FORUM: UN’ALLEANZA PER IL CLIMA, LA TERRA E LA GIUSTIZIA SOCIALE – Milano 19 gennaio

Laudato sì

FORUM: UN’ALLEANZA PER IL CLIMA, LA TERRA E LA GIUSTIZIA SOCIALE
FORUM UN’ALLEANZA PER IL CLIMA, LA TERRA E LA GIUSTIZIA SOCIALE
Milano, 19 gennaio 2019 Palazzo Reale
Un’iniziativa promossa dal gruppo consiliare Milano in Comune
in collaborazione con:
Laudato sì, Osservatorio Solidarietà, Associazione Diritti e Frontiere (ADIF), CostituzioneBeniComuni.

Continua a leggere qui.

“2018: il quarto anno più caldo a livello globale, il più caldo di sempre in Italia” – su Climalteranti.it

L’analisi dei dati ad oggi disponibili mostra che anche il 2018 appena terminato si colloca tra gli anni caldi della storia recente del nostro pianeta, anche se non ha battuto il record del 2016. Secondo i due centri internazionali CRU e GISS, infatti, le anomalie di temperatura media globale rispetto al periodo 1890-1909 dovrebbero risultare rispettivamente di 0,95 e 1,07 °C, valori che, nella classifica degli anni più caldi, collocano il 2018 al quarto posto, tra il 2014 ed il 2015.

Per l’Italia i dati dell’ISAC-CNR mostrano come il 2018 è stato l’anno più caldo degli ultimi 219 anni

Da svariati anni preparo questo post sul riassunto delle temperature dell’anno appena trascorso, utilizzando i dati estratti dal database NCEP/NCAR, della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), l’agenzia governativa statunitense che si occupa di meteorologia e clima. Quest’anno invece non è stato possibile, in quanto dallo scorso 23 dicembre il Dipartimento del commercio degli USA, da cui dipendono quasi tutte le agenzie federali, ha finito i soldi ed ha mandato molte persone a casa o in vacanza non retribuita, o li ha obbligati a lavorare in condizioni di volontariato. Come risultato, anche i portali web sono stati “temporaneamente” chiusi o fortemente ridotti. Nel caso del portale della NOAA, appare il seguente messaggio: “A causa della scadenza degli stanziamenti del Congresso per l’anno fiscale 2019, il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti è chiuso. I siti web del dipartimento del commercio non saranno aggiornati fino a nuovo avviso“, e rimane un menù minimale con i soli dati meteorologici misurati e previsti per gli USA. Questo tipo di situazioni non è una novità, visto che ad esempio nel 2018 era già capitato altre due volte, durante lo spazio di un weekend. Ora la situazione appare più ingarbugliata: il provvedimento che sanava la situazione è stato respinto dal Presidente Trump in persona.

In mancanza dei dati dal portale NOAA, proviamo quindi a fare una valutazione usando i database climatici più noti. Uno è sicuramente quello della CRU (Climatic Research Unit) della East Anglia University, il cui database HadCRUT4 globale è scaricabile qui. E l’altro è quello del GISS (Goddard Institute for Space Studies) della NASA, il cui database GISST è accessibile da qui. Per ovviare al problema del dato mancante relativo a dicembre 2018 (che verrà fornito in seguito, dopo i controlli di circostanza), abbiamo usato il valore del dicembre 2017. Questa sostituzione, a giudicare dai valori relativi all’ultimo sessantennio, comporta un errore medio tra 0,00 e 0,01 °C, ed un errore massimo pari a ±0,04 °C per i dati HadCRU e ±0,03 °C per i dati GISST, che non cambiano in modo significativo il risultato.

Tenendo conto del diverso periodo climatico a cui si riferiscono i due database, e riferendo entrambi i valori al primo trentennio di cui abbiamo i dati globali (1880-1909), si ottiene per il database HadCRUT4 il valore di anomalia di 0,95 °C, che si colloca al quarto posto in graduatoria dopo gli 1,15 °C del 2016, gli 1,11 °C del 2015, gli 1,03 °C del 2017 e prima degli 0,93 °C del 2014. Per il database GISS, invece, l’anomalia risulta di 1,07 °C, e tale valore risulta sempre al quarto posto dopo gli 1,24 °C del 2016, gli 1,14 del 2017, gli 1,11 °C del 2015, e prima degli 0,98 °C del 2014. Che l’annata 2018 si andasse a collocare al quarto posto nella classifica degli anni più caldi, del resto, emergeva già dalle analisi fatte sulla base dei dati relativi ai primi sette mesi del 2018 dalla NOAA (il link era questo: ora è oscurato, ma forse quando gli USA risolveranno la loro situazione potrebbe tornare visibile – in particolare, c’era scritto “La temperatura media globale di luglio 2018 è stata di 0,75 °C al di sopra della media del 20° secolo di 15,8°C, e la quarta più alta di luglio dall’inizio dei record  nel 1880”), e sono state poi ribadite in seguito.

A qualcuno piace caldo, 10 anni dopo – su Climalteranti.it

A qualcuno piace caldo, 10 anni dopo

Poco più di 10 anni fa ho pubblicato il mio primo libro “A qualcuno piace caldo”, in cui avevo scelto di spiegare il problema dei cambiamenti climatici a partire dalle teorie “alternative” a quella proposta dalla (già allora) stragrande maggioranza della comunità scientifica. Teorie che 10 anni fa trovavano spazio molto più facilmente su giornali e televisioni. Dopo un’introduzione sui temi delle inevitabili incertezze presenti nella scienza del clima e della necessità e importanza del consenso scientifico (Parte 1), avevo mostrato lo scarso spessore di queste teorie (Parte 2), che si rifacevano a miti e storielle già più volte confutate nella letteratura scientifica. La parte più impegnativa è stata raccontare i soggetti che le propagandavano (Parte 3), il loro linguaggio e il loro contesto, cercando di far intuire le ragioni (es. esibizionismo, narcisismo, necessità di visibilità politica) che motivavano alcuni a proporre sistematicamente un vero e proprio negazionismo climatico. Nella parte “In limine” (Parte 4) avevo infine mostrato l’impreparazione del mondo dell’informazione e di suoi autorevoli protagonisti nell’affrontare questo grande problema.

Il libro ha avuto un discreto successo, anche fra gli addetti ai lavori, e questo ha fatto piacere.  L’idea di fondare Climalteranti è nata anche sulla spinta dei riconoscimenti ricevuti, e sull’importanza di aggiornare costantemente le analisi contenute nel libro.

Dopo dieci anni, mi sembra che il libro sia tuttora utile perché gli argomenti del negazionismo climatico non sono cambiati. Invece la loro confutazione è stata rinforzata da migliaia di nuovi articoli scientifici, come spesso mostrato su questo blog.

Molte voci del negazionismo d’allora si sono spente, altre affievolite; solo pochi (es. i proff. Battaglia e Zichichi) hanno continuato imperterriti la loro litania, raggiungendo punte di palese insensatezza (es. questo ultimo scritto di Zichichi).

Alcuni capitoli del libro sono stati disponibili da sempre sulla pagina di Climalteranti. Visto che dopo due edizioni andate esaurite il libro non sarà ristampato, col permesso dell’editore (Edizioni Ambiente) ho messo i 5 file delle parti del libro su questa pagina, per chi lo volesse leggere.

Indice

Parte 1 – Un’introduzione al negazionismo climatico

Parte 2 – Argomenti negazionisti

Parte 3 – Profili negazionisti

Parte 4 – In limine

Parte 5 – Riferimenti

Buona lettura.

Testo di Stefano Caserini, con contributi di Mario Grosso e Sylvie Coyaud

Francia, la petizione ecologista sfida lo Stato. È «l’affare del secolo» – di Anna Maria Merlo su il manifesto

Clima. Quattro ong chiedono il rispetto degli impegni presi con la Cop21, altrimenti si rivolgeranno alla giustizia. Raccolte 1,8 milioni di firme in dieci giorni, un record storico. Il ministro dell’Ecologia riceverà le associazioni a gennaio

Manifestazione per il clima a Parigi
Manifestazione per il clima a Parigi

Anna Maria Merlo PARIGI

Edizione del 28.12.2018

Pubblicato 27.12.2018, 23:28

Non si sono ancora esauriti gli effetti della petizione contro l’aumento delle tasse sui carburanti, che hanno scatenato il movimento dei gilet gialli, che già un’altra petizione – più potente come numero di firme raccolte in soli 10 giorni, un record storico – scuote di nuovo governo e presidente: L’Affaire du siècle ha raccolto 1,8 milioni di firme per un ultimatum alle autorità, a cui viene chiesto di rispettare gli impegni della Cop21 sulla lotta al riscaldamento climatico. Il testo della petizione è stato spedito all’Eliseo, a Matignon e ai parlamentari il 18 dicembre e se non ci saranno risposte soddisfacenti le 4 organizzazioni ecologiste all’origine dell’iniziativa a marzo si rivolgeranno al tribunale, per denunciare lo stato per «carenza colpevole».

L’iniziativa è partita dalla Fondation pour la Nature e l’Homme (fondata da Nicolas Hulot, ex ministro dell’Ecologia), da Notre Affaire à tous, da Greenpeace France e da Oxfam France, la diffusione sulle reti sociali è stata immediata, anche grazie alla partecipazione di nomi noti del mondo dello spettacolo, come le attrici Marion Cotillard e Juliette Binoche. La petizione, che mette lo stato con le spalle al muro rispetto all’azione contro il riscaldamento climatico, «rimette al centro del dibattito questo argomento occultato dalle questioni sociali con i gilet gialli – spiega Audrey Pulvar, ex giornalista presidente della Fondation pour la Nature – ma noi non opponiamo le due cose». La minaccia di denunciare lo stato non è una novità: già l’Olanda è stata condannata due volte, a partire da iniziative analoghe, per non aver messo in atto la riduzione delle emissioni di Co2, mentre nella stessa Francia, in passato, lo stato ha ricevuto una condanna per la proliferazione delle alghe verdi in Bretagna, per la carenza di protezione dall’amianto (la Francia è molto in ritardo rispetto all’Italia su questo fronte) e per la mancata applicazione di una direttiva Ue sulla qualità dell’aria. Quest’autunno ci sono state tre marce per il clima in Francia, molto seguite, a settembre, ottobre e dicembre (in pieno movimento dei gilet).

Il ministro della Transizione ecologia, François de Rugy, riceverà le ong della petizione a gennaio. De Rugy ritiene che «il successo di questa petizione è forse una replica al movimento dei gilet gialli che a volte parlano dell’ecologia come di un problema». Ma per de Rugy «non è un tribunale che può abbassare l’effetto serra, non tocca ai giudici forzare il governo». Le ong interrogano il governo sul rispetto dell’Accordo di Parigi e intendono verificare se è stata intrapresa la strada per ridurre entro il 2020 le emissioni di gas a effetto serra del 14% e del 20% il consumo di energia, aumentando contemporaneamente del 23% le energie rinnovabili.

La Francia pretende di rispettare meglio di altri i parametri e di dover fare meno sforzi, ma se c’è minore emissione di Co2 di altri paesi Ue è dovuto al peso del nucleare (71% dell’energia elettrica).

Un big bang sociale per salvare la terra – di Roberto Barbiero *

La conclusione della Cop 24 di Katowice, con qualche timido avanzamento tecnico per rendere operativo l’Accordo di Parigi, non poteva certo salvare il mondo dagli effetti devastanti dei cambiamenti climatici.

Ci si aspettava, forse, almeno qualcosa in più, ma la vera spinta al cambiamento della direzione di marcia per difendere la vita delle specie minacciate (a cominciare da quella umana) difficilmente arriverà dall’Onu e dai governi. Intanto, l’aumento anomalo delle temperature dell’Artico incide, ad esempio, nel comportamento della cosiddetta corrente a getto in quota che, di fatto, è responsabile dei fenomeni che si osservano in Europa. Siccità anomale, come quella della primavera e dell’estate del 2018 nell’Europa settentrionale, e le intense piogge che hanno colpito l’Italia a fine ottobre, sono conseguenze attribuite proprio alle modifiche delle correnti a getto

Leggi tutto su Comune.info.net

*climatologo dell’Osservatorio Trentino sul Clima

Articolo pubblicato grazie alla collaborazione con l’Agenzia di Stampa Giovanile presente alla Cop24 di Katowice nel progetto “Visto Climatico”