Massimo Scalia continua la riflessione sul “Patto trasversale per la scienza”

Cari amici,

capisco il disagio e le motivazioni alla base del documento di Angelo Baracca e Sergio Ferrari, che in buona misura condivido; per me le riflessioni epistemologiche sulla scienza e i relativi libri di Marcello Cini restano infatti una sorta di colonne d’Ercole.

Non sono d’accordo invece sui tempi bui che ci attenderebbero, addirittura evocando Brecht. Madre Coraggio sale sul tetto in mezzo alle tenebre e lancia angosciata un allarme inascoltato. Non mi pare che siamo in questa situazione né pavento i tempi bui, soprattutto perché abbiamo dimostrato che siamo in grado di far fronte ad essi; e non penso solo ai due referendum sul nucleare, che abbiamo vinto anche in termini di dibattito scientifico.

Mi preoccupa invece il fatto che nonostante molteplici azioni e ripetute iniziative i cittadini siano largamente indietro rispetto ai governi sul tema che  fu giustamente definito da Nature come la più grave minaccia che abbiamo di fronte: lo sconvolgimento climatico. So che questo non piace a un diffuso “basismo” che accompagna le critiche alla politica, ma è la verità che, insieme a tanti altri, abbiamo riscontrato. Che fosse il Decennio all’educazione sostenibile dell’Unesco, il dibattito coi partiti, o peggio con la Cgil, le conferenze in affollate aule universitarie – dove ancora ai giorni nostri poco più di uno su dieci sa che cosa sono i tre 20% al 2020, cui Angela Merkel nel 2007 piegò i recalcitranti Paesi dell’Est appena entrati nella UE – gravemente carente si è mostrata la consapevolezza della gravità del passaggio all’instabilità climatica da tempo in atto e delle necessarie azioni da portare avanti, non solo da parte dei diversi livelli di governo ma anche dei cittadini, dei loro stili di vita.

Un conforto sicuro, una luce certa contro il buio è l’azione di quell’esigua ma combattiva e tenace minoranza, che amo chiamare gli “stakeholders”, che da trent’anni e passa si batte, ogni giorno e a tutti i livelli di governo – incluso quello mondiale, sicuramente nelle sedute preparatorie delle decisioni finali delle varie COP – riuscendo a ottenere risultati significativi per tutta l’umanità e a contaminare con la sua cultura, la nostra cultura, decisioni politiche generali di grande rilievo.

Non ho mai cessato – né mai cesserò se non per “scadenza dei termini” – di battermi insieme agli “stakeholders”. Questo è ciò che posso fare e faccio, inclusi i contributi scientifici e di dialettica scientifica quali tutti voi apportate; so che, pur nella dimensione minoritaria, tutto questo fa parte di un’azione collettiva di valida salvaguardia rispetto ai tempi bui. Sempre pronto, in ogni caso, a insorgere nei confronti dei “guardiani dell’ortodossia” scientifica; e ne so di sicuro qualcosa, visti gli scontri, anche recenti, che sono ahimè il pane quotidiano di chi, al di là delle questioni energetiche, si occupa di ricerca in settori quali il Bioelettromagnetismo o le Low Energy Nuclear Interactions che vengono guardati con acrimonioso sospetto, quando non attivamente contrastati, dalla “doxa” mediatica e, soprattutto, dalle varie corporazioni scientifiche che si arrogano il diritto di stabilire, a difesa dei loro budget, che cosa si debba intendere per “vera scienza”.

Ancora in tempo per un buon 2019 a tutti

Massimo

Un Patto scellerato in nome della Scienza – di Giorgio Ferrari e Angelo Baracca

Il manifesto trasversale. Con preoccupanti finalità interdittive, il patto firmato da Grillo e Renzi, quando annuncia che non saranno tollerate forme di pseudoscienza e pseudomedicina, brandisce la Scienza come una clava con cui colpire i “reprobi” che non ne riconoscono la sacralità

Non è la prima volta che nel nostro paese il mondo della scienza si rivolge alla politica affinché questa si faccia carico di questioni riguardanti il benessere della popolazione. È successo per il clima, per le scelte energetiche e per questioni etiche: ora, sembra, è la volta della salute. Tale infatti l’ambito privilegiato, ma non esclusivo, del Patto Trasversale per la Scienza che tanti consensi ha suscitato sia nei mezzi di informazione che nella stessa politica, al punto da mettere d’accordo persino due noti avversari come Beppe Grillo e Matteo Renzi.

Fuori dal coro dei consensi a noi pare che questa iniziativa abbia qualcosa di inquietante nella forma e nella sostanza del suo testo. Intanto non è un appello, ma un “patto” che le forze politiche tutte sono chiamate a sottoscrivere per finalità non solamente propositive (l’informazione, la ricerca) ma decisamente interdittive. E questa è una spiacevole novità. Di appelli fortemente connaturati alla sacralità della Scienza, ne avevamo già visti in passato e sempre in occasione di forti tensioni culturali e sociali come quelle dei referendum antinucleari. Così fu per gli scienziati filonucleari che si rivolsero al presidente della repubblica all’indomani dell’incidente di Chernobyl, poi nel 2010 quelli che si rivolsero a Bersani affinché il Pd non chiudesse la porta al nucleare e infine nel 2011 quelli che ritenevano senza fondamento l’imminente referendum post Fukushima. Il tratto comune di questi appelli era l’accusa, esplicita o implicita, di antiscientificità nei confronti degli antinucleari: «Caro Segretario, occorre evitare il rischio che nel Pd prenda piede uno spirito antiscientifico, un atteggiamento elitario e snobistico che isolerebbe l’Italia, non solo in questo campo, dalle frontiere dell’innovazione. Noi ti chiediamo di prendere atto che il nucleare non è né di sinistra, né di destra e che, anzi, al mondo molti leader di governi di sinistra e progressisti puntano su di esso per sviluppare un sistema economico e modelli di vita e di società eco-compatibili» questo nell’appello del 2010, mentre in quello del 2011 si diceva: «Nell’appellarci alla ragione, noi richiamiamo l’attenzione sul fatto che la legittima prudenza e la giusta richiesta di corretta informazione non siano oscurate da furori emotivi fuori luogo o da ossessionanti atteggiamenti di contrapposizione che rischiano di sfociare in anacronistiche “cacce alle streghe” invocate da guru o santoni d’occasione nonché da contingenti interessi elettorali».

Considerazioni queste, in linea con quella presunta neutralità della scienza che anche il testo del presente “Patto” vuole accreditare, quando sostiene che la Scienza (e il progresso che ne consegue) «non ha alcun colore politico». Non siamo d’accordo; e ce ne sarebbero di esempi per dimostrare che la “Scienza”- non altrimenti definita – si è macchiata più volte di crimini contro l’umanità, sia in tempo di pace che di guerra. Ma questo, se vogliamo, è ancora un ambito dialettico sull’operato della scienza stessa che fu, ed è ancora, largamente di parte. Diverso invece (e più inquietante) è quando nel “Patto”si annuncia che non saranno tollerate forme di pseudoscienza e pseudomedicina fino al punto di auspicare leggi contro l’operato di chi sarà ritenuto, conseguentemente, uno pseudoscienziato.

E chi lo stabilirà? Con quali criteri? Se tutto questo non è una boutade elettoralistica che ammicca ad un asse tra Pd e 5S, allora i tempi bui di cui scriveva Brecht sono più vicini di quanto pensiamo e magari c’è già chi sogna di ripristinare le regole del Sant’Uffizio: «Diciamo, pronuntiamo, sententiamo e dichiariamo che tu, Galileo sudetto, per le cose dedotte in processo e da te confessate come sopra, ti sei reso a questo S. Offizio vehementemente sospetto d’heresia, cioè d’haver tenuto e creduto dottrina falsa e contraria alle Sacre e Divine Scritture». Del resto sono già due i medici italiani radiati dall’ordine per aver assunto posizioni critiche sul decreto vaccini. E tanto per restare in tema, come dimenticare il falso allarme pandemia del 2010 che costò solo in Europa miliardi di euro di spesa in vaccini inutilizzati, o la denuncia di appena un anno fa dell’Istituto Negri, sulla immane inutilità dei farmaci in commercio e sulle cure prescritte senza alcuna evidenza scientifica?

Attenzione dunque a brandire la Scienza come una clava con cui colpire i “reprobi” che non ne riconoscono la sacralità. Così facendo avalleremmo l’idea che la Scienza debba essere separata dalla realtà sociale e dallo stesso scienziato che, al pari di un sacerdote, non esprime più un suo punto di vista in quanto, per definizione, esso è già contenuto nella Scienza-religione, ormai basata solo su se stessa e sulla sua infallibilità.

Da il manifesto del 12/01/2019

“LA BELLEZZA DELLE RINNOVABILI”: CONVEGNO IL 18 GENNAIO A FIRENZE

  “La bellezza delle rinnovabili – Strategie e strumenti per diffondere le rinnovabili nel rispetto del paesaggio“, questo il titolo di un convegno dai grandi contenuti, quello organizzato il prossimo 18 gennaio 2019dalle ore 9.30 alle 13.30 presso la Sala delle Feste del Consiglio Regionale della Toscanavia Cavour, 18 a Firenze, dalla Rete di Ecofuturo Festival e dalla Associazione Giga-FREE, in collaborazione con la Rete Geotermica

La minaccia climatica è purtroppo confermata dal recente summit COP24 di Katowice: occorre accelerare. Ogni componente della società è chiamato a fare la sua parte. La sostituzione delle fonti fossili anche al netto della piena applicazione del risparmio e dell’efficienza energetica, richiede un cambio di paradigma del nostro paesaggio, per una fase transitoria di 20/50 anni, mano a mano che nasceranno energie rinnovabili, geotermiche, fotovoltaiche, eoliche, idroelettriche, bioenergetiche sempre più performanti e flessibili nell’applicazione. Il mondo delle rinnovabili chiede al mondo della cultura e della conservazione dei beni architettonici e paesaggistici una alleanza per rendere rapido e possibile l’inserimento delle rinnovabili in ogni contesto. Un paesaggio anche storico nel momento in cui ci giochiamo il futuro del genere umano sul pianeta senza un segno rinnovabile è un paesaggio malato. Il concetto del bello e del buono deve ricongiungersi, costruendo un nuovo pensiero.

Link per l’iscrizione gratuita all’evento: https://bit.ly/2F45Mxx

PROGRAMMA

Introduzione di 
Fabio Roggiolani e Giuliano Gabbani Rete Ecofuturo – Giga

Coordina Sergio Ferraris – Direttore di Qualenergia

Interventi di:

Aurelio Cupelli – Rete Geotermica

Simone Togni – Presidente ANEV

Iacopo Magrini – Graziella Green Power

Averaldo Farri – Zucchetti Centro Sistemi

Antonio Belsole – Presidente PEF Italia

Mauro Agnoletti – Presidente dell’Osservatorio Regionale del Paesaggio della Toscana

Livio De Santoli – Prorettore all’Energia Università La Sapienza Roma (progettista fotovoltaico Sala Nervi Vaticano) (in v.conf.)

Stefano Bruni – Presidente Istituto nazionale Bio Architettura sez. Firenze

Tommaso Fattori – Capogruppo Sì Toscana a Sinistra Cons. Reg. Toscana

Fausto Ferruzza – Presidente Legambiente Toscana

Leonardo Rombai – Presidente Italia Nostra sez. Firenze

Ricciarda Malaspina – Presidente Associazione La Trama di Gaia

Jacopo Fo – Rete Ecofuturo

Jacopo Cascella – Scultore

Giacomo Giannarelli – C.gruppo M5S Cons. Reg. Toscana, V.Presidente IV Commissione

Fabrizio Tondi – Sindaco Abbadia San Salvatore

Tommaso Grassi – Cons. Com. Firenze, Commissione Territorio

Damiano Sforzi – Assessore all’Urbanistica Comune di Sesto Fiorentino

Intervento di Lorenzo Fioramonti – ViceMinistro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

Conclusioni di Giovanni Battista Zorzoli – Presidente Coordinamento Nazionale FREE  

FORUM: UN’ALLEANZA PER IL CLIMA, LA TERRA E LA GIUSTIZIA SOCIALE – Milano 19 gennaio

Laudato sì

FORUM: UN’ALLEANZA PER IL CLIMA, LA TERRA E LA GIUSTIZIA SOCIALE
FORUM UN’ALLEANZA PER IL CLIMA, LA TERRA E LA GIUSTIZIA SOCIALE
Milano, 19 gennaio 2019 Palazzo Reale
Un’iniziativa promossa dal gruppo consiliare Milano in Comune
in collaborazione con:
Laudato sì, Osservatorio Solidarietà, Associazione Diritti e Frontiere (ADIF), CostituzioneBeniComuni.

Continua a leggere qui.

E’ stata pubblicata dal MISE la proposta di Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima

Il testo e scaricabile qui.
Piano Nazionale Energia e Clima: proposta incompleta

  • Edo RonchiPresidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile

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L’8 gennaio 2019 è stata resa nota la proposta di Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNEC) inviata a Bruxelles dal Ministero dello Sviluppo Economico in concerto con il Ministero dell’Ambiente e con quello dei Trasporti.

Come previsto dal Regolamento sulla Governance dell’Unione dell’Energia (il Regolamento 2018/1999/EU adottato poche settimane fa), il documento sarà oggetto di discussione in sede europea nei prossimi mesi, per arrivare a una versione definitiva entro la fine del 2019.

Il PNEC contiene gli obiettivi per l’energia e il clima che gli Stati Membri si impegnano a raggiungere entro il 2030. Il documento dovrebbe anche indicare gli strumenti – le politiche, le misure e le relative coperture economiche – attraverso i quali, credibilmente, si intendono raggiungere tali obiettivi.

I target al 2030 di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra sono suddivisi fra settori regolati dalla Direttiva ETS (grandi impianti, grandi emettitori) e gli altri settori (come i trasporti, riscaldamento, agricoltura, rifiuti e piccoli impianti) rientranti nel Regolamento Effort Sharing (ESR).

Per la parte ETS l’obiettivo a livello europeo al 2030 consiste in una riduzione delle emissioni del 43% rispetto al 2005: con le misure del Piano si avrebbe invece, secondo le stime del Governo, uno scenario con una riduzione del 55,9%.

Per la parte ESR l’obiettivo 2030 indicato per l’Italia dalla UE è pari a un taglio delle emissioni del 33% sempre rispetto al 2005: con le misure del Piano, sempre secondo le stime del Governo, si avrebbe uno scenario di riduzione del 34,6%.

Nel complesso, rispetto al 1990, con i due scenari stimati dal governo si arriverebbe a una riduzione complessiva delle emissioni nazionali di gas serra del 37%. Si tratta di un valore inferiore di quello medio fissato a livello europeo al 40%, che sappiamo non essere in traiettoria con l’obiettivo di contenimento dell’innalzamento della temperatura globale al di sotto dei 2°C, stabilito dall’Accordo di Parigi.

Il PNEC indica anche i target sulle fonti rinnovabili e sull’efficienza energetica. Per le rinnovabili al 2030 lo scenario di piano prevede di raggiungere il 30% dei consumi finali lordi: un valore inferiore all’obiettivo europeo del 32% e lontano da quel 35% che l’attuale governo aveva sostenuto, prima dell’estate scorsa, nel corso della trattativa europea sulla nuova Direttiva rinnovabili (RED II).

Tale obiettivo sarebbe così articolato: il 55,4 % di rinnovabili nel settore elettrico (16 Mtep), il 33% in quello termico (14,7 Mtep) e il 21,6% nel settore trasporti (2,3 Mtep, calcolate utilizzando i moltiplicatori previsti dalla RED II).

Nel complesso, i consumi finali da fonti rinnovabili passerebbero secondo lo scenario di Piano dagli attuali 21 Mtep a 33 Mtep nel 2030: in media, quindi, circa 1 Mtep in più ogni anno. Per quanto riguarda l’efficienza energetica, il Piano al 2030 prevede una riduzione dei consumi finali di energia del 40%rispetto allo scenario tendenziale definito prima della crisi (PRIMES 2007): una performance migliore dell’obiettivo europeo del 32,5% posto dalla nuova Direttiva sull’efficienza energetica (EED II), che comporterebbe una riduzione dei consumi finali dagli attuali 116 Mtep a poco più di 100 Mtep nel 2030.

La proposta di Piano riporta un elenco articolato di misure. Tuttavia, gli impatti attesi sono presentati per lo più in maniera aggregata e non specificati per ogni singola misura. Senza la quantificazione di tutte le misure specifiche, e delle relative coperture economiche quando necessarie, non è possibile valutare l’effettiva adeguatezza degli strumenti indicati in relazione agli obiettivi indicati.

Il problema è riconosciuto nella proposta di Piano che annuncia che dovrebbe essere in tal senso integrato, prima dell’approvazione della versione finale prevista per fine 2019, durante la consultazione che è stata annunciata e la realizzazione della VAS (valutazione ambientale strategica) che si farà su questa proposta.

Si tenga infine presente che, entro il 2020, è prevista una revisione al rialzo dei target nazionali (ed europei) per allinearli alle traiettorie dell’Accordo di Parigi. Per non dover cambiare il piano fra due anni, sarebbe bene prevedere già da ora anche uno scenario con target più avanzati necessari per rispettare gli impegni di tale accordo e assicurare quindi un quadro di riferimento più stabile per le politiche energetiche del prossimo decennio.