omaggio una copia dell'Energy Efficiency Report 2017.

 

Per iscriversi cliccareQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo."> qui

LE ISCRIZIONI VERRANNO CHIUSE 3 GIORNI PRIMA DEL CONVEGNO E I DATI INSERITI NEL LINK DI ISCRIZIONE SARANNO UTILIZZATI PER REALIZZARE I BADGE, CHE SARANNO CONSEGNATI AI PARTECIPANTI IL GIORNO DELL'EVENTO 

 

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.">Scarica la locandina dell'Evento

L’ENEA presenta il Rapporto Annuale sull’Efficienza Energetica, il periodico aggiornamento sullo stato e gli sviluppi dell’efficienza energetica in Italia e sull’impatto, a livello nazionale e territoriale, delle politiche e misure per il miglioramento dell'efficienza negli usi finali.

 

La giornata sarà inoltre l’occasione per focalizzare l’attenzione delle istituzioni e delle imprese sullo stato attuale del parco immobiliare nazionale e le opportunità economico-ambientali derivanti da capillari e condivise strategie di riqualificazione energetica degli edifici, con particolare attenzione al settore pubblico.

Per confermare la partecipazione è richiesta la registrazione on line

 

Ulteriori informazioni e programma

 

 

Patrocinio della Camera dei deputati

 

Mentre a Bonn inizia il summit intermedio sul clima arriva la più grande azione di disinvestimento dai fossili da parte della Chiesa

Nove organizzazione cattoliche hanno annunciato ieri (10 maggio) di disinvestire dal settore fossile. Si tratta dell’annuncio congiunto più ampio fatto sino ad oggi dal mondo cattolico che fa seguito alla conferenza “Laudato Sì e investimenti cattolici” dello scorso gennaio, nata sulla scia dell’enciclica di Papa Francesco.

LEGGI TUTTO L'ARTICOLO SU TEKNECO.IT

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