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Electricity Market Report:

Scenari strategici dopo la fine del mercato regolato

Presentazione Electricity Market Report

25 Ottobre 2017 ore 9.30

Politecnico di Milano - Campus Bovisa, via Lambruschini 4, Edificio BL28 - Aula Magna Carassa Dadda 

 

Tra gli speaker confermati al Convegno saranno presenti:

Enrico Falck - Presidente di FALCK e FALCK ENERGY;  Matteo Codazzi - Amministratore Delegato di CESI; Paolo Grossi - Amministratore Delegato/Managing Director di INNOGY ITALIA; Massimiliano Bignami - Country Manager Italy di ALPIQ; Stefano Cavriani - Direttore Commerciale di EGO TRADE; Luca Cicognani - Direttore unità Grid Automation Italia di ABB; Luca Diomaiuta - Responsabile Servizi Area Gestionale di FEDABO.

Chiuderà i lavori Simone Mori, Presidente di Elettricità Futura.

 

L'Electricity Market Report è il risultato di uno studio estensivo delle trasformazioni in atto nel mercato elettrico (dalla rimodulazione delle tariffe, all'apertura del MSD, dalla diffusione attesa dei sistemi di storage, alla possibile uscita dal meccanismo della tutela ecc.) realizzato attraverso oltre 200 interviste qualificate agli operatori del settore.

Il quadro che ne esce dipinge la situazione attesa del mercato elettrico in Italia nel 2021, con le ripercussioni per i diversi attori della filiera (dagli utenti finali, con il possibile rialzo dei prezzi dell'energia, ai produttori di energia, con la crescita attesa del ruolo dei prosumer, passando per gli operatori della trasmissione e della distribuzione, alle prese con la diffusione dei sistemi di storage).    

L'Electricity Market Report riporta infine i risultati di una estensiva analisi di benchmark che confronta il mercato italiano con quelli di Germania, Regno Unito, Norvegia, Danimarca, Spagna, Francia e Portogallo, contribuendo quindi ad ampliare la visione sui principali trend che stanno modificando il nostro modo di intendere e gestire i mercati dell'energia.

Ai presenti sarà consegnata in omaggio una copia dell'Electricity Market Report - 1a ed.

 

Programma della giornata: 

9.30    Apre i lavori

          Umberto Bertelè, School of Management - Politecnico di Milano

9.45    Presenta il Renewable Energy Report 2017

           Vittorio Chiesa, Energy & Strategy Group - Politecnico di Milano

10.45  Coffee break

11.15  Prima tavola rotonda Partner

12.00  Seconda tavola rotonda Partner

12.45  Intervento conclusivo di Simone Mori, Presidente di Elettricità Futura

13.00  Chiusura dei lavori

 

Per iscriversi cliccareQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo."> qui

LE ISCRIZIONI VERRANNO CHIUSE 3 GIORNI PRIMA DEL CONVEGNO E I DATI INSERITI NEL LINK DI ISCRIZIONE SARANNO UTILIZZATI PER REALIZZARE I BADGE, CHE SARANNO CONSEGNATI AI PARTECIPANTI IL GIORNO DELL'EVENTO 

Vi informiamo che durante l'evento verranno effettuate delle riprese video e scattate delle fotografie a scopo di diffusione via web per attività promozionali e di comunicazione (sito web, mass Media, Social Networks, ecc.)  

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Il titolo è del comunicato di Federconsumatori, che condividiamo, e pubblichiamo sotto, assieme alla dichiarazione della CGIL.

Sulla questione, ed in particolare sulla fornitura di energia elettrica, avevamo lanciato qualche mese fa, una petizione  al Parlamento: Manteniamo il "Servizio di maggior tutela" nella fornitura di energia elettrica."

Nel ddl “Concorrenza”, che arriverà in aula del Senato nelle prossime settimane, sono previste diverse misure, anche su materie che riguardano l'energia, tra le quali la fine del “servizio di maggior tutela” per le tariffe elettriche per gli utenti domestici e le piccole imprese.

Oggi sono circa 20 milioni gli utenti domestici che sono restati in questo sistema, mentre chi scelto di passare al “mercato libero”, secondo diverse ricerche, sta pagando tariffe più alte, in particolare le utenze con i consumi minori.

Per questo - associandosi a quanto già richiesto da associazioni sindacali, ambientaliste, dei consumatori – chiediamo un impegno concreto a Governo e Parlamento affinché, nell'esame in aula del ddl Concorrenza, venga cancellata la fine del mercato di maggior tutela, strumento necessario soprattutto per tutelare le utenze più deboli.

Nonostante il discreto successo delle adesioni, e soprattutto tante altri voci contrarie, oggi 2 agosto, il Governo ha fatto approvare, con voto di fiducia, il decreto in questione che sotto il falso titolo della "libera concorrenza" concede mano libera alle grandi aziende a sfavore dei consumatori.

Il Comunicato di Federconsumatori

Come temevamo è stato approvato con voto di fiducia il DDL Concorrenza.

Un decreto che, come abbiamo sempre affermato, non apporta alcuna novità positiva per i cittadini e sembra scritto su misura delle grandi aziende, specialmente in campo energetico, assicurativo e farmaceutico.

A confermarlo oggi è lo stesso Presidente della X Commissione Industria al Senato, che ha dichiarato come alcune norme contenute nel ddl Concorrenza "ne hanno fatto uno strumento per favorire o salvaguardare alcune grandi aziende come Enel, Generali, Unipol, Walgreens Boots Alliance e Big Pharma".

“La novità apportata dal Decreto che riporterà le conseguenze più dannose per i cittadini è quella che riguarda l’abolizione del mercato tutelato, che consegnerà i cittadini in pasto ad un mercato libero in cui non vi è la minima ombra di competitività e convenienza, ma è ricco di pratiche commerciali scorrette ed abusi.” – sostiene Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori.

Di fatto, l’85% dei circa 23 milioni di clienti del mercato di maggior tutela saranno “regalati” al maggiore operatore nel settore dell’Energia: dal 2019 chi non avrà scelto personalmente una propria compagnia sarà assegnato d’ufficio a quella che in precedenza garantiva la fornitura per conto dell’Acquirente Unico.

Se volessimo dare alle cose il proprio nome, questo si chiamerebbe monopolio, no concorrenza.

Altro grave passo indietro è stato fatto in tema di assicurazione, con il ritiro dell’abolizione sul tacito rinnovo per le polizze assicurative del ramo danni. Tale provvedimento estendeva l’abolizione del tacito rinnovo, pertanto, anche alle polizze del ramo danno non obbligatorie: con la sua eliminazione, ancora una volta, viene definita una norma in base agli interessi delle compagnie assicurative.

Ma l’elemento che giudichiamo più inconcepibile è la scelta del Governo di blindare con un voto di fiducia un provvedimento così delicato e rilevante, che avrà conseguenze estremamente importanti per i cittadini e per la vita delle persone. Favorire la discussione e la condivisione su tale disegno di legge sarebbe stata senz’altro la scelta più lungimirante e rispettosa dei cittadini, ma la ragionevolezza non sembra il tratto distintivo del Governo.

 

La dichiarazione della CGIL  

Ddl concorreza: Filippi (Cgil), stop maggior tutela danneggia utenti

Roma, 2 agosto – “È evidente, anche dalla maggioranza risicata con la quale è stato approvato, che il Ddl concorrenza provoca delle difficoltà reali, una su tutte riguarda la fornitura di energia elettrica, con l'obbligo per l'utente di passare al mercato libero contro il quale ci siamo battuti durante tutto l'iter del provvedimento”. È quanto dichiara il responsabile Politiche energetiche della Cgil nazionale Antonio Filippi.

“La soppressione dal 1 luglio 2018 del mercato di maggior tutela – spiega il dirigente sindacale – comporta un danno notevole per 23 milioni di utenti, tra famiglie e imprese, ai quali questo garantiva un prezzo più basso di circa il 20% rispetto alle tariffe applicate nel cosiddetto 'libero mercato'”.

“La Cgil – ricorda in conclusione Filippi – si è opposta a questa imposizione prevista dal ddl, ritenendo che l'unica regola per il passaggio volontario al mercato libero debba essere la convenienza, non l'obbligatorietà per legge”.
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In una conversazione privata a conclusione della Cop 21, un dirigente ENI prevedeva che il vero vincitore della conferenza di Parigi sarebbe stato il gas: completamente compatibile con il sistema delle grandi infrastrutture, disponibile in grandi quantità con sempre nuove tecnologie, soggetto alle convenienze geopolitiche delle grandi potenze e alle attenzioni politiche dei produttori di armi, meno osteggiato del petrolio e del carbone per i suoi effetti sulle emissioni climalteranti. Insomma, un utile compromesso per gli enormi interessi minacciati dalle rinnovabili e per mascherare e diluire l’urgenza di un cambio radicale di paradigma energetico: la decarbonizzazione innanzitutto.

A distanza di un anno e mezzo quella previsione è più che confermata ed il ritardo nel contenere gli aumenti di temperatura è reso più drammatico, pressoché inarrivabile, ma non esecrato quanto occorrerebbe per l’indifferenza dell’opinione pubblica. Il gas irragionevolmente si impone come la soluzione competitiva che l’economia mondiale (con l’eccezione parziale di Cina, India e Francia) e le multinazionali industriali e dei servizi stanno scegliendo per esternalizzare i costi della catastrofe della biosfera e abbindolare le popolazioni con il mito del ritorno alla crescita, accompagnata dalla riduzione delle tariffe e delle tasse sulle persone fisiche (il prezzo del gas viene tenuto basso, la sua diffusione non è accompagnata da misure di prevenzione private e pubbliche degli effetti nocivi e i danni climatici si abbattono non in generale, ma, per ora,, prevalentemente sugli sfortunati più direttamente colpiti). Dopo gli accordi per non andare oltre l’aumento di 1,5°C, solo il gas – naturale, liquefatto, da scisto, da sabbie bituminose – avanza, in un’autentica guerra commerciale e militare, per prendere tempo fino al 2023, quando i firmatari di Parigi dovranno sottostare a vincoli e verifiche più stringenti. E intanto…a tutto gas!

Se disegnassimo sulle carte geografiche i progetti di gasdotti e le rotte delle navi metaniere avremmo lo stesso effetto delle avanzate delle divisioni in tempo di guerra. I progetti mastodontici fioccano e l’Italia è tra i protagonisti sul fronte della messa in opera e della fornitura di sbocchi. Qualsiasi mare si debba valicare, eccoci pronti: Adriatico (TAP), Mar Nero (Blue Stream), Mar Caspio (Trans Caspian) per contendere alla Polonia, alla Germania e al centro delcontinente l’occasione dell’”hub” del gas fossile europeo.

Ma c’è un altro fronte della guerra in corso che complica le strategie. Il gas liquefatto in partenza e poi rigassificato in arrivo, può viaggiare via mare, essere immesso in cisterne a bassa temperatura dai giacimenti naturali del Qatar, come dai giacimenti di sisto e dalle sabbie bituminose, dopo essere stato trasportato sulle coste americane dai gasdotti cui Trump oggi dà il via libera

 

"È l'inizio della guerra dei prezzi tra il gasolio americano e il gas di condotta che viene da oriente", ha dichiarato Thierry Bros, analista di Société Générale, citato dal WSJ (v. http://it.reporter-ua.ru/il-primo-cisterna-gpl-da-stati-uniti-damerica-e-uscito-in-europa-costringendo-gazprom-per-riflettere-sui-prezzi.html ). Gli analisti dicono che la Russia potrebbe tagliare i prezzi che addebita ai propri clienti europei per cercare di scacciare i nuovi concorrenti statunitensi. Anche se più caro, molti in Europa vedono l'ingresso del gas liquido degli Stati Uniti sul mercato come parte di un più ampio sforzo geopolitico per sfidare il dominio russo delle forniture e mettere in crisi il rapporto Putin-Merkel per la costruzione della condotta North Stream 2 nel Baltico.

E infatti lo scatto americano non si è fatto attendere. A marzo erano già stati consegnati i primi carichi di shale gas al Brasile, con successive spedizioni verso l'Asia. Il 21 aprile il Wall Street Journal aveva informato che una nave metaniera portava per la prima volta gas liquido americano in Europa. Poi le notizie si sono intensificate: il Guardian (http://www.pennenergy.com/articles/pennenergy/2016/03/ineos-intrepid-leaves-u-s-carrying-first-shale-gas-shipment-to-europe.html) informa che 27.500 metri cubi di shale gas sono arrivati in Norvegia. Trump, nel suo discorso a Varsavia ha voluto mandare un chiaro messaggio alla Russia. «Siamo seduti su una grande quantità di energia fossile ed ora siamo esportatori di energia, quindi, se qualcuno di voi ha bisogno di energia, basta che ci dia una telefonata», [così, secondo la trascrizione del suo discorso diffuso dalla Casa Bianca,( http://www.linkiesta.it/it/blog-post/2017/07/07/trump-vuole-sostituire-putin-per-vendere-gas-usa-alleuropa/25847/ )]

Il terminal nel Mar Baltico di Swnoujscie, dove la Polonia già accoglie GNL dal Qatar, sarà ampliato e l’allestimento di terminali per il gas americano nei Paesi Baltici sono la risposta al sollecito, mentre si affaccia in concorrenza anche l’Egitto dopo la scoperta da parte dell’ENI di notevoli giacimenti nel Mediterraneo. Così tutti corrono – un giorno sì e un giorno no – ai terminali del Golfo del Messico, alla corte del Qatar, alle stanze sontuose degli sceicchi arabi o di Al Sisi, dimenticandosi ogni volta di Regeni.

C’è infine la schizofrenia statunitense verso i produttori di gas del Golfo. Dopo l’anatema di Trump e dell’Arabia Saudita verso il Qatar, tre giganti energetici (EXXON, BP e TOTAL) dichiarano il loro sostegno al piano di Doha di aumentare del 30% la produzione entro il 2024. E Washington diventa mediatrice di una lotta di puri interessi, tutti con la puzza del gas, altro che inebriati da essenze religiose! D’altra parte, come ha detto alla Reuters il funzionario di una delle compagnie coinvolte (v. http://nena-news.it/crisi-del-golfo-exxon-shell-e-total-in-soccorso-del-qatar/) : “Cè solo una politica qui –– Si devono fare scelte puramente economiche: essere qatariota in Qatar e emiratino negli Emirati. Non c’è solo Trump a sparare sul clima….

 

 

 

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Puoi saperne di più e firmare la PETIZIONE QUI

Nel ddl “Concorrenza”, che arriverà in aula del Senato nelle prossime settimane, sono previste diverse misure, anche su materie che riguardano l'energia, tra le quali la fine del “servizio di maggior tutela” per le tariffe elettriche per gli utenti domestici e le piccole imprese.

Oggi sono circa 20 milioni gli utenti domestici che sono restati in questo sistema, mentre chi scelto di passare al “mercato libero”, secondo diverse ricerche, sta pagando tariffe più alte, in particolare le utenze con i consumi minori.

Per questo - associandosi a quanto già richiesto da associazioni sindacali, ambientaliste, dei consumatori – chiediamo un impegno concreto a Governo e Parlamento affinché, nell'esame in aula del ddl Concorrenza, venga cancellata la fine del mercato di maggior tutela, strumento necessario soprattutto per tutelare le utenze più deboli.

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Rilanciamo la petizione "Parlamento: Manteniamo il "Servizio di maggior tutela" nella fornitura di energia elettrica."
 
Puoi saperne di più e firmare la PETIZIONE QUI

Nel ddl “Concorrenza”, che arriverà in aula del Senato nelle prossime settimane, sono previste diverse misure, anche su materie che riguardano l'energia, tra le quali la fine del “servizio di maggior tutela” per le tariffe elettriche per gli utenti domestici e le piccole imprese.

Oggi sono circa 20 milioni gli utenti domestici che sono restati in questo sistema, mentre chi scelto di passare al “mercato libero”, secondo diverse ricerche, sta pagando tariffe più alte, in particolare le utenze con i consumi minori.

Per questo - associandosi a quanto già richiesto da associazioni sindacali, ambientaliste, dei consumatori – chiediamo un impegno concreto a Governo e Parlamento affinché, nell'esame in aula del ddl Concorrenza, venga cancellata la fine del mercato di maggior tutela, strumento necessario soprattutto per tutelare le utenze più deboli.

 
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La combinazione tra la riforma del Governo per le tariffe domestiche e per le piccole aziende, avviata l'anno scorso, e la promozione da parte dell'Autorità per indirizzare gli utenti verso i gestori del mercato libero, attraverso uno strano meccanismo denominato “tutela simile”, abolendo il servizio di “maggior tutela”, produrranno un aumento progressivo delle tariffe.

 

Sulla prima questione segnaliamo un articolo di QualEnergia: Bolletta-elettrica-ecco-come-cambia-dal-primo-gennaio , che ha un chiaro incipit:

Vediamo per ogni fascia di consumi come cambiano i conti in bolletta con la nuova fase della riforma della tariffa degli utenti domestici che scatta da gennaio. Nonostante lo spot dell'Autorità, risparmia solo chi consuma più di 2.700 kWh l'anno: a riforma completata 24 milioni di utenze, su circa 30 milioni, spenderanno di più.

 

Sulla questione della cosiddetta “Tutela simile” sul sito dell'Autorità per l'energia elettrica il gas e il sistema idrico, si legge:

Dal 2007 i consumatori domestici e le piccole imprese possono scegliere liberamente il proprio fornitore di energia elettrica. La partecipazione al mercato libero però necessita di un certo grado di informazione e consapevolezza che il consumatore deve acquisire.

Per facilitare questo processo l’Autorità ha istituito, a partire dal 1° gennaio 2017, la Tutela SIMILE al fine di accompagnare il consumatore verso il mercato libero e guidarlo nella scelta di una offerta semplice, consentendogli di comprendere le modalità ed i meccanismi per poter poi scegliere consapevolmente il proprio fornitore.

Al cliente finale che non sceglie il proprio fornitore di mercato libero, anche attraverso la Tutela SIMILE, continuano ad essere applicate le condizioni economiche e contrattuali definite dall'Autorità per il servizio di Maggior Tutela. ...

...Rispetto a oggi, dal 1° gennaio 2017: il prezzo sarà sempre calcolato trimestralmente; tuttavia il metodo utilizzato sarà caratterizzato da un più immediato allineamento con i costi di approvvigionamento sostenuti per servire i clienti; le altre condizioni contrattuali non subiranno variazioni.

Il servizio di Maggior Tutela resterà in vigore fino alla sua rimozione ex-lege.

 

Alcune cose sono più chiare, altre più nascoste, ma le prime domande che ci viene da porre sono: perché deve essere tolto il servizio di maggior tutela, e spingere tutti sul mercato libero? Quando si è già dimostrato, nel corso di tutto l'anno, che gli utenti - in particolare le utenze con minori consumi - che sono passati al mercato libero pagano di più?

La “tutela simile” dovrebbe accompagnare il consumatore verso il mercato libero per tutelarlo, ma il meccanismo ci sembra quasi truffaldino:

l'adesione si può fare esclusivamente attraverso un portale web, dove si potrà scegliere tra un numero limitato di gestori, i quali potranno offrire un bonus una tantum sulla prima bolletta.

Per chi avesse difficoltà ad orientarsi è prevista l'intermediazione di soggetti ‘facilitatori’ (associazioni dei consumatori o quelle di categoria della piccola media impresa), che avranno il compito di informare e semplificare l’accesso all’offerta attraverso il portale web.

E' assolutamente fuori luogo pensare che qualche gestore – oltre a tempestarci di telefonate come già avviene – possa passare qualche provvigione al “facilitatore” che lo consiglia?

Agli utenti che decideranno di non aderire continuano ad essere applicate le condizioni economiche e contrattuali definite dall'Autorità per il servizio di Maggior tutela, ma attenzione, già dal 1 gennaio prossimo, il prezzo potrebbe aumentare, infatti si dice “il metodo utilizzato sarà caratterizzato da un più immediato allineamento con i costi di approvvigionamento sostenuti per servire i clienti”.

Infine, è previsto il termine del regime di Maggior Tutela (come sarà definito dal ddl Concorrenza), ma questo decreto non è ancora (fortunatamente) approvato dal Senato.

Non sarebbe il caso di cercare di fermare tutto questo meccanismo, magari cominciando a prendere posizione contro, evitando da parte delle associazioni di categoria, dei consumatori, degli ambientalisti di collaborare a questa induzione ad un finto "mercato libero" e a una finta concorrenza?

 

 

 

 

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Le Rinnovabili in Italia: 

Le incertezze sui meccanismi di incentivazione e le nuove installazioni, le dinamiche di prezzo dei servizi O&M e la nuova sfida della tariffa elettrica, luci ed ombre del contesto italiano in uno scenario globale di forte ripresa degli investimenti in rinnovabili 

Presentazione del Renewable Energy Report 2016

5 Maggio 2016 ore 9.30

Politecnico di Milano - Campus Bovisa La Masa, via La Masa 34, Edificio B12 - Aula Magna primo piano (L 1.2/L1.3) 

 

893 MW di nuova potenza installata nel 2015 nell’intero comparto delle rinnovabili (fotovoltaico, eolico, idroelettrico, biomasse, etc.) ed un mercato che risente dell'attesa per l'entrata in vigore del nuovo “Decreto Rinnovabili”.

Quali gli scenari possibili da qui al 2020 in termini di nuovi investimenti in tutte le fonti rinnovabili? Quali taglie di impianto esprimeranno le maggiori potenzialità?

Come cambiano i rendimenti economici alla luce dell’attesa modifica delle tariffe elettriche per le utenze residenziali e quali impatti sullaconvenienza ad incrementare l’autoconsumo? Quali dovrebbero essere – in attesa della definizione ufficiale – le tariffe elettriche per gli utenti industriali e commerciali e di servizi per garantire l’esistenza del mercato delle rinnovabili anche nei prossimi anni?

Quali gli impatti attesi sul parco installato? E quali le reazioni degli operatori che gestiscono l’O&M degli impianti, sia in termini di modifica deiprezzi dei servizi che di configurazione dell’offerta?

Il mercato globale delle rinnovabili è invece in forte crescita, con investimenti (oltre 290 miliardi di €) che hanno raggiunto livelli mai visti prima nemmeno negli anni del boom (2010-2011). Quali le opportunità per gli operatori italiani di sfruttare questa crescita? Quale modello di internazionalizzazione stanno adottando Paesi come Spagna e Germania, anch’essi alle prese con la contrazione del mercato interno?

A queste domande risponderà il convegno di presentazione dei risultati del Renewable Energy Report, coinvolgendo come sempre nel dibattito le imprese Partner della ricerca per discutere e approfondire le analisi svolte e renderle strumento di lavoro per tutti coloro che operano o intendono operare nel comparto delle fonti rinnovabili in Italia.

Programma della giornata:

9.30      Apre i lavori

            Umberto Bertelè, School of Management  Politecnico di Milano

9.45      Presenta il Renewable Energy Report 2016

            Vittorio Chiesa, Energy & Strategy Group – Politecnico di Milano

10.45    Coffee break

11.15    Prima tavola rotonda con le imprese Partner

12.00    Seconda tavola rotonda con le imprese Partner

12.45    Chiusura dei lavori 

Ai presenti sarà consegnata in omaggio una copia del Renewable Energy Report 2016 - 2a ed.

Per iscriverti al Convegno clicca Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.">qui

 

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Tariffe elettriche, con la riforma le bollette diventano più care?

Secondo una prassi che ci propina ad ogni alzata dal letto qualche modifica imprevista sulle tariffe o sui risparmi bancari o sull’entrata in vigore della pensione, dal primo gennaio sono state varate le nuove tariffe per l’energia elettrica. Come sempre, strombazzate la sera prima come un colpo di fortuna per i consumatori. Esaminiamone qui la ratio […] 
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Proprio alla vigilia della Conferenza di Parigi sul clima, la Commissione per l'industria, la ricerca, l'energia del Parlamento Europeo, ha approvato la relazione sullo sviluppo di una industria europea sostenibile dei metalli di base. Settori particolarmente impattanti ed energivori, che necessariamente saranno in questione per le misure di contenimento delle emissioni, alla COP21.

Il relatore è stato Edouard Martin, deputato socialista, ex sindacalista francese che ha guidato la lotta contro la chiusura dell'altoforno di ArcelorMittal a Florange.

Il testo affronta tutte le criticità del settore siderurgico europeo (l'import, in crescita, di acciaio cinese a prezzi ai minimi, le questioni energetiche – uno dei nodi nevralgici per la competitività dell’industria -, il sistema di scambio delle quote di emissione, gli impatti sui territori e sulla salute, ecc.). L'approccio e le proposte che avanza non hanno nulla a che fare con la resistenza e la pura difesa dell'esistente (che spesso ha caratterizzato il settore siderurgico) ma, in particolare, sulle innovazioni, recupero di efficienza, politiche energetiche, economia circolare, attenuazione degli impatti e delle emissioni, applicazione delle migliori tecniche disponibili... sono per molti versi innovative e coraggiose.

Il testo è complesso e, per una opportuna valutazione, rimandiamo alla lettura integrale. Clicca qui per scaricare.

La questione ha una certa rilevanza, perché la relazione dovrebbe essere prossimamente adottata dal Parlamento e poi trasformata in direttiva, che i singoli stati dovranno applicare.

Se questa è la prospettiva, diventa importante aprire subito, anche in Italia, un confronto tra tutti i soggetti che hanno titolo e interesse (aziende e loro associazioni, sindacati, ambientalisti, comunità tecnico-scientifiche... oltre naturalmente ai decisori politici) per valutarne l'applicazione al settore siderurgico italiano, che presenta specificità e criticità ulteriori.

Per quanto ci riguarda avanziamo solo alcuni punti, mutuati anche della relazione, che ci paiono centrali:

Il mantenimento di una industria siderurgica europea è necessario, anche per mantenere un ruolo industriale in tutti i settori, incluse le tecnologie più avanzate e la “transizione energetica”, ma questo può avvenire “...solo una politica per l'innovazione ambiziosa, che permetta di offrire prodotti di elevata qualità, efficienti nel consumo energetico e innovativi (per esempio acciai ad alta resistenza ma flessibili) e di sviluppare nuovi processi produttivi, consentirà alla UE di affermarsi di fronte ad una concorrenza globale sempre più dura....anche perché ...esistono ancora notevoli potenzialità di risparmio energetico nell'industria dei metalli di base che potrebbero essere sfruttate in modo efficace attraverso investimenti privati e regimi di sostegno per la modernizzazione degli impianti.

Sulle emissioni climalteranti e la riforma dell'ETS, la relazione sottolinea che la competitività industriale, l'efficienza delle risorse e la riduzione delle emissioni sono obiettivi complementari, poiché, se la produzione europea diventa carbo-virtuosa, la conservazione delle sue quote sul mercato europeo e mondiale costituisce uno strumento efficace per contribuire a una riduzione globale delle emissioni... aggiunge che ciò varrebbe anche per la produzione importata, che soddisfa le stesse norme in materia di efficienza energetica e di emissioni, analoghe a quelle dei beni prodotti nella UE; sottolinea che anche le imprese con sede nei paesi terzi che sono integrate nella catena di creazione del valore devono operare anche nel rispetto degli obiettivi climatici ed energetici fissati dalla UE...Con quest'approccio si avanza la possibilità di una sorta di “carbon tax” attraverso L'adeguamento alle frontiere per il carbonio...

Sempre sull'ETS chiede di modificare il sistema di assegnazione dei diritti di emissione...considerando i gas a effetto serra emessi per tonnellata prodotta e non per impianto... per ...l'importanza di un sistema che renda interessante investire in soluzioni efficienti sotto il profilo energetico. Inoltre, che le quote di CO2 siano divulgate in occasione della pubblicazione dei bilanci annuali delle imprese... che qualsiasi impianto classificato ETS trasmetta ogni anno informazioni complete che integrano la lotta al cambiamento climatico e il rispetto delle direttive della UE in materia di ambiente, sicurezza e igiene del lavoro e siano accessibili ai rappresentanti dei lavoratori nonché ai rappresentanti della società civile.

Sulle questioni energetiche, e gli elevati prezzi dell'energia, gli spunti che la relazione offre sono molti, a partire naturalmente dalla necessità di interconnessione delle reti europee armonizzando i prezzi dell'energia in Europa e tra gli stati membri. A questo fine chiede ...di verificare l'impatto dei vari regimi di sostegno all'energia sui prezzi al dettaglio...di lottare contro gli utili a cascata degli oligopoli privati nel mercato dell'energia...sottolinea che alle aste di energia elettrica annuali si dovrebbe preferire la stabilità di contratti di fornitura di energia a lungo termine.

 

Partendo da queste indicazioni, sarebbe interessante aprire subito un confronto nel nostro paese per possibili interventi, anche immediati, che superino la giungla delle tariffe elettriche per i grandi consumatori garantendo, a determinate condizioni, una sostanziale omogeneità di trattamento.

I punti e le domande da cui partire potrebbero essere:

- tutti riconosciamo la necessità di andare rapidamente verso una razionale integrazione della rete elettrica europea, quali sono oggi gli ostacoli, i vincoli, le criticità, i tempi?

- Siamo in una situazione di eccesso di produzione elettrica rispetto alla domanda (overcapacity) che comporterà anche l'attivazione del capacity payment, ossia una remunerazione per le centrali convenzionali che non producono ma si limitano a mettere a disposizione la capacità produttiva, ovviamente caricando i costi sulle bollette di tutti;

- ha senso oggi estendere ancora il meccanismo dell'interconnector, una misura in parte di importazione solo virtuale (la norma sull'interconnector è un'astuzia – ammette lo stesso Mucchetti, proponente del contestato emendamento sulla nuova connessione con il Montenegro) che di nuovo scarica i costi sulle bollette?

- tenendo conto non degli interessi specifici o delle rendite di posizione di qualcuno, ma dell'efficienza complessiva del sistema paese e del miglior uso di tutte le risorse (tecniche, economiche, ambientali) non sarebbe più logico che, a parità di condizioni tariffarie per i grandi consumatori, invece di chiedere l'impegno ad investire - in futuro – su ulteriori nuove connessioni, si chiedesse l'impegno ad investire subito in interventi di efficienza energetica e di innovazione impiantistica, o ove necessario, in interventi sulle reti locali ?

Tutto questo avrebbe anche l'effetto di ridurre i consumi, diminuire gli impatti e le emissioni, stimolare l'innovazione nei cicli produttivi.

Non è un caso che, generalmente, le aziende che più lamentano problemi per i costi energetici sono proprio quelle che meno hanno fatto per interventi di efficienza e di innovazione.

A questo proposito, sarà utile monitorare l'andamento delle diagnosi energetiche obbligatorie (previste dal decreto sull'efficienza entro il 5 dicembre) per le aziende più grandi e quelle energivore. Ad oggi sarebbero solo qualche centinaio le documentazioni presentate, su una platea di diverse migliaia di imprese coinvolte, e probabilmente da molte vengono considerate solo un ulteriore intralcio burocratico, invece che una opportunità che deve dar luogo ad effettivi interventi di efficientamento e quindi di riduzione dei costi.

Per realizzare questi obiettivi, che non valgono solo per la siderurgia e gli energivori, non servono solo norme precise, ma anche un coinvolgimento diretto dei soggetti economici e sociali che sono in campo, i sindacati, i movimenti sociali e ambientali, le aziende più innovative, devono svolgere un ruolo fondamentale.

 

Vittorio Bardi (Si rinnovabili No nucleare)

 

 

 

 

Published in Cambiamenti climatici

La riforma delle tariffe per i clienti domestici deve favorire efficienza energetica e uso delle rinnovabili. Lo chiedono, in una lettera al presidente dell'Autorità per l'Energia, i presidenti delle commissioni Ambiente di Camera e Senato, Realacci e Marinello, evidenziando le criticità.

Leggi l'articolo su Qualenergia

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