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COMUNICATO STAMPA. «CEMEX: la cementificazione dei rifiuti radioattivi dell’EUREX di Saluggia (Piemonte). Ma quale “Industria 4.0”, Ministro Calenda! Per chiudere questa vergognosa vicenda ventennale che minaccia la salute e la sicurezza dei cittadini ci vuole una ristrutturazione seria e completa della Sogin».

 

Nell’impianto EUREX di Saluggia per il ritrattamento del combustibile nucleare ci sono, da oltre 40 anni, dei serbatoi contenenti più di 200 litri di rifiuti radioattivi di alta attività sciolti in acido nitrico. Nel 2000 il dirigente del Dipartimento nucleare dell’ANPA, Roberto Mezzanotte, prematuramente scomparso poche settimane fa, impose di solidificare quei rifiuti entro il termine improrogabile del 31 dicembre 2005. Nel 2003 gli impianti passarono alla Sogin e il generale Jean, commissario pro tempore e noto per la felice incisività della sua gestione – basti pensare alla ribellione, civilissima e vincente, di tutta la Basilicata contro il decreto del Governo Berlusconi che voleva seppellire tutte le scorie radioattive a Scanzano Jonico – , decise di cambiare il progetto ENEA, basato sulla tecnologia della vetrificazione, a favore, invece, di una semplice cementazione dei liquidi in modo da accelerare i tempi: il progetto CEMEX.

La tecnologia della cementazione, pur relativamente semplice, è particolarmente delicata quando si tratta di realizzare un impianto robusto, affidabile e sicuro, ma la Sogin ci mette ben 10 anni per portare a gara il progetto, mentre tra i due gruppi pubblici interessati alla realizzazione – Ansaldo Nucleare (Finmeccanica) e SAIPEM (gruppo ENI) – si svolge uno scontro a colpi bassi. E quando la SAIPEM vince la gara, lo scontro si sposta al contenzioso continuo tra appaltatore e committente e all’interno della stessa Sogin fino alla paralisi dell’operatività. Il nuovo CdA, insediato l’anno scorso, giunge nel luglio di quest’anno alla rescissione unilaterale con la SAIPEM accusandola sostanzialmente d’incapacità. “Il bue che dice cornuto all’asino” commenta un po’ rudemente la saggezza popolare. E il reboante avvio di un contenzioso legale tra Sogin e SAIPEM, che non si sa se e quando si chiuderà, fa’ da sfondo a un’umiliante e grave realtà: di fatto siamo tornati indietro di 20 anni sulla gestione di quella che è la situazione più critica dei rifiuti radioattivi in Italia.

Ma quale “Industria 4.0”! E’ l’italietta delle faide tra corporazioni medievali, e se il Ministro Calenda, così impegnato sul futuro, si voltasse a dare un’occhiata a questo pregresso non farebbe un’oncia di danno.

Ci sono tante, troppe cose che non vanno. Si sono accavallate incapacità di programmazione e pessime gestioni, appetiti politici, interessi di lobby grandi, medie e minuscole, velleità varie sui finanziamenti per lo smantellamento degli impianti. Tra queste velleità va segnalata quella del mitico ritorno al nucleare che, incredibilmente, non si è mai spenta. Peggio dei militari giapponesi, che da una qualche isoletta del Pacifico si arrendevano ancora venticinque dopo la fine della guerra. Già, ma dal referendum del 1987 sono passati più di cinque lustri e c’è stato un altro referendum per chi non avesse capito. E arrendetevi, sù!

In questi giorni stanno girando insistenti rumors di commissariamento della Sogin. L’intervento su questa società è ormai ineludibile, ma deve essere una ristrutturazione completa e di alto livello. Chi pensasse che possa essere un mezzo per creare una poltroncina per qualche politico, trombato o “trombaturus”, sarebbe un irresponsabile. Un cretino irresponsabile.

Roma, 13 dicembre 2017

La Presidenza della Commissione scientifica sul Decommissioning

 

 

 

 

Riferimento: Massimo Scalia

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Mobile: 3356415237

 

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA

 

NUCLEARE: M5S, GOVERNO SCONGIURI PRESENZA DELLA LOBBY ATOMICA NEL CDA DI SOGIN

Roma, 4 lug - “Per l’ennesima volta la lobby del nucleare potrebbe entrare a far parte del nuovo Cda di Sogin. Sarebbe un evidente controsenso pensare a uomini e donne dell’Ain (Associazione nazionale nucleare) per quel ruolo. La società di Stato, infatti, dovrebbe occuparsi esclusivamente di smantellare le centrali atomiche ancora in piedi e costruire il nuovo deposito per le scorie radioattive. Per questo chiediamo ai ministri delle Finanze e dello Sviluppo economico di scongiurare una volta per tutte questa ipotesi”. È il duro commento del senatore del Movimento 5 Stelle Gianni Girotto, affidato a un’interrogazione urgente.

Il 7 luglio, infatti, si riunirà l’assemblea di Sogin per decidere il nuovo Cda. E sono già diverse le voci (alcune apparse anche sui maggiori quotidiani nazionali) che vogliono rappresentanti dell’Ain come papabili per quel posto.

I rappresentanti dell’Ain potrebbero influenzare gli indirizzi e la mission della società in direzione opposta a quella del decommissioning e della gestione della spazzatura atomica.

“Chiediamo dunque che vengano nominati esperti del settore di specchiata indipendenza – conclude Girotto - lontani dagli interessi di chi punta a una rinascita del nucleare in Italia”.

Gianni Girotto, Capogruppo M5S - X Commissione Industria Senato

 

E’ ora che il governo prenda sul serio il problema della sicurezza.

 

L’AD di Sogin si è dimesso, ultimo capitolo di una vicenda tutta in negativo – osserva la Commissione scientifica, ed elenca: “dopo la gaffe sulla proposta di un indagato come presidente dell’Agenzia per la sicurezza, l’ISIN, che peraltro non è stata ancora istituita, il Governo si è come immobilizzato: niente mappa dei siti idonei per il deposito nazionale delle scorie, la CNAPI, che sta girando dai primi di maggio tra Sogin, Ispra e Ministero dell’Ambiente; il ritardo della presentazione alla UE del piano nazionale per la gestione delle scorie – il documento nel quale dovrebbero essere inquadrate procedure e azioni – ha superato ogni ragionevolezza e la Sogin, la società “attuatrice” dello smantellamento, dopo un decennio veramente buio sta additittura sprofondando.”

La critica più forte della Commissione è però sul terreno della sicurezza: “Il Governo ha sottovalutato pesantemente la complessità delle azioni necessarie per uscire in sicurezza dal nucleare, delegando troppo alla Sogin senza fornire il contesto e gli atti di indirizzo necessari. Il quadro che si è così determinato pregiudica purtroppo proprio la sicurezza: basta guardare al progetto di cementazione delle scorie di Saluggia che si sta vergognosamente trascinando oltre ogni scadenza o al fatto che il Dipartimento nucleare di ISPRA, l’attuale massima istituzione di controllo, si è ridotto a 25 persone!”

E’ assai grave che un governo che si vuole connotare per la sua azione riformatrice non voglia dispiegarla su un tema tanto delicato quanto quello della sicurezza dei cittadini, una sottovalutazione analoga a quella che nel 2003 portò il governo Berlusconi al famigerato decreto ‘Scanzano’, reso per fortuna inefficace da una storica mobilitazione di tutta la Basilicata” conclude la Commissione.

Roma, 28 ottobre 2015

 

 

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