Venerdì per il clima: Kyoto Club lancia un ciclo di webinar

Venerdì per il clima

In occasione dei “Fridays for Future” in tutto il mondo, nelle piazze delle principali città, centinaia di giovani studenti manifestano per il clima. Kyoto Club auspica che il movimento ambientalista si allarghi e prenda piede anche in Italia, così come sta avvenendo con successo in altri paesi.
Anche Kyoto Club vuole dare voce agli studenti che ogni venerdì scioperano per il clima, verso la marcia in programma in tutto il mondo il prossimo 15 marzo.
L’Associazione organizza un ciclo di webinar gratuiti dedicati al tema e rivolti agli studenti. I webinar saranno trasmessi in diretta streaming il 6, l’8 e 14 marzo. Partecipa anche tu!

WEBINAR E MATERIALE DIDATTICO

I webinar saranno trasmessi in diretta streaming come da programma seguente:

  • Mercoledì 6 marzo 2019, ore 10:30
    Webinar 1 – Venerdì per il clima: la sfida lanciata dalle nuove generazioni
    Gianni Silvestrini – Kyoto Club
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  • Giovedì 7 marzo 2019, ore 10:30
    Webinar 2 – Il cambiamento climatico non è la sola sfida: dobbiamo uscire dall’Antropocene
    Federico Butera – Politecnico di Milano
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  • Venerdì 8 marzo 2019, ore 10:30
    Webinar 3 – Le opportunità della green economy
    Silvia Zamboni – Giornalista ambientale
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  • Giovedì 14 marzo 2019, ore 10:30
    Webinar 4 – Cambiamenti climatici: quali rischi e opportunità?
    Francesco Ferrante – Kyoto Club
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  • Giovedì 14 marzo 2019, ore 11:00
    Webinar 5 – Buone pratiche sostenibili per il futuro del nostro pianeta
    Annalisa Corrado – Kyoto Club, AzzeroCO2
    ( ISCRIVITI ORA )

Prendiamoci in mano i destini della Terra e obblighiamo i governi a seguirci. Un appello sull’esempio di Greta Thunberg,

Il mondo è attraversato da due crisi globali profondamente correlate, quella ambientale e quella sociale. Esse hanno una radice comune nell’attuale modello di crescita economica: la spoliazione e il saccheggio delle risorse naturali, caratteristici della modalità dominante di produzione e consumo. Una crescita senza limiti e iniqua a spese della biosfera e delle generazioni future.

Il consumo delle risorse naturali procede al di fuori di ogni razionalità: le trivellazioni e le prospezioni per l’estrazione degli idrocarburi continuano a crescere in modo esponenziale, mentre buona parte delle riserve conosciute deve rimanere non utilizzata, la caccia ai minerali rari preziosi per l’innovazione tecnologica non ha quartiere, e le miniere all’aperto trasformano i territori in enormi aree industriali dismesse, le montagne vengono decapitate, le terre divorate. In America Latina, Asia e Africa sempre più grandi foreste, terre comunitarie, bacini fluviali e interi ecosistemi vengono spogliati e le comunità sfollate. La diversità biologica viene costantemente ridotta, a rischio tutte le barriere coralline come la Grande australiana coi suoi 3000 km e il respiro degli oceani è soffocato dalla plastica.

E, soprattutto, è in atto quella che è stata chiamata “la più grande minaccia di questo secolo”: il cambiamento climatico, la transizione all’instabilità climatica che si abbatte su uomini e cose con l’intensità degli eventi meteorologici estremi, mentre si estendono le aree desertiche, cresce la siccità, si addensa negli ultimi vent’anni il numero dei massimi di temperatura media della terra. La calotta artica si è spaccata nel 2006 aprendo la caccia senza regole al suo sottosuolo, nel 2017 si è staccato dall’Antartide un “iceberg” più grande della Liguria.  

Continuare così non è possibile, incalcolabili le violenze e i danni alla biosfera in cui viviamo, rubato il futuro alle generazioni che verranno. Impariamo a rispettare il vivente, consapevoli e responsabili delle altre specie con cui condividiamo il pianeta.

I governi di tutto il mondo, colpevolmente lenti nell’applicare il Protocollo di Kyoto (2005) e oggi in ritardo nell’attuare gli impegni ratificati con l’Accordo di Parigi (2016), devono accelerare la loro azione per fare più efficacemente fronte al cambiamento climatico e mantenere l’impegno preso di contenere l’aumento della temperatura media globale entro 1,5 °C.

Lo sconquasso del clima è causa di migrazioni interne e della fuga disperata delle popolazioni più povere e vulnerabili, colpite da fame, sete e malattie endemiche, marginalizzate nei loro territori, spesso nel nome stesso dello sviluppo e dell’innovazione. I rischi dovuti ai disastri ambientali accrescono tensioni e conflitti e nel 2017 hanno causato, da soli, l’esodo di 60 milioni di rifugiati ambientali, ma saranno quattro volte tanti nel giro di soli vent’anni.

Occorre “costruire ponti” senza ridurre tutto alla sola questione dell’accoglienza e della sicurezza, ponti capaci di ridurre la distanza tra chi ha troppo e chi non ha abbastanza, tra l’opulenza e la povertà, come indicato dagli obiettivi globali dell’Agenda 2030 proposta dalle Nazioni Unite.

Occorre modificare i nostri stili di vita, le nostre culture e il nostro modo di pensare se vogliamo dare futuro al futuro. Decarbonizzare l’economia sostituendo i combustibili fossili con le fonti rinnovabili, trasformare i rifiuti in nuovi prodotti com’è tecnologicamente possibile, eliminare progressivamente la plastica usa-e-getta, fare di più con meno, organizzare la società della sufficienza affinché ogni risorsa sia utilizzata senza sprechi e nel modo più appropriato fino all’autogestione, privilegiare l’acquisto di beni durevoli sostenibili, praticare il commercio equo e solidale e la finanza etica: sono i passaggi fondamentali verso quella “conversione ecologica dell’economia e della società” – una nuova alleanza tra uomo e natura e degli uomini tra loro – che pensatori e movimenti hanno proposto da oltre trent’anni e che ha trovato una sua lettura di alto valore spirituale nella Laudato si’ di Papa Francesco.

Quest’azione di cambiamento richiede un impegno quotidiano di tutti ma anche grandi mobilitazioni. Per questo vogliamo sostenere le considerazioni e le richieste dei giovani che in tutto il mondo, seguendo l’esempio di Greta Thunberg, manifestano e scioperano il 15 marzo 2019.

Prendiamoci in mano i destini della Terra e obblighiamo i governi a seguirci.

PRIMI FIRMATARI

Massimo Scalia CIRPS  –  Aurelio Angelini CNESA2030-Unesco  –  Daniela Padoan Ass. LAUDATO SI’ – un’alleanza per il clima, la terra e la giustizia sociale –  Roberta Cafarotti  Dir. Scient. EARTHDAY ITALY  –  Vanessa Pallucchi Vice Pres. LEGAMBIENTE Pippo Onufrio  Dir. Gen. GREENPEACE ITALIA  –  Enzo Naso Dir. CIRPS – Gianni Silvestrini Dir. Scient. KYOTO CLUB  –  Ermete Realacci Pres. SYMBOLA – Maria Grazia Midulla Resp. Energia WWFMario Agostinelli Pres. ENERGIA FELICE –  Marialuisa Saviano Pres. IASS – Mario Salomone Segr. Gen. WEEC NETWORK –  Sergio Ferraris Dir. QUALE ENERGIA –  Vittorio Bardi Pres. SÌ ALLE RINNOVABILI, NO AL NUCLEARE –  Paola Bolaffio Dir. GIORNALISTI NELL’ERBA – Gianni Mattioli CNESA2030-Unesco Serenella Iovino Coord. ENVIRONMENTAL HUMANITIES Michela Mayer CNESA2030-Unesco Marco Fratoddi Dir. SAPERE AMBIENTE –  Monica D’Ambrosio Giornalista –  Paolo Bartolomei Commiss. Scient. DECOMMISSIONING – Anna Re Univ. IULM, Milano  –  Ilaria Romano Giornalista  –  Gianluca Senatore  Univ. LA SAPIENZA-Roma  – Pasquale StiglianiSCANZIAMO LE SCORIE”, ScanzanoGian Piero Godio PRO NATURA, Vercelli – Filippo Delogu CNESA2030-Unesco – Silvia Zamboni Giornalista Enzo Reda MOV. ECOLOGISTA – Linda Maggiori Blogger Giuditta Iantaffi Coord. Doc. GIORN. NELL’ ERBA – Oreste Magni ECOISTITUTO-VALLE DEL TICINO –  Lucia Lombardo Studentessa  Giurisprudenza, Univ. LA SAPIENZA-RomaAnastasia Granito Studentessa Studi Orientali, Univ. LA SAPIENZA-Roma – Lara Attiani Studentessa Liceo MACHIAVELLI, Roma – Giulia Apicella studentessa Liceo TOUSCHEK, Grottaferrata (RM) – Elena Faustina Beste Studentessa Liceo SCUOLA GERMANICA, Roma – Francesca Contu Studentessa Liceo Classico DETTORI, Cagliari –  Marco Del Signore Liceo Scientifico CAVOUR, RomaDavide Volpi Studente Scuola Media P. VIRGILIO MARONE, Pomezia (RM) – Laura Sciarretta, Studentessa Scuola Media ALBERTO SORDI, Roma – Elia Pistono, Studente Scuola Elementare BERTINETTI, Vercelli  – Mia Pistono Studentessa Scuola Elementare BERTINETTI,  Vercelli

Le adesioni possono essere date sul sito del Comitato Naz per l’Educazione alla Sostenibilità, CNESA2030, https://www.facebook.com/events/293537414674819/

o anche sul sito della rivista .ECO – sul seguente sito https://rivistaeco.it/prendiamoci-in-mano-i-destini-della-terra-e-obblighiamo-i-governi-a-seguirci/

oppure su change.org,
http://chng.it/VGZPqWwYPV

Buon #climatestrike su Climalteranti.it

Il 15 marzo in tutto il mondo ci sarà una grande mobilitazione contro i cambiamenti climatici, fatta da tanti giovani che hanno raccolto l’appello lanciato dalla sedicenne svedese Greta Thunberg. Climalteranti con questo post invia un messaggio di appoggio a tutti i manifestanti.

Care ragazze e cari ragazzi,
Grazie della vostra iniziativa. Siamo un gruppo di studiosi che da più di 10 anni su questo blog cerca di far capire gli aspetti scientifici e strategici dell’evoluzione del clima, e le loro implicazioni.
Il clima è cambiato anche in passato, per cause naturali. Quello che contraddistingue la situazione attuale è la rapidità del cambiamento ed il fatto che sia dovuto alle attività umane, all’enorme quantità di gas climalteranti che rilasciamo nell’atmosfera, con varie conseguenze tra le quali un rapido innalzamento delle temperature globali.
Gli effetti sono e saranno principalmente negativi nella maggior parte del nostro Pianeta. Non abbiamo tempo per elencarli tutti, ne citiamo sei: le estati più torride, gli eventi meteorologici estremi sempre più frequenti, gli allagamenti nelle zone costiere, il rischio di gravi carenze idriche, una maggiore diffusione di malattie tropicali e l’acidificazione degli oceani.
Dobbiamo quindi affrontare il problema rapidamente e con grande decisione, non è più il momento di discutere e temporeggiare.
Un primo passo è la mitigazione, ovvero prevenire il problema, per prima cosa riducendo drasticamente le nostre emissioni climalteranti. Ma non basta. Anche se le azzerassimo subito, il clima continuerebbe a cambiare per decenni, se non secoli, a venire. Questo perché molte sostanze, una volta emesse nell’atmosfera, vi rimangono molto a lungo.
Un secondo passo è quindi l’adattamento ai cambiamenti già in atto e che inevitabilmente continueranno in futuro, in altre parole aumentare la resilienza della nostra società ai rischi del cambiamento climatico.
In tutto questo, i giovani sono coloro con meno colpe ma anche i più colpiti, visto che chi oggi è già anziano non vedrà le conseguenze peggiori dei cambiamenti climatici. Ma i giovani sono anche coloro che più potranno fare, oggi ed in futuro, per limitare i danni inevitabili e prevenire gli altri.
E questo è il terzo passo, altrettanto, se non più, importante: la mobilitazione dei giovani per incitare governi, ma anche famiglie ed amici, ad agire contro il cambiamento climatico. Si può fare tantissimo sia a livello individuale che collettivo. Ridurre gli spostamenti non essenziali e privilegiare i mezzi pubblici o la bicicletta; risparmiare energia e scegliere una fornitura elettrica da fonti rinnovabili; fare attenzione nei propri gesti quotidiani come produrre meno rifiuti, differenziare i restanti e non sprecare acqua o cibo; ridurre il consumo di carni rosse – la cui produzione causa emissioni molto elevate di gas climalteranti. Sono passi semplici che, se seguiti da tutti, possono dare un forte contributo.
Ma è indispensabile anche l’azione politica, la pressione verso i nostri governanti perché facciano scelte che favoriscano l’evoluzione della produzione elettrica verso energie rinnovabili, l’economia circolare, l’eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili, un’efficace prevenzione (i.e. ben pianificata e finanziata) dei rischi del cambiamento climatico. Ed è importantissima l’azione culturale, una migliore educazione sulla sostenibilità ambientale e sui cambiamenti climatici nelle scuole e università, una migliore informazione, perché si comprenda la necessità di vivere all’interno dei limiti del nostro pianeta.
Vi sosteniamo e speriamo che la vostra generazione prenda in mano i pochi e sparsi progressi fatti finora, e indichi una strada per fare di più e di meglio.

Il Comitato Scientifico di Climalteranti

23 . 2 – Roma – la Coalizione Clima organizza un Seminario sulla “Giusta Transizione”

Sabato 23 febbraio 2019  ore 10 – 17 
c/o Legambiente Nazionale via Salaria, 403 Roma
Seminario sulla “Giusta Transizione”


Le organizzazioni della rete della Coalizione Clima, a partire dalla bozza di “Manifesto per la Giusta Transizione” (allegata) intendono avviare questo primo approfondimento, il testo, con gli arricchimenti che verranno dal seminario, potrà essere assunto a conclusione della giornata.

Comunicazioni introduttive:
- La transizione energetica, a livello globale, e le possibili ricadute sulle politiche industriali e l'occupazione Prof. Giovan Battista Zorzoli, Presidente Coordinamento Fonti Rinnovabili e Efficienza Energetica (FREE);

- Finanza sostenibile, fondi europei, sussidi Prof. Aldo Ravazzi, Esperto italiano presso i gruppi economia e ambiente, green growth, green economy e sviluppo sostenibile (OCSE e Commissione Europea);

- Le competenze e i nuovi profili professionali per l'ambiente e la transizione.
Segue il dibattito. Stiamo raccogliendo le prime richieste per alcuni interventi programmati, che saranno intervallati con, e a seguire, gli interventi liberi dei partecipanti (dandosi tutti dei tempi contenuti). [E' prevista una breve interruzione per il pranzo, in forma autofinanziata]

segreteria@coalizioneclima.it


MANIFESTO DELLA GIUSTA TRANSIZIONE


Giusta Transizione è un'espressione, entrata a far parte del linguaggio comune di chi si occupa di cambiamento climatico.
E' il risultato dell'incontro tra le istanze ambientaliste e per uno sviluppo sostenibile attento alle istanze sociali sia a livello locale/nazionale che a livello internazionale, con l'impegno del movimento sindacale globale che da anni si batte per la giustizia climatica, rivendicando l'urgenza di decarbonizzare l'economia, ma senza che a pagarne le conseguenze siano i lavoratori e le comunità dipendenti economicamente dalle fonti fossili, sia in Italia che nei paesi impoveriti.
L'espressione Giusta Transizione riassume in sé l'insieme delle misure per garantire un cambiamento equo verso la sostenibilità, attraverso politiche sociali ed economiche, investimenti sostenibili, promozione di lavoro dignitoso, creazione di posti di lavoro sostenibili, protezione sociale e politiche attive del mercato del lavoro, sostegno al reddito, riqualificazione, dialogo sociale e rispetto dei diritti del lavoro.


La lotta per la Giusta Transizione ha trovato riconoscimento nelle linee guida dell'ILO ed è entrata nel Preambolo dell'Accordo di Parigi, in cui le Parti si sono impegnate a tenere conto “dell'imperativo di una Giusta Transizione per la forza lavoro e della creazione di posti di lavoro decorosi e di qualità, in linea con le priorità di sviluppo definite a livello nazionale”.
Negli anni il concetto di Giusta Transizione si è allargato e ha assunto un significato più ampio e trasformativo. L'attuale dibattito sulla Giusta Transizione non si limita alle misure occupazionali nella decarbonizzazione ma allarga la visione per attivare un processo di radicale cambiamento del modello di sviluppo verso un modello economico che tenga conto di tutti gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) democratico, “ecologicamente sostenibile, equo e giusto per tutti, con l'obiettivo della piena occupazione, in cui tutti i lavori sono sostenibili e dignitosi, le emissioni nette sono azzerate, la povertà è eradicata e le comunità sono fiorenti e resilienti”.


Il perseguimento della Giusta Transizione riguarda l'ambiente, la democrazia, l'accesso all’energia per tutti, il controllo democratico dell'energia e delle reti, la giustizia sociale, i diritti umani, l'equità di genere, la difesa dei diritti delle popolazioni indigene e l'autodeterminazione delle comunità.
Per raggiungere questi obiettivi di giusta transizione è necessario attivare percorsi democratici e partecipativi con il pieno coinvolgimento di tutta la società civile, delle parti sociali, degli enti locali, delle comunità coinvolte, delle associazioni e dei movimenti impegnati nell'azione per il clima, delle Università e dei ricercatori. Per essere giusta la transizione deve garantire il rispetto dei diritti umani a tutti i livelli.
Abbiamo contestato l'esclusione dei diritti umani dal Rulebook dell'accordo di Parigi perché solo tenendo insieme l'obiettivo di 1.5°C, con il rispetto di tutti i diritti umani, a partire dal diritto alla pace, l'equità sociale, di genere e intergenerazionale, la sicurezza alimentare, la tutela dell'ecosistema e della biodiversità, la partecipazione e i diritti delle popolazioni indigene, potremmo avere una transizione giusta e un processo sostenibile.


Nel nostro paese non è ancora stato fatto niente di concreto per la Giusta Transizione, nel 2017 è stata approvata la SEN (strategia energetica nazionale) con cui il nostro paese ha deciso, giustamente, il phase out del carbone nella generazione elettrica entro il 2025, ma non è stata fatta contemporaneamente una valutazione degli effetti occupazionali di questa decisione.
Il nuovo Governo, in continuità con i precedenti, sta ignorando la questione e non sta attivando percorsi democratici e partecipativi per la definizione di un Piano per la Giusta Transizione, del Piano nazionale clima-energia, previsto dalla Governance europea sull'energia, né di una Strategia per la decarbonizzazione al 2050. Tutti strumenti pianificatori urgenti e necessari per garantire il contributo del nostro paese alla lotta al cambiamento climatico e alla Giusta Transizione.
Sempre in continuità con il passato, anche nei testi ad oggi disponibili della Legge di Bilancio 2019, non c’è una visione sistemica né una previsione degli investimenti necessari per infrastrutture per le energie rinnovabili, digitalizzazione delle reti, efficienza energetica degli edifici, mobilità sostenibile e ricerca e sviluppo in questi settori, mentre si continuano ad assicurare circa 16 miliardi annui di sussidi dannosi per l'ambiente, e alle fonti fossili.


Le nostre proposte per realizzare la Giusta Transizione in Italia:


confermare il phase out del carbone al 2025;


attivare immediatamente percorsi democratici e partecipativi
a livello centrale con il pieno coinvolgimento di parti sociali, Enti locali, comunità e società civile per la definizione di Piano per la Giusta Transizione, Piano clima-energia, Strategia per la decarbonizzazione al 2050, con l'obiettivo di rafforzare e accelerare l'azione per il clima in linea con le indicazioni dello Special Report 1,5° dell'IPCC;


una riforma fiscale ambientale per orientare il mercato verso produzioni e consumi sostenibili, l'eliminazione dei sussidi alle fonti fossili e dannosi per l'ambiente, la revisione dell'utilizzo dei proventi delle aste del sistema ETS di scambio delle quote di carbonio, il taglio delle spese militari e l’aumento di quelle per cooperare alla transizione giusta nei paesi impoveriti con maggiori risorse per iniziative di adattamento e mitigazioni;


adeguati investimenti pubblici per la creazione di posti di lavoro dignitosi nei settori che riducono le emissioni e aiutano le comunità ad adattarsi ai cambiamenti climatici, per la realizzazione di infrastrutture per le energie rinnovabili, per l'efficienza energetica e la digitalizzazione delle reti, lo sviluppo di città sostenibili, la mobilità sostenibile, interventi di prevenzione e messa in sicurezza del territorio e per i piani di adattamento al cambiamento climatico;


apertura immediata di un tavolo di contrattazione Governo-parti imprenditoriali e organizzazioni sindacali per la definizione delle misure di Giusta Transizione, riconoscendo il contributo che i lavoratori delle industrie dei combustibili fossili hanno dato alla prosperità di oggi e attivando sostegno al reddito, opportunità di riqualificazione e ricollocazione nei nuovi posti di lavoro e sicurezza della pensione per i lavoratori più anziani;


investimenti pubblici in formazione, ricerca e tecnologia per la sostenibilità, cercando di prevedere il lavoro del futuro e favorire la riconversione dei lavori attuali. L'intervento pubblico a sostegno di ricerca, innovazione tecnologica, digitalizzazione e automazione, deve essere finalizzato prioritariamente alla trasformazione sostenibile di tutti i settori del sistema produttivo;


promuovere la democrazia energetica e la lotta alla povertà energetica, in Italia e nei paesi impoveriti, attraverso il controllo democratico delle risorse energetiche e la definizione di strumenti di partecipazione democratica per le scelte strategiche del paese e per la realizzazione delle opere e infrastrutture necessarie, comprese quelle energetiche;


Tutto questo può essere realizzato non solo con queste precise scelte a livello centrale, ma anche articolandole ai livelli settoriali e territoriali, e nella dimensione esterna. Perciò è necessario un impegno coerente da parte di tutti i soggetti in campo, da parte:
- del mondo produttivo, a partire dai settori imprenditoriali più innovativi e dalle rappresentanze dei lavoratori, impegnate nella contrattazione delle condizioni di lavoro e della qualità sociale e ambientale dello sviluppo;
- dell'associazionismo ambientale e sociale, dai comitati dei cittadini e dei consumatori, delle competenze tecniche e scientifiche;
- degli Amministratori locali (Regioni, Comuni, ecc.) che hanno specifiche competenze su tutte queste materie;
- dai singoli cittadini, che possono contribuire a praticare e diffondere stili di vita e di consumo più sostenibili, verso una “Giusta Transizione”.