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ZERO CARBON

FOR A EUROPEAN STAND AGAINST CLIMATE CHANGE

Il 25 marzo si terrà a Roma il Consiglio dell’Unione Europea in occasione del 60° anniversario della firma del Trattato di Roma. Di fronte alla crisi democratica e sociale che investe l’Europa, le cittadine e i cittadini europei hanno organizzato tre giornate di discussione e mobilitazione per rivendicare una svolta radicale al processo di unificazione europea e alle politiche europee. Tra le sfide della nostra epoca c’è quella di combattere gli effetti dei cambiamenti climatici e disinnescare il perverso intreccio dei fenomeni delle migrazioni ambientali e delle guerre.

L’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, ottenuto anche grazie alla sempre più diffusa mobilitazione globale, indica la direzione di marcia verso un futuro libero dai fossili. Gli impegni assunti dai vari paesi però sono inadeguati, non all’altezza dell’obiettivo e delle sfide ambientali e sociali che i cambiamenti climatici pongono.

L’Unione Europea deve porsi obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti e climalteranti più ambiziosi, intervenendo su tutte le politiche industriali, energetiche, sociali. La giusta transizione verso una produzione energetica priva di fossili rappresenta una formidabile occasione per dare concreto avvio allo sviluppo sostenibile, rilanciare l’economia, garantire la sicurezza energetica, creare nuova e qualificata occupazione.

Nella giornata del 24 marzo invitiamo tutte le organizzazioni, i comitati, i gruppi e le singole cittadine e cittadini impegnati nella difesa dell’ambiente, alla partecipazione ad un’assemblea pubblica sul tema delle politiche energetiche e climatiche europee e nazionali, presso l’Università La Sapienza di Roma in cui si svolgeranno le attività delle tre giornate.

Vogliamo sfruttare questo momento di confronto tra cittadini, convinti europeisti, per analizzare collettivamente le politiche energetiche dell’Unione Europea e degli Stati del continente, concentrandoci in particolare su alcuni aspetti:

  • Il ruolo dell’Unione, degli Stati nazionali e delle imprese. Le politiche energetiche sono processi che si strutturano su vari livelli, spesso in maniera contraddittoria o incoerente, tra il piano nazionale e quello sovranazionale, tra obiettivi assunti e azioni concrete. Inoltre le politiche industriali delle singole multinazionali della produzione energetica spesso sono determinanti sia nell’orientare le scelte politiche delle istituzioni, sia nel rendere inefficaci le normative di salvaguardia ambientale previste in un limitato contesto nazionale a causa della loro azione a livello transnazionale. Perciò è fondamentale condividere una analisi delle politiche energetiche nel loro complesso.

  • Gli obiettivi comuni delle lotte ambientali europee. Nel XXI secolo le lotte ambientali si sono diffuse in tutto il mondo e tante sono le esperienze maturate dal basso che dimostrano che è possibile aumentare il benessere sprecando meno risorse ed energia. Il nostro continente è attraversato da piccoli e grandi conflitti, vertenze, proposte. Allo stesso modo le vertenze nazionali per ottenere un cambio di rotta nelle politiche energetiche troppo spesso si limitano entro i confini degli Stati. Per dare maggiore forza alla lotta contro il cambiamento climatico vogliamo individuare alcuni obiettivi che diventino il punto di riferimento delle tante e differenti esperienze per la sostenibilità ambientale nel nostro continente.

  • Il consenso e la partecipazione alla lotta contro il cambiamento climatico. Viviamo un’epoca di crisi economica e sociale devastante. E’ sempre più difficile costruire il consenso intorno alla critica alle politiche energetiche, in una fase in cui il Presidente degli USA smentisce le evidenze scientifiche. Per tutelare la vita e l’ambiente è necessario integrare le lotte apparentemente differenti, dalla rivendicazione di maggiore democrazia e partecipazione fino alla lotta per la giustizia sociale, la giusta transizione, il lavoro dignitoso, fino alla decarbonizzazione della produzione energetica.

Con questi brevi spunti di riflessione vi invitiamo a portare in Assemblea i vostri punti di vista e le vostre esperienze di lotta. A partire da questo momento di discussione sosteniamo la giusta transizione verso un modello energetico democratico ed equamente distribuito, basato su efficienza energetica ed energie rinnovabili!

 

La finanza per il clima: opportunità per le imprese

Convegno organizzato da Confindustria, in collaborazione con Kyoto Club.

Roma

La finanza per il clima: opportunità per le imprese
Roma, 22 marzo 2017 (ore 15-18,30)
Confindustria, Viale dell'Astronomia, 30 - Sala Andrea Pininfarina

Il 22 marzo Confindustria, in collaborazione con Kyoto Club, organizza il convegno "La finanza per il clima: opportunità per le imprese" con l'obiettivo di offrire un approfondimento sugli strumenti e opportunità offerte dalla green finance e climate finance, con uno sguardo agli stumenti a livello internazionale.

All'evento interverranno, tra gli altri, il Vicepresidente di Kyoto Club Francesco Ferrante e il Presidente del Comitato Industria e Ambiente di Confindustria Claudio Andrea Gemme.

Maggiori informazioni

Per info e iscrizioni:
Marco Mannocchi
tel. 06/5903553
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

In allegato il programma (pdf)

allegato Programma (pdf)

 

La nostra Europa – La nostra Europa. Unita democratica solidale

http://www.lanostraeuropa.org/

Il 25 marzo i leader europei saranno a Roma, mentre l’Unione Europea è sull'orlo del collasso. 

Diseguaglianza e insicurezza sociale, diffuse a piene mani dall’austerità e da politiche ingiuste, alimentano culture e movimenti reazionari. Si moltiplicano razzismi, nazionalismi regressivi, muri, frontiere e fili spinati. 

I migranti sono le prime vittime, insieme alla democrazia e ai diritti. Non c’è tempo da perdere. Chiediamo a chi è cosciente del pericolo di mettersi in gioco, di mobilitarsi, di partecipare.

Incontriamoci a Roma dal 23 al 25 marzo, dimostriamo che l’europeismo radicale è forte abbastanza da fermare i mostri della storia europea che paiono tornare. 

23-24 marzo: forum, iniziative e villaggio all’Università La Sapienza. 

Sabato 25 marzo CORTEO per LA NOSTRA EUROPA da Piazza Vittorio alle 11:00 fino al Colosseo.

 

Cari Soci e Amici della Fondazione,

siamo lieti di invitarvi a partecipare all'annuale Meeting di Primavera della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile che quest’anno sarà dedicato a “La Città futura. Presentazione del Manifesto della green economy per l’architettura e l'urbanistica” e si terrà a Roma il 5 aprile 2017 dalle 14:30 alle 18:00 presso la Casa dell’Architettura in Piazza Manfredo Fanti 47.

 

La green economy rappresenta per l’architettura e l’urbanistica una scelta di fondo, imprescindibile e necessaria per trasformare le sfide – ecologiche e climatiche, ma anche economiche e sociali - in straordinarie occasioni di rilancio e riqualificazione delle città. L’incontro, aperto dalle relazioni del Presidente Edo Ronchi e del Prof. Fabrizio Tucci, vedrà la partecipazione di autorevoli relatori che discuteranno e approfondiranno il tema.

 Donwload del Programma del Meeting |link|

Vi ricordiamo che per motivi organizzativi è necessario registrarsi all’incontro compilando il form online al seguente link:

Form di Registrazione Online | link |

In occasione dei sessanta anni dalla firma dei Trattati di Roma ci riuniamo, consapevoli che, per salvare l’Europa dalla disintegrazione, dal disastro sociale ed ambientale, dalla regressione autoritaria, bisogna cambiarla.

Un grande patrimonio comune, fatto di conquiste e avanzamenti sul terreno dei diritti e della democrazia, si sta disperdendo insieme allo stato sociale, a speranze e ad aspettative.

Negli ultimi anni, con trattati ingiusti, austerità, dominio della finanza, respingimenti, precarizzazione del lavoro, discriminazione di donne e giovani, anche in Europa sono cresciute a dismisura diseguaglianza e povertà.

Oggi siamo al bivio: fra la salvezza delle vite umane o quella della finanza e delle banche, la piena garanzia o la progressiva riduzione dei diritti universali, la pacifica convivenza o le guerre, la democrazia o le dittature. Crescono sfiducia, paure ed insicurezza sociale. Si moltiplicano razzismi, nazionalismi reazionari, muri, frontiere e fili spinati.

Un’altra Europa è necessaria, urgente e possibile e per costruirla dobbiamo agire. Denunciare le politiche che mettono a rischio la sua esistenza, esigere istituzioni democratiche sovranazionali effettivamente espressione di un mandato popolare e dotate di risorse adeguate, il rispetto dei diritti sanciti dalla Carta dei Diritti Fondamentali, difendere ciò che di buono si è costruito, proporre alternative, batterci per realizzarle, anche nel Mediterraneo e oltre i confini dell’Unione.

Ci vuole un progetto di unità europea innovativo e coraggioso, per assicurare a tutti e tutte l’unico futuro vivibile, fondato su democrazia e libertà, diritti e uguaglianza, riconoscimento effettivo della dimensione di genere, giustizia sociale e climatica, dignità delle persone e del lavoro, solidarietà e accoglienza, pace e sostenibilità ambientale.

Dobbiamo essere in grado di trasformare il “prima gli italiani, gli inglesi i francesi”, in “prima noi tutte e tutti”, europei del nord e del sud, dell’est e dell’ovest, nativi e migranti, uomini e donne.

Ripartiamo da qui, da Roma, uniti e solidali, per costruire quel campo che, oltre le nostre differenze, nel nostro continente e in tutto il mondo, sappia essere all’altezza della sfida che abbiamo di fronte.

Invitiamo ad aderire a questo appello, a promuovere e inserire in questa cornice comune eventi e appuntamenti nel prossimo periodo in Italia e in tutta Europa, a essere a Roma il 23. 24. 25 marzo per mobilitarci in tante iniziative, incontri, azioni, interventi nella città e realizzare una grande convergenza unitaria.

***Prime adesioni: Arci; Legambiente; CGIL; Rete della Conoscenza; Unione degli Universitari; Transform Italia; A Sud; Acli; Acmos; ACT- Agire, costruire, trasformare; ActionAid; AEDH – Association européenne pour la défense des droits de l’Homme; AOI Associazione Ong Italiane; Arci Servizio Civile; Arcigay; Association Européenne pour la Défense des Droits de l’Homme ; Associazione Botteghe del Mondo; Associazione Callisto – Grecia; Associazione Nazionale per la Scuola della Repubblica; Associazione Per Un’Europa dei Popoli; Associazione Sì alle energie rinnovabili No al nucleare; Assopace Palestina ; Auser; Baobab Experience; Blockupy International ; Casa Internazionale delle Donne ; Centro Einstein di Studi Internazionali (CESI); Centro per la Riforma dello Stato; Centro Studi, formazione, comunicazione e progettazione sull’Unione Europea e la global governance; CEPES ; Cipsi; Città dell’Altra Economia – CAE; Cittadinanzattiva; Civil Society Europe ; Coalizione “Europe We Want”; Cobas; Comitato europeo New Deal 4 Europe; Comitato Nazionale LipScuola; Comitato Promotore Cremonese; Comitato verità e giustizia per i nuovi desaparecidos ; CommonGoodNetwork; Comunità Cristiana di Base Pinerolo ; Concord Europa; Concord Italia; Coordinamento Europeo Via Campesina; Cultura è libertà; DiEM25; DIP – dichiariamo illegale la povertà; Epohi quotidiano – Grecia; Euromed Rights Network; European Alternatives; European Citizen Action Service – ECAS; European Civic Forum; Fairwatch; FEF – Belgio; Fiom Cgil; FISH – Federazione Italiana Superamento Handicap; Fondazione Cercare Ancora; Fondazione Finanza Etica; Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua; Forum Italo Tunisino; FZS – freier zusammenschluss von studentInnenschaften; GENCTUR – Turkey ; Gioventù Federalista Europea; Greenpeace; IBO Italia; ICYE International Office ; il manifesto; Informagiovani; L’altra Europa con Tsipras; Libera; Link Coordinamento Universitario; Lunaria; Mani Tese; Movimento Consumatori; Movimento Difesa del Cittadino; Nicos Poulantzas Institute -Grecia; Noi Siamo Chiesa; ÖH – Österreichische Hochschülerinnen- und Hochschülerschaft; Osservatorio Aids; Parti communiste français; Rete degli Studenti Medi; Rete della Pace; Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese ; Rifondazione Comunista – Sinistra Europea; Sbilanciamoci!; Sinistra Euromediterranea; Sinistra Italiana; SOLIDAR; Tavola della Pace; Transform Europe; UIL; Un Ponte Per..; UNEF – Union nationale des étudiants de France; UNEL (Union national des étudiant-e-s du Luxembourg); Unione degli Studenti; YAP – Youth Action for Peace Italia...

Fukushima sei anni dopo. Masami Yoshizawa è un allevatore. Fin dall’11 marzo del 2011 fa si è rifiutato di abbandonare il suo ranch e di abbattere le sue mucche. «Oggi infatti siamo qui, dice, in perfetta forma»

«Vedi, volevano ammazzarci, ci volevano morti tutti, me e tutte queste povere bestie. E invece siamo qui. In perfetta forma. Abbiamo vinto noi. Banzai». Le «bestie», centinaia di mucche in apparente ottima forma, ci guardano e sembrano annuire, prima di gettarsi sul fieno appena distribuito. Dall’ultima volta che sono stato qui, subito dopo l’incidente nucleare, sembra di stare in paradiso.

 

SEMBRA INCREDIBILE, ma nel deserto nucleare di Fukushima, a pochi chilometri dalla centrale che continua, a distanza di sei anni, a contaminare uno dei suoli più fertili del Giappone, oltre al cervello dei suoi abitanti, c’è qualcuno che festeggia. Masami Yoshizawa, vecchio, irriducibile combattente di mille battaglie.
Dalle lotte studentesche era passato al sindacato, difendeva i precari, quando in Giappone erano merce rara e lui era uno dei pochi che aveva capito come sarebbe andata a finire la favola dell’impiego a vita.

Poi l’incontro con Kazuo Murata, un ex fricchettone che dopo aver venduto una casa di famiglia a Tokyo era andato a vivere a Minamisoma, sulla costa di Fukushima a coltivare ortaggi biologici e allevare le preziose «Kuroushi», le «Mucche Nere» che una volta macellate producono la prelibata – per chi ama il genere – wagyu. I due sembrano affiatati, e nel giro di pochi anni il loro ranch diventa una struttura modello.

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Foto di Marco Casolino

POI PERÒ, L’11 MARZO 2011, arriva l’Apocalisse, o quasi. Senza sapere assolutamente nulla di quello che stava succedendo, i due soci sono costretti a scappare: il governo ha ordinato l’evacuazione immediata. Ma non dice si che si tratta. «Fino dal primo momento volevo restare. Sono stato sempre un bastian contrario. E un curioso. Avevo capito che c’entrava la centrale nucleare, ma volevo restare per vedere cosa succedeva». Murata, meno sognatore, lo trascina via a forza. Fregatene delle mucche, gli urla, qui sta scoppiando il finimondo. Murata se ne farà subito una ragione: fiutato l’affare, sarà uno dei primi a mettersi d’accordo con la Tepco, la società che gestisce, si far per dire, la centrale di Fukushima: in cambio del silenzio e della rinuncia alla concessione, incassa 400 milioni di yen (quasi 4 milioni di euro) e inizia una nuova attività ad Aizu Wakamatsu, aldilà delle montagne.

YOSHIZAWA INVECE decide di tornare. Sfida polizia, Tepco, buon senso e radiazioni e ritorna al ranch, per salvare le «sue» mucche. «Non sono un moralista. Ho allevato mucche per poi macellarle per oltre vent’anni. Ma quando ho saputo che le volevano ammazzare così, a sangue freddo, quasi per punirle di essere sopravvissute e per non ritrovarsele in giro malate e contaminate ho deciso di ribellarmi. E mi sono messo di traverso».
Eccome. Prima ha piazzato un paio di ruspe all’entrata del ranch poi ha installato, con l’aiuto di alcuni simpatizzanti (che per anni hanno continuato ad aiutarlo e oggi sono qui a festeggiare con lui), un paio di telecamere per tenere sotto controllo la situazione (ma anche per trasmettere in diretta eventuali blitz delle autorità) e infine è tornato, come se nulla fosse, a fare il suo lavoro.

L’ALLEVATORE DI MUCCHE da macello che non verranno più macellate. «Già. Ecco perché abbiamo vinto. Perché io sono ancora qui, a fare il lavoro che mi piace e circondato da una natura che pian piano si sta prendendo la sua rivincita – dice mostrando i primi germogli di un pesco – mentre queste mucche, colpite dalla tempesta nucleare, alla fine vivranno più di quanto dovevano. Non sono commerciabili, quindi morranno di vecchiaia. Hanno vinto anche loro. E io sono diventato vegetariano».

Yoshizawa e le sue 300 mucche sono però gli unici a festeggiare. Tutto intorno a loro l’atmosfera è ben diversa. Katsunobu Sakurai, il sindaco di Minamisoma divenuto famoso per il suo appello su YouTube alla stampa straniera («venite qui, per favore, venite a vedere come siamo ridotti. Venite voi, perché la stampa nazionale ha paura e noi siamo abbandonati») è stato appena rieletto per un nuovo mandato, ma è disperato. «Abbiamo fatto l’impossibile per resistere, per non perdere le speranze. Ma non ce la facciamo più. Si può combattere contro la natura, sopravvvivere a terremoti , alluvioni e tsunami. Ma non all’imbecillità, all’arroganza, alla malafede, alla cocciutaggine degli uomini». Sakurai, come la maggior parte della gente – poca per la verità, meno del 30% della popolazione, e quasi tutti anziani – che è rimasta o è tornata, ce l’ha con il governo e con le autorità della centrale, che continuano ad alimentare speranze impossibili, a non mantenere gli impegni, a mentire spudoratamente. Un po’ come avviene da noi, gli dico, sperando di alleviarne le pene: «Già, ma qui siamo in Giappone, e non ci siamo abituati. Il concetto di autorità per noi è sacro, se perdiamo fiducia in chi ci guida è finita. Non si fa più nulla».

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Il nucleare illuminerà il nostro futuro (foto di Pio d’Emilia)

In effetti, non è che si sia fatto molto. E non parliamo solo dell’incidente nucleare, di fatto tutt’ora in corso nonostante il mantra governativo che sostiene il già avvenuto ritorno alla «normalità». Anche dello tsunami. Che vale la pena ricordarlo, provocò quasi 19.000 vittime.

DOPO L’INIZIALE REAZIONE – con il mondo colpito dalla forza di volontà, dalla dignità e dall’efficienza mostrata dal popolo giapponese – la ricostruzione si è come dire, fermata. Per carità, le strade sono pulite, non si vede una maceria in giro, i collegamenti, tranne piccole tratte, ripristinati.

Ma non c’è traffico, segno che l’economia non riparte. L’intera costa del Sanriku, che da Aomori scende giù fino a Fukushima sembra disabitata, anche se i dati ufficiali parlano di oltre il 50% della popolazione che è tornata a viverci e a lavorarci. Ma non è così.

KAZUO SASAKI, che guida un’azienda che lavora il pesce con oltre 200 anni di storia, per esempio, ha deciso di chiudere. L’avevo conosciuto pochi giorni dopo lo tsunami, che stava già lavorando, assieme a tutta la famiglia, per liberare la casa dalle macerie. «Ho resistito fino all’anno scorso – mi dice al telefono, quando lo chiamo, come ogni anno da allora, per salutarlo e sapere come sta – ora la casa l’abbiamo ricostruita e ci avanzano anche dei soldi, di quelli che abbiamo ricevuto. Ma l’azienda no, noin ce la faccio più. Io sono vecchio, pensavo di lasciare tutto a mio figlio. Ma ha preferito andare a vivere a Tokyo, a fare l’impiegato. Ci sto male, malissimo. Ma lo capisco. Abbiamo perso la speranza, le cose non saranno mai più come prima».

Perché? Voi non avete il problema nucleare…«Infatti, il nucleare non c’entra. C’entra il fatto che abbiamo tutti paura. E non ci sentiamo più protetti dalle autorità. Hanno sbagliato tutto, prima, durante e dopo lo tsunami. Non ci fidiamo più. E quindi ho chiuso». Se nel nord del Tohoku, colpito dallo tsunami ma non dall’incidente nucleare la situazione è così drammatica, nella regione di Fukushima è ancora peggio.

NEI PICCOLI PAESI attorno alla centrale, le radiazioni sono impercettibili: attorno a 0.4-0,5 microsievert l’ora. Come nel centro di Roma. Il governo dice che si può tornare, offre ulteriori incentivi a chi lo fa. Ma pochi lo fanno. «Solo vecchietti e sciacalli – afferma Kazuhiro Yoshida, che al momento dell’incidente lavorava per la Tepco ma si è poi dimesso diventando un attivista antinucleare – i vecchietti perché per loro venire a morire nella casa dove hanno vissuto tutta la vita è una cosa molto importante, gli sciacalli perché pensano che qui si possa ancora rubare, truffare, far soldi lavorando al nero per la Tepco…»

Al nero? «Beh, è risaputo che oltre la metà degli operai che lavorano all’interno della centrale, almeno un migliaio, siano precari e non qualificati. Molti hanno contratti regolari, ma poi ricevono una parte in nero, dai “mediatori” ai quali si affidano per trovare il lavoro. Mafiosi, che da subito dopo l’incidente sono arrivati qui e procurano la mano d’opera alla tepco. Se ne sentono di tutti i colori. Perfino che ci siano persone talmente disperate, ingenere debitori di grosse somme, che fanno doppi turni, con nomi falsi». Ed il bello, cioè il bruttissimo, è che si stanno giocando la vita, si stanno avvelenando, per niente. È notizia di questi giorni che il governo ha rivisto i tempi per il decommissionamento: ci vorranno ancora tra i 30 e i 40 anni. Ma la gente può tornare. A fare che?

 

 

COMUNICATO STAMPA


APPROVATO IL PIANO ENERGETICO REGIONALE. ACCOLTE PARTI DELLE PROPOSTE PRESENTATE DA CGIL CISL UIL, ENERGIA PER L'ITALIA, LEGAMBIENTE, WWF, SÌ ALLE RINNOVABILI NO AL NUCLEARE

Ieri l'Assemblea Legislativa ha approvato il Piano Energetico Regionale. Già nella fase in cui era possibile presentare "Osservazioni" al Piano sono state accolte diverse proposte presentate disgiuntamente dagli scriventi. Successivamente Cgil Cisl Uil, Energia per l'Italia, Legambiente, WWF e Si alle rinnovabili No al nucleare hanno deciso di presentare congiuntamente nuove osservazioni al Piano, precisando ulteriormente le proposte precedentemente avanzate, presentando il documento: “Regione Emilia Romagna: faccia scelte più coraggiose sui cambiamenti climatici. Si progetti ora il futuro il cui orizzonte è il 100% rinnovabili.

Il Piano approvato assume come riferimento temporale il 2050 e a quella data “la Regione si impegna nei confronti di una decarbonizzazione dell'economia tale da raggiungere, entro il 2050, una riduzione delle emissioni serra almeno dell'80% rispetto ai livelli del 1990. Tale obiettivo dovrà essere raggiunto, in via prioritaria, attraverso una decarbonizzazione totale della generazione elettrica, un progressivo abbandono dei combustibili fossili in tutti i settori, in primo luogo nei trasporti e negli usi per riscaldamento e raffrescamento” (responsabili del 70% delle emissioni climateranti).

Il riferimento al 2050, che noi abbiamo chiesto - anziché il 2030 come precedentemente previsto, cioè tra 13 anni, è indispensabile se si vuole dare immediatamente avvio alla pianificazione degli strumenti e delle misure, e alla loro attuazione, per cogliere gli obiettivi di decarbonizzazione previsti.

Avevamo proposto di inserire nel piano, apposite agevolazioni fiscali per promuovere gli interventi privati nelle aree del risparmio energetico e della produzione da energie rinnovabili, ma purtroppo questa richiesta non è stata accolta. Auspichiamo che le migliori indicazioni del piano siano coerentemente messe in pratica, a partire dai Piani Triennali di Attuazione.

E’ stato invece istituito su nostra richiesta, un “Tavolo per il monitoraggio delle azioni e dei risultati del Piano” nell’ambito del PTA (Piano Triennale di Attuazione) con la presenza delle parti sociali e delle associazioni ambientaliste, che con cadenza annuale verifichi periodicamente le politiche ed azioni previste nei vari strumenti di programmazione (PER, PRITT, PAIR).

Il PTA è lo strumento operativo del Piano e distribuisce le risorse economiche (in maggioranza fondi comunitari) sulla base di assi di intervento previsti dalla comunità europea e che a nostro avviso essere più efficacemente indirizzate rispetto al passato nei settori della riqualificazione energetica degli edifici e della mobilità sostenibile.

Sulla qualificazione edilizia, urbana e territoriale sono previste, ma dovranno essere ulteriormente incentivate, alcune specifiche sperimentazioni per una riqualificazione energetica di interi edifici, condomini e quartieri (retrofit energetico e adeguamento sismico).

Per la qualificazione delle imprese (industria, terziario e agricoltura), gli incentivi per le diagnosi energetiche dovranno essere subordinati a concreti interventi di efficientemente energetico. In materia abbiamo ravvisato e segnalato che le risorse destinate alla riqualificazione energetica delle piccole e medie imprese non hanno raggiunto nel recente passato gli obiettivi di contenimento delle emissioni clilmalteranti prefissate.

Infine registriamo con soddisfazione che a sostegno dei PAES (Piani d’Azione per l’Energia Sostenibile), dell’utilizzo del bio-metano e sulle comunità solari, sono stati fatti con inserimenti diretti nel Piano, o attraverso Ordini del Giorno, significativi passi avanti.

Dopo l’approvazione del Piano la nostra azione di proposta e di monitoraggio per una regione più sostenibile, come tra l’altro previsto dal Patto per il Lavoro sottoscritto con la Giunta Regionale del luglio 2016, si svolgerà partecipando al “Tavolo per il monitoraggio delle azioni e dei risultati del Piano”, con l'intento di contribuire a raggiungere finalmente al 2050, l’obiettivo della decarbonizzazione regionale.


CGIL CISL UIL ER, ENERGIA PER L'ITALIA, LEGAMBIENTE, WWF, SÌ ALLE RINNOVABILI NO AL NUCLEARE



Bologna, 2 marzo 2017

Abbiamo appena lanciato la petizione "Presidente della Regione Basilicata Marcello Pittella: Fermiamo i pozzi di petrolio in Basilicata" e vorremmo sapere se puoi darci una mano aggiungendo la tua firma e divulgando l'appello.



Il nostro obiettivo è raggiungere più firme possibili. Abbiamo bisogno di tutto il tuo sostegno. Puoi saperne di più e firmare la petizione qui:
Fermiamo i pozzi di petrolio in Basilicata

Grazie!
ScanZiamo le Scorie

Abbiamo appena lanciato la petizione "Parlamento: Manteniamo il "Servizio di maggior tutela" nella fornitura di energia elettrica."
 
Puoi saperne di più e firmare la PETIZIONE QUI

Nel ddl “Concorrenza”, che arriverà in aula del Senato nelle prossime settimane, sono previste diverse misure, anche su materie che riguardano l'energia, tra le quali la fine del “servizio di maggior tutela” per le tariffe elettriche per gli utenti domestici e le piccole imprese.

Oggi sono circa 20 milioni gli utenti domestici che sono restati in questo sistema, mentre chi scelto di passare al “mercato libero”, secondo diverse ricerche, sta pagando tariffe più alte, in particolare le utenze con i consumi minori.

Per questo - associandosi a quanto già richiesto da associazioni sindacali, ambientaliste, dei consumatori – chiediamo un impegno concreto a Governo e Parlamento affinché, nell'esame in aula del ddl Concorrenza, venga cancellata la fine del mercato di maggior tutela, strumento necessario soprattutto per tutelare le utenze più deboli.

 

La tua firma è un passo cruciale iniziale nella partecipazione della campagna "Al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni : Scambiare o vendere energie rinnovabili sia libero per tutti".

Ecco il testo della petizione:

Nella prima settimana di marzo, l’aula del Senato riprenderà l’esame sul ddl Concorrenza.
Su spinta delle Associazioni ambientaliste, dei consumatori e del settore delle rinnovabili e dell’efficienza energetica sono stati presentati emendamenti importanti che riguardano lo sviluppo della generazione distribuita di energia rinnovabile, che potrebbero consentire il ripristino dei “sistemi di distribuzione chiusi”, reti elettriche che permettono di scambiare energia prodotta verso più clienti.

L’utilizzo dei “sistemi di distribuzione chiusi” da parte dei singoli cittadini “prosumers” o da piccole, medie o grandi aziende, rompe definitivamente un sistema basato su forme di oligopolio che scaricano sui costi energetici di ognuno di noi le loro inefficienze, i loro gigantismi organizzativi, i loro sprechi infiniti.

Si tratta di una necessità sulla quale nel luglio del 2016 è intervenuta anche l’AGCM (Aurotità Garante della Concorrenza e del Mercato) ritenendo che gli “ostacoli alle reti private definiscono una discriminazione a favore del modello dominante di organizzazione del sistema elettrico, basato sulla centralizzazione della generazione di energia elettrica in impianti di grandi dimensione e sulla trasmissione e distribuzione attraverso reti pubbliche dell’elettricità e dell’unità di consumo, che riflette per lo più le scelte tecnologiche compiute nel passato e non favorisce le evoluzioni delle reti verso nuovi modelli di organizzazione del sistema elettrico che possono utilmente contribuire al raggiungimento degli obbiettivi generali di convenienza dell’energia per gli utenti, innovazione, sicurezza e sostenibilità finanziaria del sistema elettrico nazionale, oltre che di tutela della concorrenza” chiedendo al Parlamento “ad una revisione ed integrazione della disciplina normativa e regolamentare riguardante i Sistemi di Distribuzione Chiusi, volta a consentire la realizzazione di nuovi reti elettriche private diverse dalla RIU (rete Interna di Utenza) e ad eliminare ingiustificate limitazioni alla concorrenza tra differenti modalità organizzative delle reti elettriche e tra differenti tecnologie di generazione”. Nelle conclusione l’AGCM chiede al Ministro dello Sviluppo Economico, al Presidente della X commisione e ad altre istituzioni di intervenire “ad una revisione ed integrazione della disciplina normativa e regolamentare riguardante i Sistemi di Distribuzione Chiusi, volta a consentire la realizzazione di nuovi reti elettriche private diverse dalla RIU e ad eliminare ingiustificate limitazioni alla concorrenza tra differenti modalità organizzative delle reti elettriche e tra differenti tecnologie di generazione”.
Durante l’esame del ddl concorrenza tenuto nella commissione Industria del Senato, il Governo ha preso perfino un impegno con l ‘approvazione dell’ordine del giorno G/2085/48/10.

La mancata approvazione e la penalizzazione di questi sistemi impedisce ad energie come il fotovoltaico ma anche a tutte le altre fonti rinnovabili, di potersi affermare e diffondere in tutto il territorio nazionale.
L’applicazione di questa riforma non squilibra le reti ma le razionalizza, le rende più programmabili e le accorcia, determinando un’immediato risparmio in termini di efficienza dato che la rete perde in trasmissione almeno il 10% di quando immette.

Sembra che sull’esame del provvedimento in aula il Governo sarebbe intenzionato a chiedere la fiducia sul testo, apportando alcune modifiche.

Per questo chiediamo un impegno concreto a Governo e Parlamento affinché nell’esame in aula del ddl concorrenza venga finalmente approvata questa norma.

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