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FLICC! Cinque caratteristiche di tutti i negazionismi - da Climalteranti.it

Due studiosi americani, i fratelli Mark and Chris Hoofnagle, hanno stilato un elenco di cinque caratteristiche condivise da tutti i negazionismi: Falsi esperti, Logica fallace , pretese Impossibili, Cherry picking, Complottismo. Queste tattiche sono già state discusse su Climalteranti nel contesto del corso online sul negazionismo climatico “Denial 101x”, dove sono riassunte dall’acronimo FLICC (vedi immagine).

 

 Fonte immagine

 

I “negazionismi” non sono tutti uguali. Ci sono molte differenze tra un negazionista climatico, uno dell’Olocausto e uno dell’utilità dei vaccini. Queste cinque caratteristiche, sono però condivise da un ampio spettro di negazionisti, e forniscono una chiave di lettura comune per opinioni negazioniste su molte questioni diverse. La base di ogni negazionismo sta nell’usare argomentazioni fuorvianti per convincere gli altri che un fatto storicamente o scientificamente accertato sia in realtà falso o discutibile.

Nella mia tesi di laurea sulla disinformazione nel campo dei cambiamenti climatici ho cercato di applicare le cinque caratteristiche a questo specifico negazionismo. Conoscerle può aiutarci a riconoscere notizie false e fuorvianti.

FALSI ESPERTI. Capita spesso che i negazionisti si affidino alle parole di studiosi percepiti come autorevoli che sono d’accordo con loro. In realtà quasi tutti questi studiosi non sono esperti nel campo su cui intervengono, diffondendo spesso informazioni scorrette. Prendiamo due capifila italiani del negazionismo climatico, Antonino Zichichi e Franco Battaglia: il primo è un fisico delle particelle, il secondo un professore di chimica ambientale; nessuno dei due ha pubblicato articoli scientifici sul clima. Esiste, certo, una piccola minoranza di climatologi negazionisti, ma anche in altri campi della scienza ci sono simili dissenzienti e le loro teorie sono di norma obsolete e screditate nella comunità scientifica, poichè incapaci di reggere ad una seria verifica sperimentale.

Skeptical Science fa anche notare il problema della minoranza amplificata. Per far sembrare che ci sia ancora un forte dibattito tra due “fazioni” più o meno equivalenti di scienziati, chi ha interesse a negare cause o conseguenze dei cambiamenti climatici fa sì che i pochi dissenzienti abbiano un grande spazio sui media. Un esempio classico sono i dibattiti televisivi uno contro uno sul clima, molto popolari in America e presi in giro da questo divertente video di John Oliver. Per gonfiare i loro numeri i negazionisti possono anche sfruttare articoli scientifici che mettono in discussione aspetti secondari e incerti della teoria più accreditata per seminare dubbi sui fatti più basilari, reclutando a loro insaputa molti scienziati con idee in realtà ben diverse. Infine possono attaccare gli studi statistici che dimostrano l’ampio consenso scientifico sui cambiamenti climatici.

LOGICA FALLACE. Un’argomentazione logica raggiunge conclusioni partendo da certe premesse; si ha una fallacia quando le premesse non danno il necessario supporto alle conclusioni. Una fallacia, a differenza di una semplice bugia, può benissimo partire da premesse del tutto vere. Esiste una grande varietà di fallacie, ma lo schema tratto da Skeptical Science (immagine in alto) semplifica l’argomento riconducendo quelle usate dai negazionisti a quattro categorie.

Il falso indizio è un’argomentazione basata su informazioni non pertinenti. Ad esempio dire che poiché la CO2 rappresenta una piccolissima parte dell’atmosfera, allora non può essere dannosa. Come se, per fare un paragone, due gocce di cianuro in un litro d’acqua non potessero uccidere una persona.

Il travisamento è un eccesso di semplificazione che distorce la scienza o le argomentazioni dei propri avversari. Ad esempio si ribatte a una versione esagerata ed estremizzata di ciò che dicono gli avversari per far sembrare le loro teorie stupide e sbagliate (“fallacia dello spaventapasseri”).

Saltare alle conclusioni significa ignorare passaggi fondamentali in un ragionamento logico, ad esempio affermando che siccome in passato il clima è cambiato per cause naturali, allora anche i cambiamenti attuali non sono opera dell’uomo. Nell’immagine sotto, una metafora “giallistica”.

 

“In passato degli uomini sono morti per cause naturali… perciò questa morte dev’essere naturale!”

Fonte immagine: Denial 101x

 

La falsa dicotomia consiste nel proporre due alternative nette e precise come se fossero le uniche possibilità in campo. Pur essendo usata in tanti modi diversi, è tipica soprattutto di chi afferma che le risorse spese a difesa del clima dovrebbero essere tutte spostate sul contrasto ad altri problemi, come la povertà. Un doppio errore: il denaro necessario si può trovare in mille altri modi, e per di più la stessa mitigazione degli impatti dei cambiamenti climatici protegge i più deboli.

PRETESE IMPOSSIBILI. Se per le loro teorie i negazionisti si fanno bastare le poche e raffazzonate prove a loro disposizione, su quelle avversarie applicano una critica feroce, pronti a notare e distruggere ogni dettaglio fuori posto. Non fanno che alzare l’asticella: richiedono prove assolutamente perfette che non lascino punti oscuri, vogliono far credere che non sapere tutto su qualcosa equivalga a non sapere niente. Ad esempio per i negazionisti climatici le stazioni di rilevamento delle temperature in giro per il mondo sono troppo poche e troppo inaffidabili, i modelli non sono abbastanza precisi, eccetera.

Le incertezze sul clima esistono, ma che le emissioni umane di gas serra stiano causando un riscaldamento globale con gravi conseguenze è stato dimostrato in modo inequivocabile. La nostra conoscenza del clima sarà certo incompleta, ma ciò non la rende errata. Un’ottima metafora di questo concetto la scrisse Isaac Asimov. La Terra è un ellissoide schiacciato ai poli, dunque: “Quando le persone credevano fosse piatta, si sbagliavano. Quando credevano fosse sferica, si sbagliavano. Ma se pensi che ritenere la Terra sferica sia sbagliato tanto quanto ritenerla piatta, allora hai più torto di tutti.

CHERRY PICKING. Il “cherry picking” è l’uso di singoli dati, studi o citazioni decontestualizzati per provare le proprie affermazioni. Un caso da manuale è quello denunciato tre anni fa da Real Climate. Bjørn Lomborg, parlando di crescita del livello del mare, ha minimizzato il rischio prendendo in considerazione solo un periodo di due anni (2006-2008) nel quale non sono state osservate variazioni significative, senza considerare il quadro generale dei dati, che parla da sé… e racconta una storia diversa.

 

 Fonte immagine

 

COMPLOTTISMO. A volte i negazionisti proprio non possono negare di essere in minoranza. Dunque passano al complottismo: sostengono che i dati sono falsificati e gli esperti corrotti. Esistono molte teorie del complotto sui cambiamenti climatici, non tutte negazioniste. Per il politologo Joseph Uscinski, che ha scritto un articolo sul complottismo climatico, si possono definire “complottiste” le teorie prive di solide prove a sostegno che accusano gruppi potenti e malevoli di ordire piani segreti a proprio beneficio e contro il bene comune.

Nel caso dei cambiamenti climatici, si possono ad esempio accusare gli scienziati di aver inventato una falsa emergenza per ottenere fondi per combatterla. Per sostenere questa teoria fu architettato il cosiddetto Climategate, un falso scandalo che si reggeva su alcune affermazioni fatte da scienziati della Climate Research Unit dell’Università di East Anglia, in Inghilterra.  Queste affermazioni, scritte in e-mail private sottratte da un hacker, se decontestualizzate ed interpretate in modo forzato, facevano pensare a comportamenti scorretti e falsificazione dei dati. In realtà nulla di tutto ciò stava accadendo, ma questo “scandalo” è rimasto una pietra miliare delle argomentazioni negazioniste.

 

Testo di Lorenzo Trasarti

 

Lorenzo Trasarti si è da poco laureato in Editoria e Scrittura all’Università di Roma La Sapienza con una tesi di giornalismo ambientale intitolata “Bufale e disinformazione come ostacolo al contrasto dei cambiamenti climatici” (relatore Giampiero Gramaglia, correlatore Stefano Caserini).

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