Il Nobel Giorgio Parisi, l’attenzione al clima e i suoi articoli sulla prima serie di QualEnergia – di Massimo Scalia

Nel fioccare di biografie scientifiche, dove si cimentano con i sistemi complessi e i vetri di spin giornalisti che hanno, in media, una forte diffidenza nei confronti delle quattro operazioni, vale la pena sottrarsi, una via di fuga verso altri aspetti, altre storie.

Quel piccolo gruppo di ragazzi, spesso sorridenti, odorava già di “cavalli da corsa” mentre li incontravi nell’atrio di “Fisica Vecchia”, quella dedicata a Marconi, o su nei corridoi dei “teorici”. Era chiaro che si sentivano candidati al Nobel, ma questo ha riguardato generazioni di Fisici e, forse, vale tutt’oggi.

Però si sapevano anche divertire, e raccontavano della rappresentazione che avevano inscenato, a casa di uno di loro, della “Lisistrata”, con opportuni bastoni di legno sotto le tuniche a rappresentare l’effetto dello sciopero delle mogli. Il più alla mano sembrava quello dall’aspetto un po’ stralunato, con un sorriso largo che sapeva celare o mostrare ironia.

E mentre gli altri si sono allontanati nei loro percorsi di fisici teorici, peraltro di gran valore, con Giorgio è rimasto un rapporto continuo, un coinvolgimento anche con “Quale Energia” prima serie. Nella quale è intervenuto varie volte, per illustrare la storia delle particelle elementari fino al mondo dei quark e dei gluoni con i loro colori o gli sviluppi e i problemi dei supercalcolatori in formidabile sviluppo già a metà degli anni ’80.

Per analizzare i rischi connessi all’ingegneria genetica o illustrare la cautela con cui esaminare gli esperimenti della neonata fusione fredda. E come non ricordare un suo intervento, “Dosi e danno” lo titolò Fulvia Sebregondi, a proposito dell’erroneità del concetto di “soglia” nella valutazione dei pericoli indotti da agenti chimici o radiazioni ionizzanti. “Un’idea superata che non scompare, anzi è presente in tutta la legislazione”. Era giugno 1988. Come stanno oggi le cose con il concetto di “soglia”?

La particolare sensibilità che Giorgio ha sempre mostrato rispetto ai grandi temi di impatto sociale e ambientale ha fatto di lui un “concerned scientist”. Senza grandi clamori. Uno di quelli che pur vivendo nel cuore della scienza non la ritengono “neutra” o “al di sopra delle parti”.

E non solo per le dichiarazioni, da Nobel, sulle gravi preoccupazioni per i ritardi sul clima o le ulteriori potenzialità dell’energia solare. Così si schierò contro il nucleare anche nel referendum del 2011, quando gli era stata appena conferita la medaglia Planck per la Fisica, un premio ‘fratello’ del Nobel. O quando, nel 2013, accettò di presiedere la Commissione scientifica sul decommissioning, perché a fronte della incompleta conoscenza dei rischi si sentiva impegnato a garantire la sicurezza alle popolazioni rispetto a tutto il ciclo dell’energia nucleare. Una presidenza che abbandonò solo quando, nel 2018, ha assunto quella dell’Accademia dei Lincei.

Che altro dire, dopo la valanga di premi che ha costellato la sua carriera di scienziato, se non “Complimenti Giorgio, che gioia! Era ora che te lo riconoscessero!” A uno che le sue ricerche le ha svolte eminentemente nel nostro Paese.

Articoli di Giorgio Parisi sulla rivista QualEnergia:

  • Nell’oscurità della materia – n.14/15 gennaio-marzo 1986
  • La macchina e la mente – n. 18 dicembre 1986
  • Le forbici e la colla – n. 21 settembre 1987
  • Dosi e danno – n. 23/24 giugno 1988
  • Fusione fredda – n.27/28 giugno 1989

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