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Associazioni, comitati e gruppi di attivisti organizzano tre giorni di iniziative in città per manifestare contro i 7 Grandi e la svolta di Trump

Il programma COMPLETO con tutte le iniziative e gli organizzatori, anche precedenti le tre giornate del 9-10-11, è pubblicato sul sito --> https://g7bologna.wordpress.com/2017/06/01/programma-delle-tre-giornate/

CONTATTI: GIACOMO COSSU - RETE DELLA CONOSCENZA 388 887 8076

PROGRAMMA ONLINE --> https://goo.gl/wVEULQ

Mentre Donald Trump prepara il disimpegno dagli Accordi di Parigi sul clima, i cittadini organizzano tre giornate di informazione, dibattito, contestazione e musica. Più di venti iniziative si svolgeranno a Bologna tra la Facoltà di Giurisprudenza di via Belmeloro 14, Làbas Occupato, Parco dei cedri il Parco 11 Settembre. La chiamata del coordinamento “G7M - Ambiente alla base, non al vertice!” ha ottenuto un grande successo di partecipazione e proposte: si va dal laboratorio teatrale di AMO Bologna al dibattito con gli esponenti della lotta contro il TAP in Salento organizzato da Link - Coordinamento universitario. Le tre giornate si concluderanno con il corteo dell’11 giugno che partirà alle 15 dal Parco 11 Settembre, per portare in piazza l’opposizione popolare ai 7 Grandi e alla svolta negazionista di Donald Trump.

“Metteremo al centro i temi e il merito delle questioni ambientali” - dichiarano gli organizzatori di G7M - “Trump e Merkel non ci rappresentano, partiamo dalle evidenze scientifiche e dall’informazione delle persone per rivendicare un radicale cambio di passo nelle politiche sull’ambiente. La situazione è drammatica, i 7 Grandi sono divisi per i propri interessi particolari. Dobbiamo scendere in piazza l’11 giugno per mettere al primo posto le proposte della società civile e denunciare l’ipocrisia dei nostri governanti.”

“Le misure repressive sono un modo per intimidire i cittadini che vorrebbero scendere in piazza” - aggiungono - “Ma i 7 Grandi non ci fanno paura: mentre loro saranno chiusi nel Palazzo, noi saremo nelle piazze e nelle strade a manifestare e divertirci. Il 9 giugno a Làbas ci sarà un grande concerto di apertura con artisti come Colle der Fomento, Capovilla e tanti altri, preceduto da un momento di confronto con gli attivisti venuti direttamente dal Nord Dakota per portare in Europa la loro lotta contro il DAPL (Dakota Acces Pipeline) e per unirsi al G7M.”

 

Climalteranti.it » Return of the river: l’epopea del fiume Elwha e delle sue dighe

Ambientato nello stato di Washington, USA, il documentario racconta l’epopea del fiume Elwha, imbrigliato da impianti idroelettrici fin dai primi del ‘900 e il lavoro di scienziati, politici e comunità locali per restituirlo alla condizione originale. Interessante per riflettere sui conflitti fra i diritti umani, la salvaguardia dell’ambiente e il necessario aumento della produzione di energia rinnovabile.

Il film Return of the River segue per quattro anni il progetto di rimozione di due impianti idroelettrici (dam removal) sul fiume Elwha, iniziato nel 2011 con l’abbattimento della diga di Elwha e terminato nel 2014, con quello della diga del Glines Canyon. Prodotto da Sarah Hurt, per la regia di John Gussman e Jessica Plumb, è ora disponibile in HD e può essere acquistato in DVD o affittato per la visione singola.

La storia. Il fiume Elwha è situato nel Parco della Olympic Peninsula, nello stato di Washington, pochi km a nord di Seattle. Nel tardo ‘800, la conquista dell’ovest e la necessità di legna per costruzione e di energia spinse i coloni americani ad occupare l’area della penisola, di fatto invadendo l’habitat della tribù indiana degli Elwha Klallan, stanziali del posto. Già nel 1910 la costruzione della diga di Elwha (seguita nel 1926 dalla diga di Glines Canyon) portò alla regimazione del fiume, con il successivo utilizzo delle acque per scopi idroelettrici. Le dighe portarono ad un rapido sviluppo della popolazione locale, ma il prezzo ambientale e sociale da pagare fu da subito chiaro. Gli sbarramenti fluviali bloccarono le migrazioni dei salmoni, interruppero il flusso di sedimenti e legna, oltre a provocare la sommersione di abitazioni e siti sacri per le tribù locali.  

Da allora, per quasi un secolo il naturale equilibrio del fiume è stato fortemente alterato. L’interruzione della continuità del fiume, presupposto base per il trasporto dei nutrienti e sedimenti, nonché per la mobilità degli organismi viventi, ha ovviamente minato il delicato equilibrio del sistema fluviale. Altresì, le modifiche apportate hanno oscurato la cultura locale, fortemente basata sull’interconnessione tra il fiume e le popolazioni locali (p.es. per l’alimentazione delle tribù locali, in larga parte basata sulla disponibilità di salmoni Chinook).  

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L'ecologia scomoda. Chiude il programma che il sabato sera faceva un milione di spettatori parlando di ambiente. E' stata lanciata una petizione per chiederne la riapertura.

11 agosto 2016 - Daniele Castellani Perelli su L'Espresso

Dopo '610' di Lillo e Greg (Radio Due), il 'caso Fornario' e la sostituzione della Berlinguer, viale Mazzini chiude il programma che il sabato sera faceva un milione di spettatori parlando di cambiamento climatico. L'amarezza del conduttore Luca Mercalli: «Non c'è più spazio per un'informazione ambientale di qualità»

Fonte: http://espresso.repubblica.it/visioni/cultura/2016/08/09/news/rai-tre-cancella-scala-mercalli-trattavamo-argomenti-scomodi-per-il-governo-1.279984

Firma la petizionehttps://www.change.org/p/direttore-rai-3-riapriamo-scala-mercalli

 

E’ passato un anno dall’inatteso crollo delle quotazioni petrolifere che portò il prezzo del greggio dal valore di 116,7 dollari al barile del giugno 2014 a quello di 58 dollari del gennaio 2015. Sei mesi fa ci si interrogava se la nuova bonanza dell’oro nero sarebbe stata effimera o sarebbe durata almeno per tutto il 2015. Dopo l’accordo con l’Iran le previsioni sono di un prolungamento per l’intero 2016. Ma il petrolio a basso costo è un bene per tutti noi?

Leggi tutto l'articolo di Roberto Meregalli di Enegia Felice 

A questo link una analisi del prezzo del greggio, dopo l'accordo sul nucleare di Therean e prima della COP-21 di Parigi.

Intercettati dal Noe dirigenti del Minambiente chiamano in causa l'allora viceministro allo Sviluppo Economico De Vincenti per eludere la legge che imponeva la copertura del carbone e così far riaprire la centrale. De Vincenti ipotizzava anche un’azione disciplinare contro il pm della Procura di Savona che guidava le indagini sulla centrale.

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