Alla presentazione del dossier di Legambiente, “Oltre il fossile: energia e lavoro nell’Adriatico del futuro”, approfondimenti sull’eolico Offshore e un progetto presentato da AGNES – The Adriatic Green Network of Energy Sources

La pagina di AGNES Adriatic Green Network of Energy Sources

L’ipotesi dell’eolico Offshore.

Nell’ottica di una generale riconversione energetica nazionale verso le energie rinnovabili, da tempo Legambiente chiede che la principale azienda energetica controllata dallo Stato, cioè l’ENI, riorienti i propri investimenti in modo significativo verso le energie verdi ed il risparmio energetico. Purtroppo su questo il lavoro è tutto da fare. Legambiente ha formulato una richiesta alla Regione Emilia Romagna inerente la quantità di potenza di rinnovabili installate da ENI, a fronte delle sue ampissime attività sul territorio regionale: da questa richiesta è emerso come -ad oggi – siano stati installati una quantità trascurabile di kWp inerenti due impianti pilota di generazione elettrica da moto ondoso e delle maree!!!! Rispetto alle varie fonti rinnovabili una riflessione da aprire potrebbe essere quella delle potenzialità dell’eolico off-shore nell’alto Adriatico. Indipendentemente dal soggetto imprenditoriale promotore un’ipotesi del genere prevederebbe soluzioni innovative sia per quanto riguarda la tecnologia che le tecniche di installazione, dunque una potenziale occasione anche per il settore produttivo ravennate oggi impegnato sul fossile. Anche in questo settore la capacità imprenditoriale locale potrebbe trovare un mercato di sviluppo da spendere oltre i confini locali. 8 Si tratterebbe di una prospettiva occupazionale non indifferente sia in fase di realizzazione, ma soprattutto negli aspetti legati alle operazioni di manutenzione. Alcune valutazioni tecniche nel merito: Geomorfologicamente, il fondale dell’Alto Adriatico (non particolarmente profondo anche al largo) garantirebbe la potenzialità tecnica di installare pale eoliche anche a notevole distanza dalla costa, opzione che renderebbe le infrastrutture visivamente meno invasive. Allo stato attuale, il livello di ventosità che insiste in questo tratto di mare è stato giudicato poco interessante a basse quote s.l.m. I dati disponibili sul livello di ventosità del territorio derivano da indagini eseguite sulle piattaforma off-shore di ENI (test su “Azalea B” e “Amelia A”) spesso con attrezzature non ufficiali, non correttamente installate e ad altezze non sufficienti a fornire un valore significativo. Nell’area dell’Alto Adriatico è stimata una velocità del vento su media annuale di circa 6m/s a 80m di altezza, che in termini di densità di potenza media è traducibile in 312W/m2 per la produttività di un potenziale impianto. La crescita delle dimensioni delle pale degli ultimi anni potrebbe tuttavia intercettare livelli di ventosità più interessanti a quote elevate, su cui si rendono necessari studi più attendibili e precisi. A sostegno dell’ipotesi di impianti off-shore andrebbe considerata inoltre la presenza di dorsali elettriche importanti che partono dalla costa verso l’entroterra in corrispondenza di vecchie centrali elettriche (ad es. quella chiusa di Porto Tolle, e quelle di Ravenna e Fano). Dorsali già in grado di rispondere alla futura offerta di energia elettrica prodotta, quindi la rapida immissione della stessa in rete. Un elemento riscontrato, sicuramente a favore dello sviluppo dell’eolico nell’Adriatico è la forte direzionalità del vento.

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