Il 14 settembre seduta plenaria per l’approfondimento degli aspetti tecnici relativi al Deposito Nazionale, Massimo Scalia interverrà per illustrare le osservazioni della Commissione Decommissioning.

La presentazione di Massimo Scalia

CHI SIAMO

Le Osservazioni proposte dalla Commissione scientifica sul Decommissioning sono state condivise dal «Centro Interuniversitario di Ricerca per lo Sviluppo Sostenibile» (CIRPS), dalle Associazioni  «Energia felice», «Oltre il nucleare» e «Scanziamo le scorie», che interverranno nel Seminario.Nel 2014 è stata costituita la “Commissione scientifica sul Decommissioning”, che il Prof. Giorgio Parisi ha accettato di presiedere fino al 2018 e che si è potuta giovare dell’autorevole apporto del compianto Ing. Roberto Mezzanotte.Da allora, ogni anno, la Commissione organizza un incontro di studio sullo «stato dei lavori» nel nostro Paese in particolare su:  

i)Avanzamento dello smantellamento degli impianti nucleari

   ii)Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. Affinché un’opera riconosciuta necessaria e urgente, sia realizzata: rispettando  le normative di sicurezza, di VIA e di VAS;  tenendo fermo il «criterio di non rilevanza radiologica» per la radioprotezione; in attento ascolto e con la partecipazione delle popolazioni interessate.

La questione dell’alta attività: Una Guida Tecnica ad hoc e la VAS

•Le osservazioni principali della Commissione UE per l’apertura di una procedura di infrazione riguardano proprio i rifiuti di alta attività: “… il programma nazionale non prevede ulteriori fasi di gestione e le tappe fondamentali/limiti temporali associati allo smaltimento dei rifiuti ad alta attività e del combustibile esaurito”. Quindi “l’Italia non ha rispettato l’obbligo di definire un programma nazionale che comprende tutte le fasi della gestione dei rifiuti, dalla generazione fino allo smaltimento”. •Non bastano le prese di posizioni ISPRA e ISIN sul fatto che i criteri della GT 29 vanno bene anche per l’alta attività. Non è vero, il criterio generale seguito a livello internazionale è tenere separata la gestione delle scorie di bassa e media attività da quelle dell’alta.Chiarire dettagliatamente la questione dei rifiuti di alta attività è quindi un prerequisito per la credibilità di tutto il programma di localizzazione del deposito nazionale, non risultando inoltre attivata alcuna procedura, anche questa obbligatoria, per una loro destinazione all’estero. •Deve essere perciò redatta una guida tecnica per la sistemazione dell’alta attività, anche nel caso in cui i criteri risultassero, a seguito di un’approfondita analisi, simili a quelli per la bassa e media attività •Con un inventario di rifiuti, modesto come il nostro, la scelta di un unico sito avrebbe dei vantaggi sia in termini economici che di facilità di gestione, ma ciò non implica una scelta automatica: ci vuole una verifica e un controllo con una procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS), ancor di più nell’ipotesi di un unico sito: Deposito nazionale + stoccaggio «provvisorio» dell’alta attività.


SUPERARE LA LEGGE 31:
condivisione delle decisioni e legge sul diritto di recesso

•La legge 31/2010 è figlia del tentativo di rilancio del nucleare e quindi conserva un’impostazione superata e, soprattutto, decisamente controproducente. Le sue rigidità impediscono gli aggiustamenti in corso d’opera che consentano di superare le difficoltà: 6 anni invece dei previsti 3 mesi, per attuare la prima fase dell’iter. •La prima cosa è rivedere i meccanismi di consultazione e di condivisione delle decisioni: •In Francia, il Paese nucleare per eccellenza, i depositi sono stati localizzati grazie all’aver messo al primo posto la consultazione e la partecipazione dei cittadini. A tal fine fu istituita la figura del “mediatore”, col mandato di valutare con le popolazioni i pro e contro, ma anche le implicazioni economiche e le misure compensative. •Sempre in Francia, c’è stata l’introduzione, per legge, del concetto di “reversibilità tecnica”. Essa viene, infatti, a corroborare gli accordi presi tra le comunità locali e il mediatore sulla “reversibilità politica” della scelta, ovvero sul diritto delle comunità locali di recedere dagli accordi sulla costruzione del deposito. Una legge simile va prevista anche in Italia •In un contesto del genere appare del tutto fuori luogo l’ «imposizione» di un parco tecnologico nazionale come misura compensativa. Cancellarlo dalla legge 31 è un favore che si fa alla maggior chiarezza dell’iter e alla condivisione delle decisioni.

VAS PER IL DEPOSITO NAZIONALE, AUTONOMIA DELL’ISIN,
SICUREZZA PER LE POPOLAZIONI. I TEMPI

•Finora è stata effettuata la VAS solamente per il Programma Nazionale; deve essere effettuata anche una VAS specifica per il Deposito Nazionale. •La VAS contiene, in linea di principio, le garanzie per il corretto coinvolgimento degli stakeholder e per arrivare ad una scelta condivisa. •La successiva VIA sul progetto del deposito sarà un’importante occasione per  condividere la scelta e garantire che la progettazione rispetterà tutti i criteri di sicurezza, in particolare, secondo la legislazione italiana,  il rispetto del criterio di non rilevanza radiologica degli eventuali rilasci radioattivi. •A controllare e garantire che le procedure richieste, la progettazione, realizzazione e gestione del Deposito nazionale avvengano garantendo sicurezza e tutela dei cittadini, al riparo da ingerenze politiche, l’ISIN – Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare – deve essere autonomo. Il contrario di quanto è stato recentemente stabilito a seguito di una riassegnazione di competenze, che lo vede invece dipendente dal Ministero per la Transizione Ecologico (MITE). Fonte di ulteriore preoccupazione, a proposito di ingerenze, le esternazioni pro-nucleari del titolare del MITE, Roberto Cingolani. • •L’ITER PROPOSTO E LE RICHIESTE AVANZATE, INCLUSE QUELLE RIGUARDANTI LA RIFORMULAZIONE DI LEGGI – LA LEGGE 31 – O LA PROMULGAZIONE DI NUOVE, QUELLA SUL DIRITTO DI RECESSO, SONO PACATAMENTE PERSEGUIBILI SULL’ARCO DEI DUE ANNI PREVISTI PRIMA DELL’INIZIO DEI LAVORI

CONCLUSIONI

È da oltre vent’anni che si discute della necessità del Deposito Nazionale. In tutto questo periodo ci sono stati errori (Scanzano, innanzitutto), omissioni e rinvii. Il lavoro della SOGIN sulla CNAPI ha portato più vicini, che mai prima, alla sua realizzazione.

 OCCORRE ASSOLUTAMENTE EVITARE PASSI FALSI

Il Deposito dei rifiuti radioattivi è un’infrastruttura indispensabile per poter finalmente liberare i siti nuclearizzati.

La sua localizzazione è un processo complesso per il quale si devono tenere in conto tutte le variabili, senza dare nulla per scontato. Soddisfare le indicazioni che abbiamo fornito e ricordare la volontà degli italiani di chiudere definitivamente l’esperienza del nucleare, una volontà ribadita con ben due referendum nazionali.

Le parole in libertà del Ministro Cingolani non serviranno certamente ad invertire la storia, ma possono essere il passo falso su cui anche questa volta si possono arenare le procedure.

Nessuna comunità locale, infatti, accetterebbe il deposito che potrebbe crescere a dismisura se si tornasse al nucleare; e le associazioni ambientaliste, che ora sono alleate nella prospettiva di dare soluzione a questa annosa situazione, tornerebbero immediatamente a opporsi. E non solo loro.

Se Cingolani continuerà nella sua impropria azione di promotore del nucleare, ci vorranno invece, forse, altri venti anni.

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