Principi per una comunicazione efficace e per il coinvolgimento dei cittadini sul cambiamento climatico (su climalteranti.it)

Con grande piacere Climalteranti presenta la traduzione in italiano del manuale “Principles for effective communication and public engagement on climate change – A Handbook for IPCC authors”, realizzato da Climate Outreach (uno dei massimi esperti europei in comunicazione del cambiamento climatico) su incarico dell’IPCC.

Pur se il manuale è stato pensato per gli autori dei rapporti IPCC, i suggerimenti del rapporto sono utilissimi per tutti quanti vogliano migliorare la propria comunicazione sul tema del cambiamento climatico. Pur avendo una solida base teorica, è un manuale con una forte impronta pratica, per essere applicato alle situazioni reali, per la preparazione di una presentazione ad una conferenza o per una discussione con una comunità locale.

Come scrive nell’introduzione la Dr.ssa Roz Pidcock, Responsabile della comunicazione IPCC-WG1, “Decenni di iniziative mirate a sensibilizzare l’opinione pubblica e stimolare l’impegno dei cittadini hanno abbondantemente dimostrato che la comunicazione sul cambiamento climatico non si fa da sé.

L’enorme mole di dati della scienza sociale della comunicazione del cambiamento climatico spiega ampiamente perché impegnarsi su questo tema possa risultare difficile. La climatologia è una scienza piena di incertezze, un chiaro ostacolo alla comunicazione destinata a chi non fa parte della comunità scientifica. L’argomento può apparire astratto e distante, può sembrare che le statistiche alla base del dibattito sul clima non abbiano alcun legame con la vita di tutti i giorni. In alcuni paesi il tema è fortemente politicizzato, in altri, il problema è la completa assenza di un dibattito pubblico e politico.

Gli stessi studi sociali che documentano le difficoltà nel coinvolgere il pubblico sul cambiamento climatico ci forniscono d’altro canto anche alcune solide linee guida per una comunicazione più incisiva. È assodato che la nostra visione del mondo, i nostri valori e le regole sociali influenzano il modo in cui percepiamo l’informazione e come la traduciamo in comportamenti concreti. È altrettanto noto che il canale per cui passa la comunicazione è importante almeno quanto il messaggio stesso, se non di più.

Le scienze sociali mostrano che si può fare divulgazione sul cambiamento climatico in modo da rendere il messaggio più semplice da capire per chi è al di fuori della comunità scientifica, avvicinandolo all’esperienza quotidiana. Stabilire un legame sulla base di valori condivisi instaura un rapporto di fiducia fra il comunicatore e l’audience. Non ci sono “formule magiche” infallibili, ma esistono approcci più o meno buoni per intavolare la discussione sul cambiamento climatico: modi più o meno buoni di utilizzare il linguaggio e impostare un discorso. Esistono accorgimenti per parlare del collegamento tra clima e meteo, e per affrontare l’incertezza intrinseca alla scienza sul clima”

La traduzione italiana del manuale è stata realizzata da Climalteranti, grazie a Aurora d’Aprile, Luciana Carotenuto, Luciano Carotenuto, Giovanni Conforti, Emanuele Eccel, Gabriele Messori. La revisione è stata curata da Stefano Caserini e Erica Sarnataro.

Il manuale si scarica qui. Buona lettura!

Aperte iscrizioni Stati Generali della Green Economy 2018

Si aprono le iscrizioni alla settima edizione degli Stati Generali della Green Economy 2018 ospitati a Rimini Fiera, nell’ambito di Ecomondo, il 6 e 7 novembre, dedicati, quest’anno, al tema Green economy e nuova occupazione per il rilancio dell’Italia.

L’iniziativa, appuntamento di riferimento della green economy in Italia, è organizzata dal Consiglio Nazionale della Green Economy, composto da 66 organizzazioni di imprese, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e con il patrocinio del Ministero dello Sviluppo Economico e della Commissione europea.

Di seguito le indicazioni utili per procedere all’iscrizione online in pochi passi, entro il 30 ottobre:
  • Accedere alla pagina di registrazione https://fierarimini.bestunion.com
  • Effettuare la registrazione online inserendo i propri dati personali
  • Vi siete registrati! Ora dovete solo stampare il biglietto o salvarlo sul vostro telefono e conservarlo per l’ingresso in fiera, evitando le code.
Programma dell’evento | link

I lavori prenderanno il via con la sessione plenaria di apertura la mattina del 6 novembre, alla presenza del Ministro dell’ambiente, Sergio Costa, durante la quale verranno presentate, da parte di Edo Ronchi, la Relazione 2018 sullo stato della green economy e le 7 Priorità della green economy per la XVIII Legislatura, la piattaforma elaborata dal Consiglio nazionale della green economy rivolta in particolare ai decisori politici del Parlamento e del Governo, con l’intento di sviluppare un confronto dinamico e aperto durante il corso di tutta la legislatura.

Nel pomeriggio del 6 novembre, si svolgeranno le 4 sessioni tematiche di approfondimento e consultazione, sui seguenti temi:

  • Le città, laboratori della green economy – in collaborazione con il Green City Network
  • Le nuove direttive europee rifiuti e circular economy: indicazioni per il recepimento – in collaborazione con il Circular economy network
  • La mobilità futura: less, electric, green and sharedin collaborazione con l’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility
  • La green economy nell’agricoltura italiana e la nuova politica agricola comune (PAC)in collaborazione con Ministero delle politiche agricole*

Gli Stati Generali della Green Economy proseguiranno la mattina del 7 novembre, con la sessione plenaria internazionale dedicata al tema: “Il ruolo delle imprese nella transizione alla green economy: i trend mondiali”, che vedrà la partecipazione di Davide Crippa, Sottosegretario di Stato del Ministero dello sviluppo economico e autorevoli relatori istituzionali e del mondo delle imprese nazionali e internazionali.

I lavori si concluderanno il pomeriggio del 7 novembre, con la sessione di consultazione, organizzata in collaborazione con il Ministero dello sviluppo economico e Anev, su “Il Piano Nazionale Energia e Clima: stato dell’arte e confronto con gli stakeholder”, per un primo confronto aperto tra le istituzioni che stanno portando avanti l’elaborazione del documento e i rappresentati del mondo imprenditoriale green.

Electricity Market Report 2018

Quale ruolo per lo storage e le forme di aggregazione virtuale in Italia?

Presentazione dell’Electricity Market Report

25 Ottobre 2018 ore 9.30

Politecnico di Milano – Campus Bovisa

Via Lambruschini 4

Edificio BL28 – Aula Magna Carassa Dadda 

 

L’Electricty Market Report è il risultato di uno studio estensivo delle trasformazioni in atto nel mercato elettrico (dalla rimodulazione delle tariffe, all’apertura del MSD, dalla diffusione attesa dei sistemi di storage, alla possibile uscita dal meccanismo della tutela, ecc.) realizzato attraverso un campione significativo di interviste qualificate agli operatori del settore.

L’Electricty Market Report si prefigge i seguenti obiettivi:

  • Analizzare, anche attraverso una estensiva analisi di benchmark a livello europeo, i modelli di business degli aggregatori virtuali, con particolare attenzione alla loro modalità di interazione con i clienti ed alle logiche di determinazione della redditività;

  • Identificare e valutare dal punto di vista dei ritorni economici le possibili configurazioni per lo sviluppo degli SDC (sistemi di distribuzione chiusi) nel nostro Paese, anche alla luce della evoluzione normativa;

  • Studiare le soluzioni tecnologiche per lo storage di energia, valutandone l’evoluzione in termini di prestazioni e prezzi e la modalità di adozione da parte dei diversi operatori della filiera elettrica, dalla fase di generazione, alla trasmissione e distribuzione, sino alla vendita e al consumo finale;

  • Comprendere i risultati dei primi progetti pilota di “aggregazione” ammessi dall’AEEGSI, ponendo particolare attenzione ai modelli adottati da parte dei soggetti coinvolti, anche in ottica comparativa rispetto a quanto già presente in altri Paesi;

  • Analizzare l’evoluzione del quadro normativo italiano, con particolare attenzione alle soluzioni in ambiti sperimentali, come ad esempio quelle relative alle isole minori, come possibili “laboratori” di innovazione;

  • Stimare il valore potenziale sul mercato italiano degli aggregatori virtuali, dei SDC e dei sistemi di storage.

Questi gli obiettivi del convegno di presentazione dei risultati dell’Electricity Market Report, che coinvolgerà come sempre nel dibattito le imprese Partner della ricerca per discutere e approfondire le analisi svolte e renderle strumento di lavoro per tutti coloro che operano o intendono operare nell’ambito specifico oggetto dello studio. 

 

Ai presenti sarà consegnata in omaggio una copia dell’Electricity Market Report – 2a ed.

 

Per iscriversi cliccare QUI

 

LE ISCRIZIONI VERRANNO CHIUSE 3 GIORNI PRIMA DEL CONVEGNO E I DATI INSERITI NEL LINK DI ISCRIZIONE SARANNO UTILIZZATI PER REALIZZARE I BADGE, CHE SARANNO CONSEGNATI AI PARTECIPANTI IL GIORNO DELL’EVENTO 

Vi informiamo che durante l’evento verranno effettuate delle riprese video e scattate delle fotografie a scopo di diffusione via web per attività promozionali e di comunicazione (sito web, mass Media, Social Networks, ecc.)

Il ruolo degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile nello sviluppo locale e regionale

25 ottobre 2018, Modena | ore 9.00 | Sala del Consiglio, Municipio

Come possono le autorità locali promuovere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, facilitarne l’adozione e incoraggiare i cittadini a impegnarsi nella vita quotidiana per la sostenibilità del territorio? Se ne parlerà a Modena il 25 ottobre, presentando casi di eccellenza come l’Ente per i Parchi e Biodiversità Emilia Centrale, l’Agenzia per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile, il CNR di Bologna ed esempi concreti di attività delle amministrazioni locali come Ferrara, Parma e Modena. Un quadro di riferimento della giornata sarà il progetto “Change the power – (em)power to change” realizzato nell’ambito del programma EuropeAid/DEAR e finanziato dall’Unione Europea.
L’iniziativa si rivolge a governi locali, docenti ed esperti attivi nell’educazione alla sostenibilità e a cittadini interessati: la partecipazione è gratuita e a conclusione dell’evento sarà offerto un light lunch.

È richiesta la registrazione al seguente link.
Programma

Quando: giovedì 25 ottobre dalle ore 9.00 alle 13.00
Dove: Modena, sala del consiglio, Municipio

Negazionismo climatico e paura dei migranti – Mario Agostinelli, 05.10.2018

Priorità Ambiente. Le èlite che ci governano ci inchiodano ad un presentismo ossessivo. Se si diffondesse la convinzione che il pianeta ha i decenni contati qualsiasi agenda politica sarebbe sovvertita.
A volte penso che questa stagione sia la più cieca verso il futuro che la civiltà abbia fin qui tollerato e che tuttavia le èlite che ci governano abbiano più di un motivo per inchiodarci ad un presentismo ossessivo. Infatti, se si diffondesse la convinzione che il pianeta abbia i decenni contati a causa degli effetti climatici degli stili di vita adottati da una minoranza ricca e armata, qualsiasi agenda politica sarebbe sovvertita e schiodata dagli interessi a breve di chi occupa il potere. Ma affinché ciò non avvenga, il riscaldamento del pianeta non deve essere né politicamente né socialmente conteggiato come una emergenza globale. In compenso, potrebbe mettersi in conto il sacrificio dei più indigenti,
coperto dall’indifferenza di gran parte della popolazione. Di questo intreccio perverso si è fatto interprete papa Francesco, manifestando come la sottovalutazione della crisi climatica e la carenza di cura per l’ambiente in cui viviamo possa mettersi in relazione con l’imbarbarimento nei confronti
dei migranti, contemporaneamente alla progressiva marginalizzazione del valore del lavoro.
NON SOSTENGO CHE la questione migranti o l’attacco al lavoro e al welfare dipendano solamente dall’espulsione del clima dall’elenco delle emergenze in considerazione: ma se supponessimo che il diritto alla vita e l’uguaglianza non fossero più valori universali (ed è quello che alcune delle élite mondiali cominciano a pensare), allora si insinuerebbe nel senso comune il tarlo malefico
dell’esclusione: chi è dentro e chi deve star fuori. Se non manteniamo come sfondo la rigenerazione della Terra intera, accreditiamo un sovranismo chiuso a difesa di casa propria e a cercare soluzioni protezioniste, quando non si arriva a simulare in una feroce contesa di poter disporre di altri mondi da cui trarre risorse attraverso il più innaturale sviluppo di tecnologie e di poter contare su una «specie» artificiale di ricambio da mettere al lavoro.

SENZA UNA STOLTA concordanza sulla possibilità di sopravvivere ad un collasso della biosfera e se non fosse accreditata dai media la previsione che il cambiamento climatico avverrà «a rate», temperato da mirabolanti rimedi tecnici, non sarebbe altrimenti riscontrabile che l’85% dei cattolici italiani – si dice – approvi l’azione di Salvini a valle di tre anni di predicazione dell’Enciclica LaudatoSì, o che Trump sostenga la crescita del Pil Usa nella prospettiva di favorire le fonti fossili e spostare ulteriori risorse finanziarie e di ricerca dalla tutela dell’ambiente alla creazione di una «quarta armata» – quella spaziale da aggiungersi all’esercito, alla marina, all’aviazione! Si fa strada la sconcezza solo sussurrata che per una parte dell’umanità non ci sia posto in futuro sulla Terra: si può giungere a tollerare come effetto burocratico in una democrazia costituzionale il sequestro e la deviazione di navi cariche di profughi o l’arresto del sindaco di Riace.
SO DI ESPRIMERE osservazioni scomode e quasi sempre escluse dagli schermi e dalle pagine da cui fa capolino la pochezza e la volgarità dei contendenti nostrani, ma l’evoluzione dell’economia mondiale negli ultimi decenni, con la crescita delle rendite e della concentrazione di ricchezza nelle mani di una percentuale sempre più ristretta della popolazione, ha finito con l’avallare la
globalizzazione contemporanea come l’unica praticabile, a dispetto della giustizia sociale e climatica.
Fino a negare responsabilità e soluzioni di fronte a problemi totalmente nuovi, creati da una parte dell’umanità che oggi si arrocca, ma irrimandabili nella loro immanenza, come la constatazione della fragilità della natura e della invalicabile e limitata finestra energetica in cui si può riprodurre la vita sulla crosta terrestre e nei mari. Si può così mettere in conto che una parte di abitanti possa essere
spazzata via nel medio periodo, per mancanza di suolo fertile, di acqua potabile, di cibo o per i rischi mortali di un viaggio.
IN UN PERVERSO VORTICE di comunicazione e informazione, trova udienza il più irriducibile negazionismo dei danni sul vivente e sul clima di un rapporto distorto tra natura e comportamento del genere umano. Si arriva addirittura a contemperare la perdita di senso del lavoro in quanto diritto e del suolo terrestre come luogo da condividere, prendendo atto senza scandalo che 20 persone sono costrette ad abbandonare le proprie case ogni minuto a causa di conflitti o
persecuzioni e a mutamenti ambientali, che rendono del tutto inospitali i luoghi prima già abitati in condizioni precarie, ma resi meno invivibili dalla solidarietà interpersonale. Il problema è talmente nuovo che si potrebbe azzardare che di fronte al clima la società si divide in classi dislocate anche e soprattutto geograficamente, mentre il sovranismo va a braccetto col populismo proprio per stabilire e imporre i confini per chi viene destinato a soccombere o a sopravvivere nel proprio territorio.
OLTRE ALL’INDIGNAZIONE per il «contratto» Salvini-Di Maio, la sinistra dovrebbe risalire ad una visione organica che sovverta l’ordine di emergenze che la destra sta alimentando. Anche se il mondo e la società ci vengono ostinatamente descritti come popolati da oggetti galileiani
commercialmente contabilizzabili, la sfida della vita ha bisogno di interpretazioni anche scientifiche adeguate all’attuale emergenza.
BASTI PENSARE CHE quando Bertrand Russell dice che «tutti sanno che la relatività di Einstein sia un avvenimento sconvolgente, ma pochissimi saprebbero dire cosa sia avvenuto», parla di occasioni di ricchezza, povertà, lavoro, dovute al fatto che orologi posti in sistemi che si muovono a
diverse velocità battono tempi diversi e che da ciò deriva la supremazia dello spazio-tempo programmato dai computer e dai chips collegati ai sensori (milioni di volte più veloci della mente umana) nelle catene di produzione e vendita o nell’organizzazione della logistica o nelle scelte finanziarie. D’altronde, Roberto Cingolani ricorda che è pur vero che «la meccanica quantistica si inserisce nella vita naturale fatta di molecole costruendo nanomacchine che intervengono
sull’evoluzione e la salute», ma non in modo da sfamare i reietti che ci assediano. Ancora, Giovanni Orsina ci ricorda «che siamo ad un punto della storia in cui i diritti individuali sono sentiti come prerogativa globalmente protetta di ogni essere umano sulla terra e non cittadini di uno stato», ma se tale proprietà la si vuole praticare in democrazie svuotate come quelle di Europa e di America
occorre un balzo in avanti mentale rispetto a come uomo, lavoro e natura sono contemplati dal dispotismo e dal neoliberismo incontrastati.
IL CONFLITTO CLIMATICO È tutt’altra cosa da quanto finora conosciamo: l’instabilità del territorio come luogo di scambio, cultura solidarietà e relazione quindi come luogo della politica fa venir meno un orizzonte comune per l’intera umanità e non esiste più un unico pianeta da condividere: allora barriere e respingimenti e, possibilmente, morti e guerre a volontà, anziché un’intelligente seppure affannosa ricerca di un territorio terrestre abitabile per noi tutti e le
prossime generazioni. Ma di queste cose la sinistra non discute. Continua a ragionare algebricamente con i numeri come se fossero privi di qualità e di territorialità: non li inserisce in una descrizione organica e non astratta del cambiamento e non coglie che «terrestre» e «globale» non sono la stessa cosa. Il primo evoca vita, socialità e accoglienza; il secondo scarti, ingiustizia e confini artificiali insuperabili.
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