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Attenzione

1. In Italia, la produzione massiccia di rifiuti radioattivi è cessata con il definitivo spegnimento delle centrali nucleari, avvenuto a seguito del referendum popolare del novembre 1987. È infatti all’interno dei reattori nucleari di grandi dimensioni che si formano le maggiori quantità di materie radioattive che vanno poi a costituire, in ultima analisi, i rifiuti.
Quantità minori di radioattività, e quindi di potenziale contenuto dei rifiuti radioattivi, hanno continuato e continuano ancora oggi a prodursi in quattro reattori di ricerca di più piccole dimensioni, tuttora in esercizio, e in diverse altre installazioni, destinate principalmente alla produzione di radiofarmaci, o vengono importate per essere impiegate nell’industria, nella ricerca e, soprattutto, per usi medici.
Per effetto del decadimento, che avviene in tempi più o meno lunghi a seconda dei diversi radionuclidi, la quantità totale di radioattività contenuta nei rifiuti si è andata progressivamente riducendo. Nelle stime, si è passati, ad esempio, dai 10 milioni di GBq del 1994 ai 5,5 milioni del 2007, ai circa 3 milioni di oggi (il becquerel – simbolo Bq – è l’unità di misura della quantità di radioattività, o più esattamente di attività; qui è utilizzato il multiplo GBq, un miliardo di becquerel). Questa riduzione, però, sarà sempre più lenta, man mano che si abbasserà, sino ad estinguersi, la presenza dei radionuclidi a vita più breve ed emergeranno quelli a vita lunga o lunghissima.

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