Road map da sogno per salvare il clima – di Luca Martinelli su Extraterrestre

Ambiente. Sono cinque gli ambiti chiave in cui l’Italia dovrebbe intervenire entro il 2030: industria, edifici, trasporti, agricoltura, energia elettrica

Industria, edifici, trasporti, agricoltura, generazione di energia elettrica: sono cinque gli ambiti chiave in cui l’Italia dovrebbe intervenire, secondo Italy for Climate (I4C), per raggiungere la neutralità carbonica entro la metà del secolo. La proposta presentata da I4C, un’iniziativa della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, in partnership con Enea e Ispra, prevede una riduzione delle emissioni del 55% al 2030 rispetto al 1990, a fronte del taglio del 19% registrato al 2019. Secondo la Roadmap 2.0 in appena un decennio sarà necessario ridurre i consumi energetici di circa il 15% e raddoppiare la produzione di fonti rinnovabili, portandole nel settore elettrico al 70% della produzione nazionale e facendole crescere in modo significativo anche nella generazione di calore e nei trasporti. Complessivamente, le rinnovabili dovranno arrivare a soddisfare circa il 43% del fabbisogno energetico nazionale. La Roadmap climatica 2.0 è stata presentata nell’ambito della conferenza annuale di Italy for Climate di fronte a rappresentanti di Commissione europea, Governo, Parlamento, Regioni ed Enti locali, imprese, sindacati, associazioni.

INDUSTRIA. Il comparto industriale è il primo settore per emissioni di gas serra in Italia, con il 37% del totale nazionale. È anche quello che più di tutti le ha ridotte, con un taglio dal 1990 al 2019 di 85 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Secondo la Roadmap 2.0 di I4C, il settore industriale però deve agire ancora, e tagliare le proprie emissioni del 43% rispetto al 2019, arrivando a ridurre di ulteriori 87 milioni di tonnellate di CO2 equivalente nel 2030. Questo taglio, secondo la Roadmap 2.0, sarà reso possibile grazie a una riduzione degli attuali consumi di energia dell’11% e soprattutto grazie a una importante crescita delle fonti rinnovabili (che nel 2030 saranno il doppio di quelle attuali) e alla elettrificazione di una parte dei consumi da combustibili fossili.

EDIFICI. Immobili residenziali, pubblici e commerciali rappresentano il secondo ambito per emissioni (il 28% del totale), ma il primo per consumi di energia con quasi la metà del totale nazionale. Dal 1990 al 2019 ha ridotto del 10% le emissioni di gas serra, ma allo stesso tempo ha aumentato di ben il 44% il consumo energetico. Secondo la Roadmap I4C, gli edifici sono il settore che dovrà fornire il maggior contributo in termini di riduzione delle emissioni di gas serra nazionali da oggi al 2030, con un taglio del 55% rispetto al 2019. La ricetta proposta passa per la riqualificazione energetica degli edifici: il 2% degli edifici privati e il 3% degli edifici pubblici ogni anno dovranno essere riqualificati in deep renovation, cioè migliorando in modo significativo la performance energetica dell’edificio.

TRASPORTI. Quello dei trasporti rappresenta il terzo settore per emissioni di gas serra, con il 26% del totale nazionale. È l’unico settore che dal 1990 non ha ridotto affatto le proprie emissioni, rimaste attorno a 110 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Ora tocca prendere la rincorsa: entro il 2030 dovranno scendere di quasi un terzo, meno 29%. Secondo la Roadmap I4C, i consumi di diesel e benzina dovranno scendere del 34%. Per raggiungere questi obiettivi sarà necessario ridurre il tasso di motorizzazione. Meno macchine, insomma, fino a un parco complessivo di autoveicoli di circa 33 milioni. Per farlo, serve migliorare il trasporto condiviso e la mobilità attiva in città. Sarà inoltre necessario avere sulle nostre strade 6 milioni di autoveicoli a trazione elettrica nel 2030 (oggi siamo a poco più di 200 mila unità).

AGRICOLTURA. Il comparto agricolo è responsabile del 9% delle emissioni di gas serra nazionali. In trent’anni le emissioni si sono ridotte del 16%, ma tra il 2015 e il 2019 invece di diminuire sono aumentate. Il settore agricolo secondo I4C dovrà ridurre entro il 2030 le proprie emissioni di gas serra del 29% rispetto al 2019, tagliando in primo luogo le emissioni provenienti dagli allevamenti. Meno carne nelle nostre diete.

GENERAZIONE ELETTRICA. Nella Roadmap di I4C esiste un settore trasversale, che contribuisce al quadro emissivo nazionale non direttamente ma attraverso i consumi elettrici dei quattro settori finali. Oggi il consumo di 1 kWh in Italia produce circa 260 grammi di CO2 e nel 2030 dovrà più che dimezzarsi arrivando poco sopra i 100 grammi di CO2. Questo sarà possibile, secondo I4C, solo se le rinnovabili raggiungeranno nel 2030 una quota del 70% nella generazione elettrica nazionale, mentre oggi siamo a circa il 40%. Non si parla di nucleare ma dell’esigenza di installare ogni anno 8 GW di nuovi impianti, soprattutto fotovoltaici ed eolici.

LA PRESENTAZIONE della Roadmap 2.0 ha fatto seguito a un confronto con rappresentanti delle istituzioni e della società civile sulla proposta di introdurre anche in Italia – come già successo in Germania, Francia Spagna e Regno Unito – una legge per la protezione del clima, che renda legalmente vincolanti nuovi target nazionali in linea con gli impegni europei al 2030 e con il percorso verso la neutralità carbonica.

«GLI OBIETTIVI CLIMATICI adottati dall’ Italia con il Piano nazionale per l’energia e il clima non sono in linea con i nuovi target europei. L’Italia deve fare di più varando una legge per la protezione del clima che renda legalmente vincolanti e aggiornati i suoi target climatici che andranno declinati anche per i principali settori economici: industria, trasporti, agricoltura ed edifici. Solo attraverso una fonte giuridica di livello legislativo, votata dal Parlamento, è possibile stabilire obiettivi ambiziosi e condivisi, non soggetti a facili modifiche o cambi di direzione» – sostiene Edo Ronchi, presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile e promotore di Italy for Climate.

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