Convegno FREE “La transizione energetica alla sfida dell’occupazione” Roma , 21 Giugno 2019 ore 15.00

sala Angiolillo presso palazzo Wedekind in piazza Colonna n. 366 a Roma

15.00 – Apertura dei lavori

GB Zorzoli, Presidente FREE – Relazione introduttiva: I nodi della riconversione produttiva

Luca Benedetti, Head of Energy Studies, Statistics and Sustainability, GSE – I risvolti occupazionali della transizione energetica.

Giuseppe Artizzu, Executive Director, Strategy and Development, Engie Eps – Lo sviluppo nell’industria dell’accumulo chimico come nuovo sbocco occupazionale

Livio de Santoli, Prorettore alle Politiche Energetiche, Sapienza Università di Roma – Traiettorie evolutive della formazione del settore dell’energia

Ne discutono:

Edoardo Zanchini, Vice Presidente Legambiente

Gianna Fracassi, Vice Segretario Generale CGIL

Antonello Gisotti, FIM CISL

Tavola Rotonda coordinata da Francesco Ferrante (Vice Presidente FREE)

Gianni Girotto (Presidente X Commissione del Senato), Gianluca Benamati Vice Presidente della X Commissione Camera), Rossella Muroni (VIII Commissione della Camera dei Deputati), Luca Squeri (Membro della X Commissione della Camera dei Deputati)

Allegati:

12 . 04 – Brindisi – LA TRANSIZIONE ENERGETICA VERSO LA DECARBONIZZAZIONE

Organizzato da Distretto Tecnologico Nazionale sull’Energia

Lo scopo della giornata di studio è principalmente quello di promuovere un “focus” sulle strategie dei principali stakeholders pubblici e privati impegnati nella transizione energetica del nostro paese verso la decarbonizzazione e la più ampia valorizzazione dei principi dello sviluppo sostenibile.

Parteciperanno alla giornata di studio, come riportato nel programma allegato, esponenti del Governo Nazionale e Regionale, autorevoli rappresentanti del mondo scientifico e della ricerca, nonché di imprese operanti nel settore energetico a livello nazionale e internazionale.

23 . 2 – Roma – la Coalizione Clima organizza un Seminario sulla “Giusta Transizione”

Sabato 23 febbraio 2019  ore 10 – 17 
c/o Legambiente Nazionale via Salaria, 403 Roma
Seminario sulla “Giusta Transizione”


Le organizzazioni della rete della Coalizione Clima, a partire dalla bozza di “Manifesto per la Giusta Transizione” (allegata) intendono avviare questo primo approfondimento, il testo, con gli arricchimenti che verranno dal seminario, potrà essere assunto a conclusione della giornata.

Comunicazioni introduttive:
- La transizione energetica, a livello globale, e le possibili ricadute sulle politiche industriali e l'occupazione Prof. Giovan Battista Zorzoli, Presidente Coordinamento Fonti Rinnovabili e Efficienza Energetica (FREE);

- Finanza sostenibile, fondi europei, sussidi Prof. Aldo Ravazzi, Esperto italiano presso i gruppi economia e ambiente, green growth, green economy e sviluppo sostenibile (OCSE e Commissione Europea);

- Le competenze e i nuovi profili professionali per l'ambiente e la transizione.
Segue il dibattito. Stiamo raccogliendo le prime richieste per alcuni interventi programmati, che saranno intervallati con, e a seguire, gli interventi liberi dei partecipanti (dandosi tutti dei tempi contenuti). [E' prevista una breve interruzione per il pranzo, in forma autofinanziata]

segreteria@coalizioneclima.it


MANIFESTO DELLA GIUSTA TRANSIZIONE


Giusta Transizione è un'espressione, entrata a far parte del linguaggio comune di chi si occupa di cambiamento climatico.
E' il risultato dell'incontro tra le istanze ambientaliste e per uno sviluppo sostenibile attento alle istanze sociali sia a livello locale/nazionale che a livello internazionale, con l'impegno del movimento sindacale globale che da anni si batte per la giustizia climatica, rivendicando l'urgenza di decarbonizzare l'economia, ma senza che a pagarne le conseguenze siano i lavoratori e le comunità dipendenti economicamente dalle fonti fossili, sia in Italia che nei paesi impoveriti.
L'espressione Giusta Transizione riassume in sé l'insieme delle misure per garantire un cambiamento equo verso la sostenibilità, attraverso politiche sociali ed economiche, investimenti sostenibili, promozione di lavoro dignitoso, creazione di posti di lavoro sostenibili, protezione sociale e politiche attive del mercato del lavoro, sostegno al reddito, riqualificazione, dialogo sociale e rispetto dei diritti del lavoro.


La lotta per la Giusta Transizione ha trovato riconoscimento nelle linee guida dell'ILO ed è entrata nel Preambolo dell'Accordo di Parigi, in cui le Parti si sono impegnate a tenere conto “dell'imperativo di una Giusta Transizione per la forza lavoro e della creazione di posti di lavoro decorosi e di qualità, in linea con le priorità di sviluppo definite a livello nazionale”.
Negli anni il concetto di Giusta Transizione si è allargato e ha assunto un significato più ampio e trasformativo. L'attuale dibattito sulla Giusta Transizione non si limita alle misure occupazionali nella decarbonizzazione ma allarga la visione per attivare un processo di radicale cambiamento del modello di sviluppo verso un modello economico che tenga conto di tutti gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) democratico, “ecologicamente sostenibile, equo e giusto per tutti, con l'obiettivo della piena occupazione, in cui tutti i lavori sono sostenibili e dignitosi, le emissioni nette sono azzerate, la povertà è eradicata e le comunità sono fiorenti e resilienti”.


Il perseguimento della Giusta Transizione riguarda l'ambiente, la democrazia, l'accesso all’energia per tutti, il controllo democratico dell'energia e delle reti, la giustizia sociale, i diritti umani, l'equità di genere, la difesa dei diritti delle popolazioni indigene e l'autodeterminazione delle comunità.
Per raggiungere questi obiettivi di giusta transizione è necessario attivare percorsi democratici e partecipativi con il pieno coinvolgimento di tutta la società civile, delle parti sociali, degli enti locali, delle comunità coinvolte, delle associazioni e dei movimenti impegnati nell'azione per il clima, delle Università e dei ricercatori. Per essere giusta la transizione deve garantire il rispetto dei diritti umani a tutti i livelli.
Abbiamo contestato l'esclusione dei diritti umani dal Rulebook dell'accordo di Parigi perché solo tenendo insieme l'obiettivo di 1.5°C, con il rispetto di tutti i diritti umani, a partire dal diritto alla pace, l'equità sociale, di genere e intergenerazionale, la sicurezza alimentare, la tutela dell'ecosistema e della biodiversità, la partecipazione e i diritti delle popolazioni indigene, potremmo avere una transizione giusta e un processo sostenibile.


Nel nostro paese non è ancora stato fatto niente di concreto per la Giusta Transizione, nel 2017 è stata approvata la SEN (strategia energetica nazionale) con cui il nostro paese ha deciso, giustamente, il phase out del carbone nella generazione elettrica entro il 2025, ma non è stata fatta contemporaneamente una valutazione degli effetti occupazionali di questa decisione.
Il nuovo Governo, in continuità con i precedenti, sta ignorando la questione e non sta attivando percorsi democratici e partecipativi per la definizione di un Piano per la Giusta Transizione, del Piano nazionale clima-energia, previsto dalla Governance europea sull'energia, né di una Strategia per la decarbonizzazione al 2050. Tutti strumenti pianificatori urgenti e necessari per garantire il contributo del nostro paese alla lotta al cambiamento climatico e alla Giusta Transizione.
Sempre in continuità con il passato, anche nei testi ad oggi disponibili della Legge di Bilancio 2019, non c’è una visione sistemica né una previsione degli investimenti necessari per infrastrutture per le energie rinnovabili, digitalizzazione delle reti, efficienza energetica degli edifici, mobilità sostenibile e ricerca e sviluppo in questi settori, mentre si continuano ad assicurare circa 16 miliardi annui di sussidi dannosi per l'ambiente, e alle fonti fossili.


Le nostre proposte per realizzare la Giusta Transizione in Italia:


confermare il phase out del carbone al 2025;


attivare immediatamente percorsi democratici e partecipativi
a livello centrale con il pieno coinvolgimento di parti sociali, Enti locali, comunità e società civile per la definizione di Piano per la Giusta Transizione, Piano clima-energia, Strategia per la decarbonizzazione al 2050, con l'obiettivo di rafforzare e accelerare l'azione per il clima in linea con le indicazioni dello Special Report 1,5° dell'IPCC;


una riforma fiscale ambientale per orientare il mercato verso produzioni e consumi sostenibili, l'eliminazione dei sussidi alle fonti fossili e dannosi per l'ambiente, la revisione dell'utilizzo dei proventi delle aste del sistema ETS di scambio delle quote di carbonio, il taglio delle spese militari e l’aumento di quelle per cooperare alla transizione giusta nei paesi impoveriti con maggiori risorse per iniziative di adattamento e mitigazioni;


adeguati investimenti pubblici per la creazione di posti di lavoro dignitosi nei settori che riducono le emissioni e aiutano le comunità ad adattarsi ai cambiamenti climatici, per la realizzazione di infrastrutture per le energie rinnovabili, per l'efficienza energetica e la digitalizzazione delle reti, lo sviluppo di città sostenibili, la mobilità sostenibile, interventi di prevenzione e messa in sicurezza del territorio e per i piani di adattamento al cambiamento climatico;


apertura immediata di un tavolo di contrattazione Governo-parti imprenditoriali e organizzazioni sindacali per la definizione delle misure di Giusta Transizione, riconoscendo il contributo che i lavoratori delle industrie dei combustibili fossili hanno dato alla prosperità di oggi e attivando sostegno al reddito, opportunità di riqualificazione e ricollocazione nei nuovi posti di lavoro e sicurezza della pensione per i lavoratori più anziani;


investimenti pubblici in formazione, ricerca e tecnologia per la sostenibilità, cercando di prevedere il lavoro del futuro e favorire la riconversione dei lavori attuali. L'intervento pubblico a sostegno di ricerca, innovazione tecnologica, digitalizzazione e automazione, deve essere finalizzato prioritariamente alla trasformazione sostenibile di tutti i settori del sistema produttivo;


promuovere la democrazia energetica e la lotta alla povertà energetica, in Italia e nei paesi impoveriti, attraverso il controllo democratico delle risorse energetiche e la definizione di strumenti di partecipazione democratica per le scelte strategiche del paese e per la realizzazione delle opere e infrastrutture necessarie, comprese quelle energetiche;


Tutto questo può essere realizzato non solo con queste precise scelte a livello centrale, ma anche articolandole ai livelli settoriali e territoriali, e nella dimensione esterna. Perciò è necessario un impegno coerente da parte di tutti i soggetti in campo, da parte:
- del mondo produttivo, a partire dai settori imprenditoriali più innovativi e dalle rappresentanze dei lavoratori, impegnate nella contrattazione delle condizioni di lavoro e della qualità sociale e ambientale dello sviluppo;
- dell'associazionismo ambientale e sociale, dai comitati dei cittadini e dei consumatori, delle competenze tecniche e scientifiche;
- degli Amministratori locali (Regioni, Comuni, ecc.) che hanno specifiche competenze su tutte queste materie;
- dai singoli cittadini, che possono contribuire a praticare e diffondere stili di vita e di consumo più sostenibili, verso una “Giusta Transizione”.

L’ARIA CHE TIRA SUL PIANETA – di Mario Agostinelli

vi invito a scaricare una pubblicazione online che punta al capovolgimento dell’ossessione dei migranti che Salvini e Trump inculcano nella popolazione, lucrando un nefasto consenso. Gli interessi economici e politici dominanti e le loro élite ci dicono che non dobbiamo preoccuparci del cambiamento climatico. “Non preoccuparti delle minacce ad altre specie che scompaiono e mutano sotto i nostri occhi: la società umana – ci viene spesso detto – è diversa”. Può evolversi rapidamente con mezzi economici e tecnologici e quindi adattarsi al riscaldamento globale, che dal suo punto di vista può essere visto come un cambiamento lento e “graduale”. Ciò di cui viene convinta la società globale è solo un aumento del disagio, piuttosto che un massiccio sconvolgimento sociale ed una imponente dislocazione territoriale. “Tocca ai poveri pagarne il prezzo: ai ricchi una crescita armata ed escludente, ai poveri e agli impoveriti emigrazione, naufragi e respingimenti”. Ma in una unica Terra ci si salva o ci si perde solo insieme

L’ARIA CHE TIRA SUL PIANETA è un testo di 65 pagine in forma di appunti, per rimarcare quanto la vulgata di una invasione del nostro Paese da parte degli immigrati

 sia lontana dalla realtà e costituisca uno strumento di distrazione dalle autentiche emergenze: distruzione del pianeta, guerre, corsa al riarmo, migrazione forzata, sfruttamento del lavoro e della natura a tutte le latitudini, cultura dello scarto, spregio del vivente, primato della finanza e violazione dei diritti civili e sociali. Fenomeni interconnessi che richiedono una alleanza convinta e vasta per il clima, la Terra e la giustizia sociale. Un discorso che esce dagli specialismi – anche quelli umanitari – partendo da una constatazione: “L’apatia del cambiamento climatico, non la negazione, è la più grande minaccia per il nostro pianeta”.

Potete scaricare il testo sia in formato pdf che e-pub (per telefonini, tablet e e.book) da: https://www.energiafelice.it/laria-che-tira-sul-pianeta-2/

E’ stata pubblicata dal MISE la proposta di Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima

Il testo e scaricabile qui.
Piano Nazionale Energia e Clima: proposta incompleta

  • Edo RonchiPresidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile

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L’8 gennaio 2019 è stata resa nota la proposta di Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNEC) inviata a Bruxelles dal Ministero dello Sviluppo Economico in concerto con il Ministero dell’Ambiente e con quello dei Trasporti.

Come previsto dal Regolamento sulla Governance dell’Unione dell’Energia (il Regolamento 2018/1999/EU adottato poche settimane fa), il documento sarà oggetto di discussione in sede europea nei prossimi mesi, per arrivare a una versione definitiva entro la fine del 2019.

Il PNEC contiene gli obiettivi per l’energia e il clima che gli Stati Membri si impegnano a raggiungere entro il 2030. Il documento dovrebbe anche indicare gli strumenti – le politiche, le misure e le relative coperture economiche – attraverso i quali, credibilmente, si intendono raggiungere tali obiettivi.

I target al 2030 di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra sono suddivisi fra settori regolati dalla Direttiva ETS (grandi impianti, grandi emettitori) e gli altri settori (come i trasporti, riscaldamento, agricoltura, rifiuti e piccoli impianti) rientranti nel Regolamento Effort Sharing (ESR).

Per la parte ETS l’obiettivo a livello europeo al 2030 consiste in una riduzione delle emissioni del 43% rispetto al 2005: con le misure del Piano si avrebbe invece, secondo le stime del Governo, uno scenario con una riduzione del 55,9%.

Per la parte ESR l’obiettivo 2030 indicato per l’Italia dalla UE è pari a un taglio delle emissioni del 33% sempre rispetto al 2005: con le misure del Piano, sempre secondo le stime del Governo, si avrebbe uno scenario di riduzione del 34,6%.

Nel complesso, rispetto al 1990, con i due scenari stimati dal governo si arriverebbe a una riduzione complessiva delle emissioni nazionali di gas serra del 37%. Si tratta di un valore inferiore di quello medio fissato a livello europeo al 40%, che sappiamo non essere in traiettoria con l’obiettivo di contenimento dell’innalzamento della temperatura globale al di sotto dei 2°C, stabilito dall’Accordo di Parigi.

Il PNEC indica anche i target sulle fonti rinnovabili e sull’efficienza energetica. Per le rinnovabili al 2030 lo scenario di piano prevede di raggiungere il 30% dei consumi finali lordi: un valore inferiore all’obiettivo europeo del 32% e lontano da quel 35% che l’attuale governo aveva sostenuto, prima dell’estate scorsa, nel corso della trattativa europea sulla nuova Direttiva rinnovabili (RED II).

Tale obiettivo sarebbe così articolato: il 55,4 % di rinnovabili nel settore elettrico (16 Mtep), il 33% in quello termico (14,7 Mtep) e il 21,6% nel settore trasporti (2,3 Mtep, calcolate utilizzando i moltiplicatori previsti dalla RED II).

Nel complesso, i consumi finali da fonti rinnovabili passerebbero secondo lo scenario di Piano dagli attuali 21 Mtep a 33 Mtep nel 2030: in media, quindi, circa 1 Mtep in più ogni anno. Per quanto riguarda l’efficienza energetica, il Piano al 2030 prevede una riduzione dei consumi finali di energia del 40%rispetto allo scenario tendenziale definito prima della crisi (PRIMES 2007): una performance migliore dell’obiettivo europeo del 32,5% posto dalla nuova Direttiva sull’efficienza energetica (EED II), che comporterebbe una riduzione dei consumi finali dagli attuali 116 Mtep a poco più di 100 Mtep nel 2030.

La proposta di Piano riporta un elenco articolato di misure. Tuttavia, gli impatti attesi sono presentati per lo più in maniera aggregata e non specificati per ogni singola misura. Senza la quantificazione di tutte le misure specifiche, e delle relative coperture economiche quando necessarie, non è possibile valutare l’effettiva adeguatezza degli strumenti indicati in relazione agli obiettivi indicati.

Il problema è riconosciuto nella proposta di Piano che annuncia che dovrebbe essere in tal senso integrato, prima dell’approvazione della versione finale prevista per fine 2019, durante la consultazione che è stata annunciata e la realizzazione della VAS (valutazione ambientale strategica) che si farà su questa proposta.

Si tenga infine presente che, entro il 2020, è prevista una revisione al rialzo dei target nazionali (ed europei) per allinearli alle traiettorie dell’Accordo di Parigi. Per non dover cambiare il piano fra due anni, sarebbe bene prevedere già da ora anche uno scenario con target più avanzati necessari per rispettare gli impegni di tale accordo e assicurare quindi un quadro di riferimento più stabile per le politiche energetiche del prossimo decennio.