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ICAO agrees on the first measure ever to tackle global aviation emissions - Climate Policy Observer

At the 39th Assembly of the International Civil Aviation Organization (ICAO), Parties have settled an agreement to establish a global market-based measure (GMBM) in order to offset CO2 emissions from the international aviation sector.

According to ICAO, the GMBM will start from 2021 on with a pilot phase until 2023. In the following, there will be a voluntary first phase until 2026. From 2027 on, the measure will be mandatory for all States, with some examptions, such as for least developed countries, small island developing states, landlocked developing countries and states with very low levels of international aviation activity.

The GMBM foresees that greenhouse gas emissions from international aviation will not be avoided directly but they will be offset, as for example through reforestation activities. According to the Guardian, this decision has raised some criticism as it does not set an actual cap on emissions. Moreover, so far no concrete rules for offsetting have been agreed. However, the ICAO agreement includes a review period every three years that might help strengthen the efforts. In addition, the GMBM complements further actions targeted to improve the technical performance of airplanes and to advance sustainable alternative fuels for aviation.

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Siamo entrati nell’Antropocene, adesso usciamone

 

La notizia che le concentrazioni di anidride carbonica (CO2) hanno stabilmente superato la soglia (psicologica) di 400 ppm (parti per milione) è l’occasione per fare il punto della situazione. Le concentrazioni di CO2 in epoca preindustriale – misurabili grazie alle bolle d’aria intrappolate nei ghiacci dei poli – erano di 278 ppm e tali sono stati per un lungo periodo. Questa variazione è il motivo principale (con le concentrazioni di altri gas e la deforestazione) per cui la temperatura media globale del pianeta è già cresciuta di 1°C rispetto all’era preindustriale.

Le concentrazioni di CO2 che osserviamo oggi sono le più alte da circa 1 milione di anni, come finora riscontrate dagli studi paleoclimatici. Questo cambiamento nella composizione dell’atmosfera, assieme ad altri stravolgimenti dei cicli biogeochimici naturali, ha portato a definire la presente epoca come Antropocene – la definizione si deve al Paul Crutzen, Nobel della Chimica – e cioè una nuova era geologica che è iniziata, in cui le attività dell’uomo sono diventate determinanti mettendo fine all’Olocene, era nella quale si è sviluppata la nostra specie.

Anzitutto, è bene ricordarlo, la CO2 è il più importante dei gas a effetto serra, ma non è l’unico. Vanno aggiunti altri gas che pur in concentrazioni inferiori danno un contributo ulteriore al riscaldamento globale (come il metano, il protossido d’azoto, i gas fluorurati, e altri ancora) mentre va sottratto il contributo di raffreddamento degli aereosol (particolato fine) che hanno invece un effetto opposto – riflettendo la luce del sole – di raffreddamento.

Questi contributi possono essere espressi in termini di “CO2 equivalente” e, da questo punto di vista, le concentrazioni dei gas a effetto serra sono in realtà prossime ai 450 ppm e con l’effetto di raffreddamento degli aereosol scenderemmo a circa 410 ppm equivalenti. A 430 ppm la probabilità di superare il 1,5°C sarebbe superiore al 50%, mentre la soglia dei 2°C è a 530 ppm. Abbiamo davvero pochi anni per agire seriamente: le emissioni di gas serra devono scendere e anche rapidamente.
Ciò che finora ha spinto maggiormente questa dinamica dalla rivoluzione industriale ad oggi è l’uso dei combustibili fossili che hanno alterato la dinamica del ciclo naturale del carbonio, rimettendo in circolo grandi quantità finite sottoterra in forma di carbone, petrolio e gas naturale. Le emissioni complessive dal settore della produzione di energia e cemento superano i 35 miliardi di tonnellate di CO2 all’anno. Il motivo per cui le concentrazioni vanno aumentando è che la capacità di assorbimento della biosfera – nelle foreste, negli oceani – non arriva alla metà di quello che viene emesso. E, siccome la CO2 permane mediamente in atmosfera per tempi superiori al secolo, questa va accumulandosi producendo un aumento delle temperature. Peraltro, l’assorbimento di CO2 da parte degli oceani – il gas viene fissato dalle alghe – sta contribuendo ad acidificare i mari, fenomeno che desta preoccupazioni crescenti tra gli esperti per le conseguenze sull’ecosistema marino.

Per evitare il peggio – scenari di aumento della temperatura superiori ai 2°C – è necessaria una rapida inversione di tendenza. L’Accordo di Parigi, raggiunto dopo 25 anni di confronti sterili, ha fissato un quadro politico generale ma gli impegni volontari presi finora com’è noto non bastano. La quantità di emissioni di CO2 che ci porterebbe fuori dall’obiettivo di 2°C è stata stimata in 1000 miliardi di tonnellate dall’era preindustriale: nel 2011 già metà di questa quantità era stata emessa e per questa ragione le emissioni vanno pressoché azzerate nella seconda metà del secolo.

Vedremo se la COP 22, che si tiene a Marrakech in Marocco a partire dal 7 novembre manterrà la dinamica dell’Accordo di Parigi che sarà appena entrato in vigore, con un tempo quasi record e mai visto negli accordi ambientali internazionali. E cioè se farà progressi la revisione degli impegni volontari che deve procedere più rapida: per evitare il peggio non mancano né la tecnologia né le risorse finanziarie, quello che scarseggia infatti è il tempo. E la natura non sente ragioni politiche.

* L’autore è direttore di Greenpeace Italia


 

 

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Urgente il passaggio del testo al Senato

A Marrakech necessari impegni ambiziosi e concreti

Dopo il sì della Camera alla ratifica dell’Accordo di Parigi, urge il passaggio del testo al Senato. Il tempo stringe e difficilmente l’Italia si presenterà a Marrakech alla 22esima Conferenza delle Parti sui cambiamenti climatici, in programma dal 7 al 18 novembre, con la legge in tasca. Un danno per il nostro Paese in primis e per l’Unione europea tutta nonostante la ratifica comunitaria, secondo la Coalizione italiana clima, che torna a sottolineare come arrivare tardi mini la credibilità dell’impegno europeo sul clima affermato negli ultimi 10 anni.

La ratifica è un primo indispensabile atto di serietà se si vuole lavorare davvero per l’attuazione del trattato alla COP22 di Marrakech, dove è necessario prendere impegni stringenti, concreti, globali, seri ed ambiziosi, e immediatamente mettersi all’opera per rispettarli.

Vi si affronteranno, fra le altre, questioni riguardanti le strategie di mitigazione dei cambiamenti climatici, la giusta transizione a un'economia a zero emissioni di carbonio, i finanziamenti e le scelte strategiche necessarie per affrontare le drammatiche conseguenze dei cambiamenti climatici che già oggi subiamo; la sfida è di primaria importanza, eppure ad oggi, i decisori del mondo intero hanno dato risposte insoddisfacenti quando non proprio nulle. La Coalizione Clima, che nel nostro paese raggruppa più di 200 tra organizzazioni, enti, associazioni agricole, e anche tantissimi singoli cittadini, chiede a gran voce a tutti i decisori di agire con rapidità ed efficacia, prendendo misure coraggiose.

E per fare sentire la voce dei popoli, in primis quelli già colpiti da questi cambiamenti, la Coalizione Clima chiama alla mobilitazione i cittadini da una riva all’altra del Mediterraneo e del Sahel, prima e durante la COP22, promuovendo una serie di iniziative. La Coalizione aderisce, inoltre, all’Odissea, che farà tappa in Italia, a Porto Torres, il 23 ottobre: l’Odissea delle Alternative Ibn Battûta, che è frutto dell’impegno di decine di organizzazioni e movimenti popolari d’Africa e d’Europa.

Dal 19 ottobre al 10 novembre 2016, due imbarcazioni solcheranno il mare collegando sei tappe, dalla Spagna fino al Marocco, passando per la Francia, l’Italia, la Tunisia e l’Algeria. Un’Odissea per collegare popoli, crisi e soluzioni, resilienze e alternative, in una rotta comune di solidarietà e cooperazione che attraversa il nostro mare, quel Mediterraneo afflitto dalla crescita dell’intolleranza, dalle tensioni, dai conflitti armati, dalle fughe e dalle morti. Di fronte ai cambiamenti climatici e ai muri in filo spinato, le genti del Mediterraneo vogliono mettersi in rete per uno sforzo comune (qui il video che presenta l’iniziativa). Il 23 ottobre le due barche saranno a Porto Torres, accendendo i riflettori su una realtà costretta a un pesante cambiamento climatico e a una crisi ambientale.

Il bacino del Mediterraneo e il Sahel sono luoghi in cui si stanno avverando stravolgimenti di grande portata. Se i grandi produttori di gas a effetto serra non diminuiranno sensibilmente il loro impatto, nei prossimi 35 anni, 290 milioni di persone in queste aree subiranno la penuria d’acqua potabile. Le acque superficiali aumenteranno da 2°C a 4°C in meno di un secolo, impattando pesantemente sulla produttività delle attività economiche e sulla biodiversità. Le soluzioni e le prospettive alternative esistono, resistono e si sviluppano. Riguardano l’energia, l’abitare, i trasporti, le nuove tecnologie, l’agricoltura, la pesca, l’artigianato, la salute, la cultura, l’industria, il turismo, la difesa della biodiversità e delle risorse naturali… Milioni di persone sono impegnate ovunque, immaginando e realizzando il mondo del futuro.

Roma, 20 ottobre 2016

 

 

 

 

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Accordo di Parigi, non saremo tra coloro che decidono – Giornalisti Nell'Erba

Roma, 14 ottobre 2016 – Non ci facciamo una bella figura di fronte al mondo. Non ci facciamo una bella figura in Marocco. Dopo il rifiuti-gate di questa estate (2500 tonnellate di ecoballe italiane scaricate nel porto di El Jadida che hanno scatenato le ire degli ambientalisti non solo marocchini mettendo in difficoltà entrambi i ministri dell’ambiente Hakima El Haite e Gian Luca Galletti), ora siamo obbligati a mancare all’appuntamento pre-COP22 dedicato ai ministri dell’ambiente degli Stati che hanno già ratificato l’Accordo di Parigi, previsto per il 18 e 19 ottobre. E mancheremo pure la prima CMA, ossia la 1 ° sessione della Conferenza delle parti che funge da riunione di chi ha ratificato l’accordo di Parigi (CMA1), in programma il https://vimeo.com/user70318769/zerkalo-1xbet 1xbet.zerkalo.bet 15 novembre a Marrakech.

Questo perché non abbiamo ancora ratificato. Lo faremo certamente, ma non in tempo per essere tra coloro che daranno avvio alla fase pratica dell’Accordo. Il regolamento parla chiaro: alla pre-COP22 di mercoledì prossimo partecipano coloro che

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