L’AUDIZIONE IN SENATO

L’Italia e “il paradosso della transizione”- di Alfredo Spalla su QE

Cingolani riflette sulle scelte del Paese – no a nucleare, vincoli a geotermia e rapporto Fer/paesaggio – mentre Francia e Germania avanzano su energia atomica e gas. Il nodo è politico, ma critica la Ue. Una via d’uscita possibile grazie a idro, Superbonus, offshore e repowering

Dopo aver declinato la transizione nella sua versione “burocratica” e dopo averla definita “un bagno di sangue” e “non un pranzo di gala”, il ministro Cingolani ha coniato una nuova espressione per fotografare le incertezze del sistema energetico e politico italiano: “il paradosso della transizione”.
Una riflessione a cui il titolare del Mite, convocato dalla commissione Istruzione del Senato per riferire degli effetti dei cambiamenti climatici e sulla tutela del paesaggio e dei beni culturali, è arrivato dopo aver osservato che in Europa “succedono cose molto strane in questo momento” – il riferimento è alla politica della Francia sul nucleare e della Germania sul Nord Stream 2 – mentre l’Italia ha fatto “scelte molto pulite” e coerenti con “le linee guida europee”.

Davanti a questa situazione, che all’Italia non lascia altra scelta che un’accelerazione sulle rinnovabili, entra in gioco quello che il ministro definisce un “paradosso”. La nostra strada per la transizione è stretta poiché abbiamo limitato il campo delle tecnologie (no al nucleare e geotermia solo a bassa entalpia) e anche sulle Fer non vi è unanimità, come dimostrato anche dagli interventi di alcuni senatori che chiedevano conto della compatibilità fra nuovi impianti e tutela del paesaggio. Insomma, un’incoerenza che dovrà essere risolta a livello politico, come sottolineato dallo stesso ministro, più che “un paradosso” vero e proprio.

Davanti a questo scenario, secondo Cingolani, esistono due opzioni radicali e una di compromesso: “O facciamo solo carbon capture e usciamo dagli Accordi di Parigi” oppure “facciamo una ‘fotovoltaicizzazione’ selvaggia, che sarebbe un errore gravissimo”, ha detto esponendo le due possibilità più estreme.

La soluzione di compromesso sarebbe quella di puntare sull’offshore – “a 12 miglia un po’ di roba si può fare, magari galleggiante” – e sul “repowering, che consente di usare la stessa superficie, talvolta anche meno, raddoppiando la potenza a parità di suolo occupato”. Ciò non esclude però che si dovranno usare “nuovi siti”.

“Perché stiamo parlando solo di questo? Perché abbiamo escluso qualsiasi altra situazione. Quando si parla di geotermico si dice ‘solo bassa entalpia’, che purtroppo produce poco. Il nucleare vecchio lo abbiamo escluso perché abbiamo stabilito che non dobbiamo farlo. Però, ad esempio, c’è il nucleare di quarta generazione e io non so se funzionerà mai, ma la Francia ha chiesto di avere il certificato verde per il suo nucleare di quarta generazione. Succedono cose molto strane in questo momento: la Francia avanza questa richiesta e la Germania diventa il centro del gas. E, paradossalmente, finché dovremo compensare la rete (il gas, ndr) ci costerà anche di più perché dovremo prenderlo da loro. L’Italia ha fatto delle scelte molto pulite, seguendo alla lettera le linee guida dell’Europa. Ora dobbiamo, gioco forza, discutere azione per azione in modo da avere il minimo impatto paesaggistico”.

Tutto ciò dovrà tenere conto anche degli effetti negativi sulla vita delle persone, come “disoccupazione, instabilità, paura del futuro”. E qui, continua il ministro, si palesa un nuovo aspetto del paradosso: “Abbiamo le persone al centro (della transizione, ndr) ma in qualche modo dobbiamo rendere sostenibile tutto ciò che facciamo. Su questo non ho una risposta, ma il problema mi è chiaro”, ha ammesso.

Ulteriori contributi per la decarbonizzazione potranno arrivare dall’idroelettrico e dal Superbonus. L’idro – dice – “è la rinnovabile delle rinnovabili, la più bella e pulita”, ma sul lungo termine dovranno essere risolti dei problemi come la carenza d’acqua. Sarà “la prima a soffrire se viene meno l’acqua”. Nell’immediato, però, c’è un problema su “rinnovo delle concessioni e repowering” e sul fatto di “capire come proteggere il mercato anche dall’Europa”. Il Superbonus è stato giudicato molto positivamente poiché – “a prescindere dal 110% o dal 90%” – è stato importante “mettere 18 miliardi di euro” per intaccare la riduzione delle emissioni provenienti dal settore residenziale.

Cingolani ha discusso delle posizioni di Francia e Germania su nucleare e gas anche in un’intervista oggi al Corriere della Sera, lasciando intendere che per bilanciare l’Italia potrebbe avanzare delle richieste di deroga in merito alla conversione che attende il comparto automotive. “L’Italia è oggi vista come un attore molto serio in Europa. Che può fare richieste come quella che permette alla Francia di avere il nucleare e alla Germania il gas del Nord Stream 2. Non si tratta di fare compromessi al ribasso, sia chiaro. Ma Italia ci sono 12 milioni di auto altamente inquinanti. Intanto possiamo pensare a sostituire quelle. Anche con aiuti, con incentivi per l’acquisto di auto meno inquinanti”, ha spiegato nell’intervista.

In giornata, il tema del nucleare è stato inoltre rilanciato dalle osservazioni critiche di Massimo Scalia, presidente della Commissione scientifica sul decommissioning, che analizzando la bozza sul nuovo regolamento del Mite (vedi la notizia dedicata) ha criticato quanto contenuto all’articolo 5, nello specifico la frase: “Il Dipartimento esercita, nelle materie di spettanza del Ministero, le competenze in materia di: mercati energetici; efficienza energetica e energie rinnovabili; impieghi pacifici dell’energia nucleare”. Il dipartimento in questione è quello dell’energia e Scalia parla di un “flirt del ministro con l’energia atomica” di “natura oscura”.

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