Crisi climatica: il 29 ottobre mobilitazione contro bla bla bla, menzogne e promesse mancate

Care amiche e cari amici,qui di seguito il link per il bel servizio giornalistico che Anna Maria Sersale ha dedicato alle iniziative per la mobilitazione del 29 ottobre e che ho già postato su “Almeno il 55%”

https://italialibera.online/primo-piano/crisi-climatica-il-29-ottobre-mobilitazione-contro-bla-bla-menzogne-e-promesse-mancate/
Un ringraziamento sentito a Italia Libera e al suo direttore Igor Staglianò, che insieme ad Anna Maria ci hanno dato tutto il supporto che potevano. 
Continuiamo a darci da fare perché il 29 sia una giornata di massimo coinvolgimento sulle parole d’ordine lanciate con l’appello, che non è ozioso ricordare:

i)              La “linea del Piave” climatica sia il 2025, anno sul quale traguardare obiettivi e piani di governo impegnandoci ogni giorno 

per la loro realizzazione;

ii)            Attuare la raccomandazione UE del “40%”, almeno 28 GW di solare ed eolico entro quella data;

iii)          Il gruppo dirigente Eni cambi immediatamente rotta, il 25% di riduzione sia realizzato entro il 2025.

Inviatemi ogni foto per le iniziative messe in campo di modo che possa essere messa su “Almeno il 55%”. E seguiremo intensamente anche CoP26.

Buon intenso lavoro,

Massimo

Care amiche e cari amici,
nonostante la modestia delle nostre forze abbiamo portato un contributo attivo e non irrilevante alla “guerra del clima” contro combustibili fossili ed energia nucleare. Abbiamo mostrato, in varie parti d’Italia, che si può andare oltre agli appelli e mobilitarsi coinvolgendo cittadini, gruppi e associazioni in iniziative su parole d’ordine assai dense di significati e su richieste e proposte che abbiamo avanzato. Certo, si può sempre fare di più e di meglio, su questo ci attrezzeremo. Ma è incoraggiante sentir risuonare nelle parole degli studenti delle università, co-promoventi l’appello e collegate per discutere e rilanciare i nostri temi, che questo è solo l’inizio e che dobbiamo continuare. Ai più attempati tra di noi, che pure non si sono risparmiati, questa frase ricorda qualcosa.
E che dobbiamo continuare ci è ben chiaro. E’ già da tempo in atto il tentativo, guidato dalla Francia, di inserire il nucleare nella tassonomia “verde”. Alcuni di noi hanno già rivolto al Governo un caveat contro il nucleare, qui di seguito il link per firmare e far firmare la petizione https://www.change.org/p/al-presidente-del-consiglio-mario-draghi-il-nucleare-non-sia-incluso-nelle-energie-rinnovabili?
Penso che sia più di un auspicio ritenere che da CoP26 esca fuori qualcosa come la nostra “linea del Piave climatica al 2025”, ovviamente a livello globale. E’ l’unica decisione coerente con quel ripetere “non c’è più tempo”, che è ormai tracimato anche nei discorsi di alcuni esponenti politici. Che le ragioni di quella urgenza abbiano delle solidissime basi scientifiche lo stiamo diffondendo da molto tempo, e fa piacere che anche un’istituzione che non ha a che vedere con i Governi confermi queste ahimè tremende certezze. Come ha fatto, in vista di CoP26, Marcia McNutt, la prima donna presidente dell’Accademia delle Scienze americana (We can’t wait any longer).Qualunque sarà l’esito dell’imminente Conferenza di Glasgow toccherà a noi vigilare e mobilitarci perché gli impegni contro il global warming e le sue devastanti conseguenze vengano rispettati, le tenaci e interessate resistenze vengano superate insieme ai ritardi amministrativi e burocratici. E i tempi di realizzazione vengano accorciati in rapporto alla drammatica accelerazione  del cambiamento climatico e dei suoi effetti. Questa, francamente, è la scelta politica, e morale, di questo secolo.  Può sembrare la lotta di Davide contro Golia. Un Davide la cui fionda è, però, la certezza che in tutto il mondo è sempre in campo l’esigua ma combattiva minoranza degli stakeholder contro il global warming, il punto più dirompente della crisi ambientale. E che di CoP in CoP è sempre stata capace di ottenere quei passi avanti che hanno portato fino alla ratifica dell’Accordo di Parigi. Ora che la lotta diventa ancora più difficile e più aspra, vale il rispolverare l’antico: “Continuon le combat”.
Un caro saluto,
Massimo Scalia

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