Verso la mobilitazione del 29 ottobre. “Il clima non fa sconti, agiamo prima che sia troppo tardi”

Partite dai giovani delle università, in Italia le iniziative contro il global warming e i signori dei fossili coinvolgono organizzazioni ambientaliste e comitati cittadini che da anni chiedono di sostituire olio e gas con le energie rinnovabili. Dibattiti e mobilitazioni in molte città a partire dal 14 ottobre: a Civitavecchia (contro la nuova centrale a gas dell’Eni), a Ravenna (contro il deposito sotterraneo di Co2), a Torino (con flashmob sul Po). Tutte le iniziative culmineranno in una mobilitazione generale il 29 ottobre, alla vigilia della Cop26, il summit globale delle Nazioni Unite sul clima, in programma a Glasgow, Scozia

 L’inchiesta di ANNA MARIA SERSALE su italialibera

SUI DISASTRI AMBIENTALI abbiamo chiuso gli occhi per decenni e il tempo per salvare il pianeta è scaduto. L’allarme viene dagli scienziati che ammoniscono: «È già troppo tardi». Difronte all’accelerazione e all’aggravarsi della crisi climatica le parole non bastano più. Contro il global warming e i signori dei fossili è in atto una grande mobilitazione internazionale. È partita dai giovani delle università, coinvolge organizzazioni ambientaliste e comitati cittadini che, insieme, da anni chiedono di sostituire i fossili con le energie rinnovabili. La mobilitazione culminerà il 29 ottobre, alla vigilia della Cop26, il summit globale delle Nazioni Unite sul clima, in programma a Glasgow, Scozia. In quella sede saranno presenti quasi tutti i Paesi della terra per discutere della crisi climatica, ormai drammatica, e si tireranno le somme dei risultati finora ottenuti (pochi) e dei progetti rimasti sulla carta (troppi).

Una delle campane per lo stoccaggio del carbone della centrale termoelettrica Eni di Civitavecchia

“Il clima non fa sconti”, “Non abbiamo un pianeta B”, “Agire subito”, «Basta false promesse», sono alcuni degli slogan che accompagnano le iniziative, molte già in calendario. I primi due appuntamenti sono per il 14 ottobreContro il progetto Eni di sostituire a Civitavecchia la vecchia centrale a carbone costruendone una a gas, da 1.860 megawatt, si è mobilitata la città che respinge l’utilizzo dei fossili. A sostegno del «no» al progetto Eni si svolgerà un convegno a Civitavecchia, dalle 15,30 alle 19, organizzato dalla Uil Lazio, cui parteciperanno i cittadini, Cisl, Cgil e Regione, per uno sviluppo sostenibile, concordi nel volere «un impianto eolico galleggiante a 30 km. dalla costa». Sempre il 14 ottobre, alle 21, ci sarà un dibattito in collegamento video su Zoom organizzato da Antropocene.org, per discutere di capitalismo fossile e crisi del sistema terra. Parlerà Ian Angus, un eco-socialista e attivista canadese, autore del libro “Anthropocene”, in cui spiega con argomentazioni scientifiche che è iniziata una nuova e pericolosa fase nell’evoluzione planetaria: un periodo di temperature in aumento, condizioni meteorologiche estreme, innalzamento degli oceani ed estinzioni di massa. Interverranno Walter Dal Cin (di Antropocene.org) e Mario Agostinelli, storico ecologista, rappresentante della associazione laica “Laudato si’”

Altra iniziativa a Civitavecchia, in programma il 20 ottobre, con dibattito online su Zoom e flashmob in piazza. Tre gli obiettivi concreti di cui si discuterà: «La linea del Piave climatica entro il 2025, con la realizzazione del 40% degli obiettivi energia/clima, quindi uso delle rinnovabili; 28 GW in Italia di sole e vento; e inversione di rotta dell’Eni, che dovrà allinearsi alla Next generation Ue, o il Governo mandi a casa il suo gruppo dirigente». Interverranno Mario Agostinelli, Massimo Scalia, Mei (comitato Civitavecchia), Comitato no fossile, Pomante Cgil, Stefani Uil, Sorokin, Grandi e una deputata verde tedesca. Non solo. Il 22 ottobre, promosso dalla Regione Lazio, al Porto di Civitavecchia, dalle 10 alle 17,30, si terrà un grande meeting. Con istituzioni, sindacati e cittadini. Obiettivo: realizzare l’eolico offshore per la transizione ecologica di Civitavecchia, partendo dal potenziale di produzione dell’eolico offshore al progetto di un porto innovativo, a zero emissioni, per uno sviluppo infrastrutturale sostenibile, per la città e per il mare. 

Flashmob, seminari all’aperto, conferenze volanti e mostre con grandi poster a partire dal 14 ottobre

Da giorni in gran parte delle città italiane, ma non solo, si stanno svolgendo flashmob, seminari all’aperto, conferenze volanti, mostre con grandi poster. E ci saranno oratori che saliranno su uno sgabello per arringare gli astanti, come si fa a Londra all’Hydeparkcorner.Non poteva mancare Ravenna, dove il pomeriggio del 28 ottobre si svolgerà una tavola rotonda, per diffondere la cultura della sostenibilità, organizzata da Proteo “Fare sapere”. Il 29 ottobre, infine, l’intera giornata sarà un susseguirsi di sit-in e manifestazioni. «Un grande processo di partecipazione coinvolge migliaia di giovani, faremo un corteo tradizionale, ma ci saranno anche iniziative sparse e molte assemblee nelle scuole e nelle università a partire da lunedì 11», spiega Aurelio Angelini, professore ordinario di sociologia dell’ambiente e del territorio dell’Università Kore di Enna, da sempre molto attivo nella difesa dei diritti umani, impegnato nell’educazione allo sviluppo sostenibile. «Siamo difronte a una grande sfida — continua Angelini —, quella di correre contro il tempo: dobbiamo ottenere azioni forti e immediate per ridurre drasticamente le emissioni di Co2 per combattere la crisi climatica e la desertificazione che impoverisce la nostra regione». Il professore sottolinea l’urgenza di politiche volte ad accelerare l’utilizzo delle fonti rinnovabiliIl governo italiano, invece, nella prima stesura del Pnrr, aveva dato sponda alle strategie dell’Eni, che andava in senso opposto. Non solo. Il ministro della Transizione ecologica, anziché parlare di riconversione, il mese scorso ha perfino aperto al nucleare. «Dalla politica l’ennesimo segnale sbagliato — osserva Angelini — così si continua a impedire in Italia lo sviluppo di industrie produttrici di apparecchiature per l’eolico e il fotovoltaico, riducendo il nostro Paese al ruolo di Paese consumatore e importatore, perdendo una straordinaria opportunità di nuovi posti di lavoro». 

Anche Gianluca Senatore, professore alla Sapienza di comportamenti collettivi e sostenibilità socio-ambientale, dice che «bisogna smetterla con gli investimenti su fonti fossili» e stigmatizza in particolare le scelte dell’Eni che è pure «una partecipata di Stato». Con gli studenti di “Sapienza in movimento” ci sarà un corteo, poi incontri, dibattiti e altre iniziative coordinate con Roma e che riguarderanno anche gli Atenei di Viterbo, di Cassino e di altre città del Centro. I giovani chiedono di «cambiare rotta e affrontare la crisi climatica in modo globale, puntando dritti al raggiungimento degli obiettivi posti dall’Europa». Con una  forte riduzione delle emissioni entro il 2025, per poi arrivare entro il 2030 a produrre il 40 % della nostra energia da fonti rinnovabili. 

Per troppo tempo abbiamo fatto finta di non capire le vere cause degli eventi estremi

«Per troppo tempo abbiamo fatto finta di non capire gli allarmi continui, ignorando le vere cause degli eventi estremi che in tutto il mondo sono sempre più frequenti», osserva Serenella Iovino, docente di Letterature comparate in nuova California, che forma le coscienze dei giovani unendo la filosofia morale, la filosofia dell’ambiente e la biodiversità alla critica letteraria. Ora è di passaggio nella sua Torino, dove è tornata per alcuni giorni, e dove sono in programma iniziative coordinate dal professor Mario Salomone, giornalista, scrittore, professore di sociologia ambientale, cattedra Unesco dell’Ateneo di Torino. L’altro giorno con gli studenti il professore ha organizzato un flash mob sulle rive del Po. «La complessità del mondo – spiega Salomone – richiede molto approfondimento, occorre promuovere la cultura della sostenibilità, unico modo per affrontare i problemi ambientali. C’è ancora oggi chi confonde il buco dell’ozono con l’effetto serra». 

Roghi, alluvioni, siccità, desertificazione, dissesti del territorio, caldo torrido e la fusione dei ghiacciai. Fenomeni (non casuali) che colpiscono ovunque, che provocano disastri incalcolabili, colpa dell’arroganza dell’uomo che ha creato un mondo antropocentrico senza alcuna tutela dell’ambiente. La crisi del clima, infatti, è conseguenza delle attività umane, che producono anidride carbonica (Co2) e altri gas ad effetto serra. «E in questa situazione drammatica noi a Ravenna dobbiamo fare i conti con l’Eni che — racconta Paolo Galletti, coordinatore dei Verdi in Emilia Romagna — invece di abbandonare i fossili vuole costruire un deposito di Co2, il che equivale a nascondere la spazzatura sotto il tappeto. Mi chiedo di quale transizione ecologica si stia parlando, ma noi ci opporremo con tutte le nostre forze a quel progetto, che per altro non tiene conto della sismicità e della fragilità del nostro territorio e del fatto che al Lido Adriano e lungo le coste il mare penetra già ora nelle falde sotterranee». Mentre Vittorio Bardi, sindacalista, insieme a un gruppo di professori dell’Alma Mater, Vincenzo Balzani, Alessandra Bonoli, Giacomo Bergamini e tanti altri, stanno coordinando le iniziative di mobilitazione a Bologna e in altri centri della regione. «Per me che vengo dal mondo del lavoro — dice Bardi — il punto di partenza è cambiare il modello dei consumi e dello sviluppo». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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