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La Scienza si mobilita in tutto il mondo

In preparazione della giornata mondiale del 22 aprile per la scienza e la democrazia la FLC CGIL e la CGIL hanno organizzato per venerdì 21 aprile 2017 una video conferenza con i maggiori centri ENEA dalle ore 9,30 alle 13,30 presso il Salone centrale Enea Roma Sede, Lungotevere Thaon di Revel 76, per discutere di “Clima, Ricerca e Democrazia“. A seguire tavola rotonda.

Partecipano all’iniziativa, tra gli altri, Francesco Sinopoli, Segretario generale FLC CGIL e Vincenzo Colla, Segretario Nazionale CGIL.

Il programma dell’iniziativa

La Scienza si mobilita in tutto il mondo

 

 

ZERO CARBON

FOR A EUROPEAN STAND AGAINST CLIMATE CHANGE

Il 25 marzo si terrà a Roma il Consiglio dell’Unione Europea in occasione del 60° anniversario della firma del Trattato di Roma. Di fronte alla crisi democratica e sociale che investe l’Europa, le cittadine e i cittadini europei hanno organizzato tre giornate di discussione e mobilitazione per rivendicare una svolta radicale al processo di unificazione europea e alle politiche europee. Tra le sfide della nostra epoca c’è quella di combattere gli effetti dei cambiamenti climatici e disinnescare il perverso intreccio dei fenomeni delle migrazioni ambientali e delle guerre.

L’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, ottenuto anche grazie alla sempre più diffusa mobilitazione globale, indica la direzione di marcia verso un futuro libero dai fossili. Gli impegni assunti dai vari paesi però sono inadeguati, non all’altezza dell’obiettivo e delle sfide ambientali e sociali che i cambiamenti climatici pongono.

L’Unione Europea deve porsi obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti e climalteranti più ambiziosi, intervenendo su tutte le politiche industriali, energetiche, sociali. La giusta transizione verso una produzione energetica priva di fossili rappresenta una formidabile occasione per dare concreto avvio allo sviluppo sostenibile, rilanciare l’economia, garantire la sicurezza energetica, creare nuova e qualificata occupazione.

Nella giornata del 24 marzo invitiamo tutte le organizzazioni, i comitati, i gruppi e le singole cittadine e cittadini impegnati nella difesa dell’ambiente, alla partecipazione ad un’assemblea pubblica sul tema delle politiche energetiche e climatiche europee e nazionali, presso l’Università La Sapienza di Roma in cui si svolgeranno le attività delle tre giornate.

Vogliamo sfruttare questo momento di confronto tra cittadini, convinti europeisti, per analizzare collettivamente le politiche energetiche dell’Unione Europea e degli Stati del continente, concentrandoci in particolare su alcuni aspetti:

  • Il ruolo dell’Unione, degli Stati nazionali e delle imprese. Le politiche energetiche sono processi che si strutturano su vari livelli, spesso in maniera contraddittoria o incoerente, tra il piano nazionale e quello sovranazionale, tra obiettivi assunti e azioni concrete. Inoltre le politiche industriali delle singole multinazionali della produzione energetica spesso sono determinanti sia nell’orientare le scelte politiche delle istituzioni, sia nel rendere inefficaci le normative di salvaguardia ambientale previste in un limitato contesto nazionale a causa della loro azione a livello transnazionale. Perciò è fondamentale condividere una analisi delle politiche energetiche nel loro complesso.

  • Gli obiettivi comuni delle lotte ambientali europee. Nel XXI secolo le lotte ambientali si sono diffuse in tutto il mondo e tante sono le esperienze maturate dal basso che dimostrano che è possibile aumentare il benessere sprecando meno risorse ed energia. Il nostro continente è attraversato da piccoli e grandi conflitti, vertenze, proposte. Allo stesso modo le vertenze nazionali per ottenere un cambio di rotta nelle politiche energetiche troppo spesso si limitano entro i confini degli Stati. Per dare maggiore forza alla lotta contro il cambiamento climatico vogliamo individuare alcuni obiettivi che diventino il punto di riferimento delle tante e differenti esperienze per la sostenibilità ambientale nel nostro continente.

  • Il consenso e la partecipazione alla lotta contro il cambiamento climatico. Viviamo un’epoca di crisi economica e sociale devastante. E’ sempre più difficile costruire il consenso intorno alla critica alle politiche energetiche, in una fase in cui il Presidente degli USA smentisce le evidenze scientifiche. Per tutelare la vita e l’ambiente è necessario integrare le lotte apparentemente differenti, dalla rivendicazione di maggiore democrazia e partecipazione fino alla lotta per la giustizia sociale, la giusta transizione, il lavoro dignitoso, fino alla decarbonizzazione della produzione energetica.

Con questi brevi spunti di riflessione vi invitiamo a portare in Assemblea i vostri punti di vista e le vostre esperienze di lotta. A partire da questo momento di discussione sosteniamo la giusta transizione verso un modello energetico democratico ed equamente distribuito, basato su efficienza energetica ed energie rinnovabili!

 

La finanza per il clima: opportunità per le imprese

Convegno organizzato da Confindustria, in collaborazione con Kyoto Club.

Roma

La finanza per il clima: opportunità per le imprese
Roma, 22 marzo 2017 (ore 15-18,30)
Confindustria, Viale dell'Astronomia, 30 - Sala Andrea Pininfarina

Il 22 marzo Confindustria, in collaborazione con Kyoto Club, organizza il convegno "La finanza per il clima: opportunità per le imprese" con l'obiettivo di offrire un approfondimento sugli strumenti e opportunità offerte dalla green finance e climate finance, con uno sguardo agli stumenti a livello internazionale.

All'evento interverranno, tra gli altri, il Vicepresidente di Kyoto Club Francesco Ferrante e il Presidente del Comitato Industria e Ambiente di Confindustria Claudio Andrea Gemme.

Maggiori informazioni

Per info e iscrizioni:
Marco Mannocchi
tel. 06/5903553
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

In allegato il programma (pdf)

allegato Programma (pdf)

 

Conferenza GEOPOLITICA, ENERGIA, CLIMA AI TEMPI DI TRUMP - Free-energia.it

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Mercoledì 15 Febbraio 2017, dalle 14:30 alle 17:30 allo Spazio Europa in Via 4 Novembre 149, Roma, si terrà la Conferenza organizzata dal Coordinamento FREE “GEOPOLITICA, ENERGIA, CLIMA AI TEMPI DI TRUMP”

Introducono:
Dario Fabbri (Consigliere scientifico e coordinatore per l’America di Limes)
Gianni Silvestrini (Direttore scientifico Kyoto Club)

Ne discutono:
Daniele Capezzone (Commissione Finanze Camera dei Deputati)
Pippo Civati (Commissione Attività produttive Camera dei Deputati)
Rossella Muroni (Presidente Legambiente)
Francesco Ferrante (Coordinamento Free)
Ermete Realacci (Presidente Commissione Ambiente Camera dei Deputati)

Conclude:
GB Zorzoli (Presidente Free)

Per poter partecipare si prega di confermare la propria adesione entro il 12 Febbraio 2017 contattando Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

“Spazio Europa, gestito dall’Ufficio d’informazione in Italia del Parlamento europeo e dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea”

Allegati:

 

Gli investimenti verdi sono aumentati del 62% | Compagnie assicurative in prima linea contro i cambiamenti climatici | Con le migliori università, l’economia cresce

Gli investimenti verdi sono aumentati del 62% in pochi anni
Ricerca di Forest Trends mostra come nel biennio 2013-2015 gli investimenti verdi in attività sostenibili sia aumentato in maniera decisa.
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  Imprese e clima, ci vuole più trasparenza: pronte le norme
Imprese e clima: il Financial Stability Board del G20 chiede più trasparenza. Un modo per orientare gli investimenti verso la sostenibilità.
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  Dal 2000 l’uomo ha distrutto il 7% delle foreste incontaminate del pianeta
Secondo un nuovo studio pubblicato su Science Advances i paesaggi forestali intatti stanno scomparendo ad un ritmo insostenibile.
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  Le compagnie assicurative in prima linea contro i cambiamenti climatici
Una spinta importante per contrastare i cambiamenti climatici potrebbe arrivare dalle compagnie assicurative che nel 2016 hanno dovuto pagare 50 miliardi di dollari per risarcire danni legati a calamità naturali estreme.
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Intervista ad Al Gore. L’ex vicepresidente Usa spiega la nuova era robotica e il ruolo della leadership mondiale

Al Gore torna a Sundance 11 anni dopo Inconvenient Truth che vide qui l’anteprima che l’avrebbe portato poi all’Oscar e ad un premio Nobel.

Inconvenient Sequel è il seguito alla verità «sconveniente» delineata allora sul mutamento climatico, oggi quantomai attuale, e la necessità ormai critica di una riconversione all’energia sostenibile. Lui, recovering politician, il «politico in terapia di recupero» come ama definirsi, ha passato 17 anni ad elaborare la cocente sconfitta «a tavolino» contro George Bush pur dopo aver vinto il voto popolare per 500.000 schede.

Non si pronuncia, l’ex vicepresidente di Bill Clinton, sulla questione più ineluttabile: il fatto che sia da poco diventato il secondo candidato democratico alla presidenza in 16 anni a vincere il voto popolare ma perdere la casa Bianca : si tratta di semplici «anomalie» o di una più fondamentale crisi della democrazia americana?

Di tutto questo è forse pregno il silenzio – un lungo minuto di assorta, muta, riflessione che fa seguito all’inevitabile domanda. Poi si trincera dietro alla implicita ma diplomatica critica all’anacronistico sistema del collegio elettorale che «per ragioni storiche che tutti conosciamo» (la tutela delle minoranze bianche degli Stati ex schiavisti, ndr) «assegna un peso sproporzionato alle zone rurali e più conservatrici del paese».

All’analisi del sistema che ha regalato a Trump la sua «vittoria» in base a 100.000 voti della rust belt (in barba a 2,7 milioni di voti contrari) Gore preferisce una critica articolata della globalizzazione e dei paradigmi politici e macroeconomici legati al mutamento climatico.

«La portata della sofferenza umana potenzialmente legate al mutamento del clima sono paragonabili solo agli effetti di una guerra nucleare», spiega. «Ne abbiamo ormai esempi sempre più concreti. Uno di questi riguarda la Siria, affetta fra il 2006 e il 2010 da una catastrofica siccità legata la clima. La conseguente aridità ha distrutto il 60% delle fattorie siriane, uccidendo l’80% del bestiame, spingendo un milione e mezzo di profughi nelle città dove già erano arrivati altrettante persone in fuga dalla guerra irachena. Esistono documenti interni del governo siriano pubblicati da Wikileaks, in cui si avverte di un imminente esplosione per via di queste condizioni. Penso sia innegabile che abbiano contribuito a spalancare poco dopo le porte dell’inferno con l’intricata guerra civile in quel paese. E fra gli orrori che pesano sulle coscienze di coloro che si sono limitati ad assistervi, vi è il flusso di profughi che dal Medioriente e dall’Africa settentrionale si sono riversati  in Europa, destabilizzando il progetto europeo e la stessa Unione europea. Ora assistiamo all’ascesa di un populismo autoritario alimentato in parte da uno storico risentimento verso l’immigrazione. E quello siriano è un esempio che potrebbe ripetersi altrove nel mondo. Sta quindi alla nostra “immaginazione morale” di capire la portata delle possibili conseguenze».

Però con Trump si registra una vittoria invece del negazionismo climatico…

Premetto che fra le cause scatenanti del populismo autoritario e dell’attuale crisi dei profughi in Europa c’è quella economica del 2008 iniziata proprio in Usa con la truffa dei mutui subprime e la grande recessione che ne derivò. Ma il problema risale a monte, agli anni ’70, quando si è fermata la crescita dei redditi.

Le cause sono molteplici, in primo luogo globalizzazione e  automazione. La prima ha avuto molti benefici, riducendo drasticamente la povertà di numerose regioni del pianeta. Ma nei  paesi ricchi l’effetto è stato una emorragia di impieghi ben retribuiti. Allo stesso tempo l’automazione si è rivelata ancor più problematica. Da 200 anni gli economisti vanno rassicurandoci che malgrado le apparenze l’automazione in realtà è in grado di produrre più impieghi di quanti ne elimina. Ma negli ultimi dieci anni l’automazione si è estesa fino ad interessare le attività cognitive con l’espansione di robotica e l’avvento delle prime forme di intelligenza artificiale. E tutto indica che questa rivoluzione eliminerà molti più impieghi di quelli che potranno essere creati.

Con la strumentalizzazione politica tutto contribuisce a fenomeni come gli slogan sulla costruzione dei muri di confine e l’ascesa di personaggi come Duterte nelle Filippine e gli omologhi in Europa.

Non è  un quadro confortante.

No, esistono però anche segnali incoraggianti, una governance ambientale più illuminata in Cina e altri esempi positivi di cui parlo nel film.

Esistono due narrazioni: quella delle conseguenze sempre più pericolose  e imminenti, e quella delle soluzioni sempre più a portata di mano e a buon mercato. E accessibili nel preciso momento storico in cui l’economia globale ristagna  e stenta  a trovare risposte adeguate ad automazione e iperglobalizzazione.

Quello che serve per ritrovare la crescita è un progetto globale  che possa impiegare milioni di persone in ogni paese. E io dico che questo esiste: possiamo installare pannelli solari e mulini eolici, creare infrastrutture e ammodernare edifici in ogni comunità.

Quando il mondo riuscirà a decidere di affrontare questa sfida, avremo trovato anche la soluzione alla crisi economica globale.

A Parigi sembrava si fosse cominciato a farlo, poi c’è stata l’elezione di Trump. Potrebbe invertire la rotta?

Siamo certamente agli inizi di una nuova era e in questa storia ci sono molti capitoli ancora da scrivere. Ma io sono convinto che potrebbero esserci più motivi di ottimismo che di timore.

Credo che quella che io chiamo la rivoluzione sostenibile è ora così forte che nessun individuo può fermarla.

Certo, è vero che per fermare la crisi ambientale è essenziale implementare appieno gli accordi di Parigi e poi andare oltre. Perché possa essere così, è importante una leadership americana. Nella sua assenza abbiamo visto con l’intervento del presidente cinese a Davos, da dove sono appena arrivato, che altri sarebbero pronti a riempire il vuoto. Spero che perfino questa amministrazione possa capirlo e ravvedersi.

La politica però non sempre sembra disponibile.

È vero che in politica ben poco si concretizza senza che sia la gente a esigerlo. Per questo abbiamo voluto ricorrere al cinema, un mezzo in grado di comunicare e convincere milioni di persone della realtà scientifica del mutamento climatico e della concretezza delle soluzioni disponibili.

Al di là del governo Trump, quindi, io credo che continueremo a fare progressi soprattutto perché il costo dell’energia rinnovabile compete ormai con quello degli idrocarburi. Sono le stesse aziende, imprenditori ed investitori, a promuovere una rivoluzione che potrebbe abbinare la portata di quella industriale alla rapidità di quella digitale.

Non è un caso che ormai la messaggistica aziendale sia così incentrata sull’essere “verdi.” I consumatori stessi ormai reclamano la responsabilità ambientale. E i giovani, a differenza della mia generazione, danno valore a professioni che contribuiscano alla responsabilità ambientale.

Il trattato di Parigi è stato pensato anche in funzione di questo: mandare un segnale preciso  all’imprenditoria che il treno sta lasciando la stazione e se non sarete a bordo, rischiate di rimanere tagliati fuori.

Uno degli elementi più significativi del film riguarda i suoi sforzi a Parigi per convincere un’India assai scettica a firmare il trattato e quanto questo abbia riguardato anche le politiche bancarie. Quali sono le responsabilità della finanza?

Moltissime. Nel momento in cui i tassi nei paesi ricchi sono i più bassi della storia, quando i paesi poveri cercano finanziamenti per la riconversione energetica sostenibile si trovano in un mercato del denaro che chiede loro tassi esorbitanti, del 12-13%, oltre alle incognite legate al cambio valutario.

I paesi ricchi del mondo hanno il dovere di agevolare l’accesso ai fondi per la conversione energetica  a tassi equi. Sei mesi dopo Parigi la Banca mondiale ha concesso all’India uno storico prestito agevolato di 1 miliardo di dollari grazie al quale quel paese ha annunciato la fine dell’importazione di carbone e la riduzione dei nuovi impianti termici a carbone da molte centinaia a cinquanta.

Ora, naturalmente, le società che dipendono dalla combustione di idrocarburi per i loro enormi profitti usano la propria ricchezza per influire ancor più sui politici. Allo stesso tempo vi sono sempre uomini politici pronti  a fare tutto ciò che essi chiedono. Per questo assistiamo a paradossi come leggi che arrivano a vietare l’accesso a queste tecnologie.

Lo scopo di questo film è di diffondere la verità su questa realtà fra gli elettori e fare in  modo che quei politici che ricevono soldi da quegli interessi per finanziare le proprie campagne elettorali comincino a sentire dagli elettori  che questo non è più accettabile nel nome dei nostri figli.

Quindi non si deve disperare nemmeno di fronte a Trump?

A mio modo di vedere la disperazione è solo un’altra forma di rimozione. Proprio come esistono stadi critici nel mutamento climatico così esistono punti si rottura nel processo politico.

Nella mia vita vi ho assistito di persona, ad esempio in tema di diritti civili, da ragazzo nel profondo Sud. Oggi è incredibile pensare che esistessero davvero quelle leggi di discriminazione razziale. Ma poi tutto è cambiato.

Un grande economista, Rudy Dornbusch, usava dire che “i mutamenti ci mettono sempre più a succedere di quello che ti aspetteresti ma poi avvengono molto più in fretta di quello che avresti creduto.” E così è stato con la massa critica che ha infine modificato rapidissimamente le leggi sul matrimonio gay negli Stati uniti. Fino a cinque anni fa se mi aveste detto che sarebbe successo così rapidamente vi avrei creduto pazzi.

Il movimento per il clima è simile a quello per i diritti civili per i neri e per gli omosessuali e come quello per il suffragio universale, contro l’apartheid o come l’abolizionismo in America 150 anni fa.

Tutti questi movimenti in definitiva hanno dato risposta a una semplice domanda: cos’è giusto e cosa non lo è? E alla fine, quando si ripulisce il sottobosco e riusciamo a guardare non solo coi nostri occhi ma coi nostri cuori, allora la decisione diventa semplice e morale.

Sul clima ci siamo quasi. Ci siamo quasi.

 

 

 

Confermato il disprezzo di Trump per la scienza climatica e le energie rinnovabili

[23 gennaio 2017]

Trump energia

Pochi minuti dopo che Donald Trump aveva giurato come 45esimo presidente degli Stati Uniti d’America, dal sito Internet della Casa Bianca sono state rimosse tutte le informazioni sul cambiamento climatico ed è comparso l’America First Energy Plan, il progetto energetico per gli Usa di Trump e del suo staff  che, secondo Bobby Magill, che si occupa di energia e cambiamento climatico per Climate Central, «E’ pieno di i disinformazione e pretese speciose circa politica climatica ed energetica. Il piano energetico della Casa Bianca riconfeziona la promessa fatta in campagna elettorale da Trump di riaccendere l’industria americana del carbone in declino, di eliminare il Climate Action Plan dell’Amministrazione Obama e di sfruttare tutte le riserve di combustibili fossili dell’America per raggiungere l’indipendenza energetica, un’idea che ignora che il petrolio e il gas americani fanno parte di un mercato combustibili fossili veramente globale».

Durante la campagna elettorale, Trump ha disprezzato le politiche climatiche ed energetiche di Obama, che sono stati fondamentali per arrivare all’Accordo di Parigi del clima e che hanno  incoraggiato lo sviluppo delle fonti rinnovabili low-carbon e scoraggiato l’uso del carbone per produrre elettricità. Trump e il suo team di transizione definiscono quelle politiche “killer dei posti di lavoro” e il nuovo presidente Usa ha detto – sbagliando e/o mentendo – che sono state la causa del declino del carbone in declino, che in realtà era in crisi nera dal 2008 a causa del boom del gas a buon mercato estratto con la contestata tecnica del Fracking. Nel 2016, negli Usa il gas ha superato per la prima volta il carbone   come principale fonte per produrre energia elettrica.

LEGGI TUTTO L'ARTICOLO SU Greenreport.it

Roma, 22 ottobre 2015                                                                                comunicato stampa  

Tutti in marcia con il pallino del clima

La Coalizione italiana per il clima invita tutti alla mobilitazione. Con un unico pallino: il clima.

Il 23, 24 e 25 ottobre sono le prime tre giornate scelte per scendere in campo, in tutti i territori d’Italia, e prepararsi anche alla grande marcia internazionale, la Global Climate March, che il 29 novembre, alla vigilia dell’apertura dei lavori della COP21, si svolgerà in centinaia di piazze del mondo.

La Coalizione italiana per il clima, a cui ha aderito un centinaio di organizzazioni, è nata con l’obiettivo di sensibilizzare quante più persone possibile sulla lotta ai cambiamenti climatici, in vista della Conferenza delle Nazioni Unite sul clima che si svolgerà a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre.

Noi abbiamo il pallino del clima perché ci riguarda, perché ridurre le emissioni di gas serra è possibile, perché crediamo nelle energie rinnovabili, perché i cambiamenti climatici hanno già colpito i più deboli, perché i cambiamenti climatici tra 10 anni potrebbero causare 50 milioni di profughi, perché ci si è inondata la cantina, perché lo scioglimento dei ghiacciai può sconvolgere il mondo. E tu?

Il 23, 24 e 25 ottobre sono previsti flash mob e tante iniziative per confrontarsi su salute, energia, gestione delle risorse e modelli di sviluppo. Occasioni diverse d’informazione ai cittadini e di riflessione sugli impatti concreti dei cambiamenti climatici, anche in Italia e sul valore di questa Conferenza sul Clima in cui i governanti dovranno prendere decisioni fondamentali per la febbre del pianeta.

In oltre 20 anni i negoziati sul clima non sono riusciti a produrre un accordo ambizioso ed equo che garantisca la tutela del pianeta dall’innalzamento della temperatura globale e giustizia climatica per tutti. Chiediamo che a Parigi venga sottoscritto un accordo vincolante per la riduzione dei gas serra e per rafforzare i territori più vulnerabili.

Le iniziative della Coalizione sono consultabili su www.coalizioneclima.it

#ClimateMarch          @CoalizioneClima      FB: Coalizione Clima

US and China put forth a joint vision for Paris deal and detail climate strategies - Climate Policy Observer

On Friday (Sept. 25) U.S. president Barack Obama and Chinese president Xi Jinping released a joint statement reaffirming their commitments on climate change and outlining current and planned measures by which the two countries intend on meeting their goals. The announcement occurred on the occasion of Xi Jinping’s state visit to Washington, D.C., and recalled the U.S.-China Joint Announcement on climate change made in November 2014.

 

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